Allentamento dei vincoli Europei, ma solo per crescere

Concluso il ritiro del Governo italiano nel senese, il Ministro dell’economia Saccomanni si è mosso verso un altro importantissimo evento, l’ Eurogruppo. A Bruxelles è stato esaminato il piano per il risanamento delle finanze italiane, definito ambizioso dal presidente Dijsselbloem, il quale ribadisce la necessità di mettere i conti in ordine e di perseguire politiche di crescita per tutta l’ area Euro, che sarà in recessione anche nel 2013.

Dal canto suo lo stesso Saccomanni ha sottoscritto quanto dichiarato dal presidente dell’ Eurogruppo, dichiarando che non c’è intenzione da parte dell’Italia di venir meno ai vincoli di bilancio (il famoso tetto del 3% sul rapporto deficit/PIL). In gioco c’è ancora la questione della chiusura della procedura di infrazione ai danni dell’Italia che, auspicabilmente, dovrebbe essere chiusa nelle prossime settimane, dopo che oltre al piano di riforme completo verranno presentate anche le coperture economiche che si presume saranno strutturali e ben prevedibili (non come la tassazione sulle sigarette elettroniche estremamente aleatoria alla stregua di quanto hanno dimostrato essere le tasse su tabacchi, alcol, condoni ed addirittura lo stesso incremento dell’IVA; i consumi, a maggior ragione in recessione ed i periodi di ristrettezze economiche, sono soggetti a dinamiche difficilmente pronosticabili).

Da tenere in debita considerazione che a causa dell’aleatorietà delle entrate, del breve respiro delle riforme e dell’assenza di misure strutturali sono stati bocciati dalla Corte dei Conti il DDL sviluppo e la legge di stabilità del precedente Governo Monti.
Forse è proprio per la procedura in atto che il Governo italiano sta evitando strenuamente la richiesta di uno sforamento del rapporto deficit/PIL, concesso recentemente a Francia e Spagna.
Una volta chiusa la procedura però bisognerà guardare la realtà del paese che “sfoggia” dati macroeconomici preoccupanti: occupazione, produzione, ordinativi, sofferenza di imprese ed industrie (che anche quando esportano si vedono ostacolate da un Euro estremamente forte rispetto alle altre valute), impossibilità di accedere al credito.
Proprio il credito dalle banche è un punto fondamentale; innovare, investire, ampliarsi per una azienda ha sempre voluto dire contrarre debito, in genere a lungo termine, per creare valore in grado generare profitto e di ripagare abbondantemente gli interessi richiesti. Nella condizione attuale invece alle imprese non è concesso di contrarre debiti, e le poche volte che lo è questo è impiegato per pagare fornitori, dipendenti, contributi, tasse. È chiaro come il primo sia debito “buono”, generalmente ben visto dalla comunità finanziaria,  mentre il secondo debito “cattivo” che non si ripaga con nuovi profitti e del quale non è possibile sostenere gli interessi.

Facendo leva sulla maggiore apertura e flessibilità ultimamente mostrata dall’ EU che ha concesso aiuti a Cipro  e si è pronunciata favorevolmente nei confronti del percorso di risanamento greco, nonché ribadendo come le politiche di austerità stiano causando ampi gruppi organizzati anti-euro distribuiti in tutto il continente, indipendentemente dalla condizione economica del paese (vanno dalla Slovenia ai paesi bassi, dalla Germania alla Bulgaria, passando dalla Gran Bretagna dove Cameron avrebbe proposto un referendum “IN-OUT EU” entro il 2017) potrebbe vale la pena chiedere un allentamento delle condizioni imposte.

La possibilità di creare debito “buono” è indubbiamente un volano per far ripartire l’economia e crescere in modo ragionato. Facendo un semplice esempio, ma ce ne potrebbero essere mille, il settore edilizio, che da sempre ha trainato il paese, sta vivendo un periodo drammatico. Soldi potrebbero essere investiti in questo settore, non tanto per la costruzione di nuovi edifici (che hanno causato la bolla immobiliare prima in USA poi in Spagna e presto in Cina) abbondanti e spesso sfitti, ma per il risanamento, la riqualificazione energetica, l’ammodernamento e l’efficienza ed il riutilizzo di quelli già esistenti, analogamente si può agire sulle grandi opere in Italia troppo spesso ferme, inutilizzate o mai concluse. Altre destinazioni di fondi potrebbero sicuramente essere quelle del turismo, cercando di creare una filiera ben organizzata in grado di vendere le bellezze del nostro paese ma anche il “prodotto Italia” che rappresenta una fetta di economia valorizzabile tanto quanto il patrimonio artistico e quella della riconversione, riqualificazione e ripianificazione energetica come ho scritto in un altro pezzo.

Una proposta ragionevole da presentare in sede Europea potrebbe essere quella di negoziare la possibilità di sforare il 3%  di deficit/PIL (al momento siamo al 2.9% senza considerare le misure su IMU e CIG), accordando al contempo uno stretto controllo da parte di una “Troika” Europea sia economica che tecnica che controllasse il corretto impiego del denaro disponibile sia in termini di destinazione che di ammontare per assicurasi che le attività finanziate assicurino profitto, crescita e che quindi possano essere in tempi ragionevoli in grado di ripagare il nuovo debito contratto. Chissà che questa possa rivelarsi una negoziazione WIN-WIN…

14/05/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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