Nuovo Governo: il facile è fatto, ora viene il difficile

Un doveroso abbraccio ed un augurio di pronta guarigione ai Carabinieri feriti durante l’attentato che stamattina ha avuto luogo di fronte al portone di Palazzo Chigi. Il gesto è stato scellerato, ma si deve indagare per comprenderne la natura. Lo stato d’animo e l’aria che si respira nel Paese sta diventando sempre più pesante.

Tornando alla situazione politica si può affermare che ‘il meno è fatto’. Dopo 62 giorni di dichiarazioni e contro-dichiarazioni, alleanze sperate, tentate, negate, definite impossibili e passando attraverso una elezione del Presidente della Repubblica letteralmente senza precedenti, si è compiuto quel processo costituzionale che dovrebbe automaticamente scaturire dalle elezioni politiche, che è la creazione del Governo.

Esiste dunque un Governo, che esso piaccia o no. L’ Esecutivo è stato definito in tutti i modi: inciucio, rinascita della DC, politico, temporaneo, d’emergenza, governicchio, governissimo, governo del presidente, giovane, sobrio…eccetera, dato di fatto è che è presente.

Si tratta di un esecutivo relativamente giovane, 53 anni di media, 11 in meno rispetto al precedente e con un terzo preciso di donne, sette su ventuno. Assecondando la richiesta proveniente da tutte le coalizioni rappresentate il Primo Ministro Enrico Letta ha evitato di inserire figure ‘impresentabili’ o grandi big, c’è un buon mix di persone fresche e competenti assieme a qualche navigato politico dalla indubbia ed utile esperienza in grado di mantenere l’ equilibrio necessario in un governo di coalizione, a cominciare dallo stesso Enrico Letta (PD) e da Angelino Alfano del PdL. Nelle posizioni chiave sono stati mantenuti tecnici super-partes, la Cancellieri alla Giustizia, Saccomanni all’ economia, Giovannini al Lavoro e le Politiche Sociali, ed infine Patroni Griffi come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Perché non manchi nulla ci sono membri del Bildemberg, dell’ Aspen Institute, di Bankitalia transitati per il Fondo Monetario Internazionale, ma sia chiaro, questo non è a priori un aspetto negativo, perché che si voglia o no queste entità esistono e sono importanti e se i rappresentanti italiani vi parteciperanno cercando di ottenere qualche piccolo beneficio, ad esempio in termini di investimenti e politiche globali, un po’ di sana Lobbying a favore del nostro paese insomma, ben venga la loro presenza.

Dopo una sorta di ‘in bocca al lupo’ sorge un primo monito che scaturisce dal primaverile ringiovanimento, ed è quello che gli ‘impresentabili’, tranquillizzati dai rispettivi partiti, non stiano attendendo il concludersi di un Esecutivo, che a detta di tutti difficilmente arriverà a fine legislatura, ma potrà durare ottimisticamente un paio d’anni, per poi riappropriarsi delle poltrone temporaneamente date in prestito.

Da oggi in poi, dopo la fiducia di lunedì alla Camera e martedì al Senato, viene ‘il difficile’: affrontare, in modo agile, rapido e flessibile i reali problemi del paese. Senza dubbio dovrà essere modificata la legge elettorale e dovrà essere dato respiro all’ economia cercando di favorire la crescita, che Moody’s, anticipando probabilmente la BCE, ha rivisto al ribasso per il 2013 pur mantenendo il rating stabile con outlook negativo motivando con l’ incertezza politica ed con la lentezza nell’ applicare le riforme.

Per dare sollievo all’ economia dovranno essere affrontati le questioni dell’ elevata pressione fiscale che vedrà il culmine nei prossimi mesi (prima rata dell’ IMU a giugno, aumento di un punto di IVA a luglio e prima rata della TARES nello stesso periodo), del costo del lavoro in modo da arginare la disoccupazione giunta a livelli preoccupanti, degli ammortizzatori sociali e del rinnovo dei contratti ai precari, della rimodulazione dell’ IMU (che sembra il primo punto di contenzioso tra PD e PDL), dello sblocco del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione e dell’ accesso al credito dei privati e sopratutto delle aziende. Per perseguire questi obiettivi vi è necessità di lavorare sui tagli alle spese ed agli sprechi pubblici, sul ridimensionamento dei privilegi, sulla lotta all’ evasione che costa, secondo le stime tra i 120 ed i 180 miliardi di euro l’ anno ed sulla sburocratizzazione che pesa per altri 60 – 80 miliardi stimati.

Importantissimo tema col quale il nuovo Governo dovrà confrontarsi è quello dell’ Europa. Attualmente in Europa la Germania, complici anche le prossime elezioni, non vuole cedere alle richieste di minor austerità provenienti da molti degli Stati membri (in prima linea Italia, Francia, Spagna, Grecia). Addirittura il ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble ha messo in dubbio la correttezza giuridica dell’ European Stability Mechanism (ESM) tra i cui mandati per mantenere la stabilità finanziaria nella Eurozona vi è per esempio la possibilità della ECB di acquistare titoli di stato sul mercato primario e secondario per evitare un eccessivo aumento dello spread di uno Stato membro. Evidentemente la CDU della Cancelliera Merkel non vuole modificare la politica che fino ad ora ha sempre portato avanti nonostante gli studi di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff secondo i quali un rapporto debito/pil superiore al 90% fosse foriero di bassa crescita siano stati smentiti, poiché non tenevano in considerazione importanti esempi in contraddizione con la loro teoria, come il Giappone e l’ Australia.

Sul tavolo dell’ Europa il nuovo Governo italiano, di concerto con quello francese, spagnolo, greco, portoghese, irlandese, ma anche britannico e soprattutto assieme alla ECB, che pare aver compreso come la necessità di crescita in questo particolare momento superi l’ esigenza di rigore,  che può essere un poco allentato, per consentire la ripresa del circolo virtuoso lavoro, potere d’acquisto, consumi, produzione, dovrà cercare di far cambiare rotta alla Germania.

Se questo fondamentale obiettivo verrà centrato allora sarà possibile una vera e duratura inversione di tendenza non solo per l’ Italia, ma per tutta l’ Europa ove verrà scongiurata una pericolosa disgregazione, forse addirittura monetaria, individualista che sancirebbe il fallimento del percorso di unificazione del vecchio continente ed il nuovo Esecutivo ne sarà a tutti gli effetti uno dei principali fautori.

 

 28/04/2013

Valentino Angeletti

Twitter: @Angeletti_Vale

LinkedIn: Valentino Angeletti

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Una Risposta

  1. […] Ottimismo sincero per la nascita del governo Letta. Era già chiarissimo allora, 28 aprile, cosa dovesse essere fatto, in gergo aziendale i KPI, obiettivi raggiunti? […]

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