Il Consiglio dei Ministri si pronuncia su IMU e CIG, ma è all’Europa che bisogna guardare

È definitivamente alle spalle il primo Consiglio dei Ministri del Governo. Sono stati affrontati alcuni temi molto importanti ed il Premier Enrico Letta ha giustamente e fortemente sottolineato come una priorità del suo esecutivo sia rilanciare il lavoro e l’occupazione, soprattutto giovanile. I temi più dibattuti sono sicuramente stati la questione dell’IMU, indispensabile per mantenere la stabilità del governo, ed il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, CIG, essenziale per la stabilità sociale.

Allo stato attuale il pagamento della prima rata della tassa sugli immobili (prime abitazioni escluse quelle di pregio), prevista per giugno, è stato rinviato a patto di riuscire a rimodulare il sistema di tassazione sulle proprietà immobiliari entro il 31 agosto. Il nuovo sistema probabilmente, leggendo tra le righe delle dichiarazioni del Premier Enrico Letta, sarà costituito da un meccanismo più graduale che tenga in considerazione il patrimonio sia mobiliare che immobiliare, nonché il reddito. Da domandarsi cosa accadrà se non verrà raggiunto un accordo definitivo entro il 31 agosto.

La CIG è stata rifinanziata attingendo ai fondi destinati agli incentivi di produttività che questo anno non sarebbero stati utilizzati, ma che dovranno essere reintegrati. In un momento in cui è necessario sostenere la produzione, che ha toccato livelli preoccupanti, quei fondi risultano di notevole importanza. L’ammontare del rifinanziamento si aggira attorno al miliardo di Euro e dovrebbe essere sufficiente per arrivare alla fine del 2013. In futuro però ritengo che dovrebbe essere studiato un meccanismo di tutela differente dalla cassa integrazione, più rivolto alla riallocazione, formazione e riqualificazione professionale delle risorse rispetto ad un mercato del lavoro che sarà sempre più dinamico, come già accade in Germania. Ad oggi molte imprese che ricorrono alla cassa integrazione non riescono a riaprire o a riassorbire completamente il personale che va ad ampliare quello spaventoso quasi 12% di persone attualmente senza in impiego.

Riassumendo si può asserire che l’IMU è stata semplicemente rinviata e rimane dal futuro incerto, soprattutto dovrà essere chiarito come verranno trattati gli immobili ed i capannoni industriali nei quali si svolgono attività produttive e generatrici di PIL.
La CIG invece ha usufruito di una riallocazione di fondi già presenti e comunque da “restituirsi” all’originale destinazione.

È evidente come rimanga aperto il problema delle coperture economiche a sostegno delle misure messe sul piatto dal Governo. Proprio dettagli sulle coperture e conti precisi sulla sostenibilità delle manovre sono stati richiesti dalla commissione Europea per pronunciarsi, entro la fine di giugno, circa la chiusura della procedura di infrazione per deficit eccessivo ai danni dell’Italia.
Tale scadenza rende di fatto difficile, per non dire impossibile, che l’ Esecutivo propenda verso il blocco dell’aumento di un punto percentuale di IVA che scatterà nel mese di luglio portandola al 22% su molti beni di consumo. Le risorse necessarie a scongiurarne l’aumento sono circa 2 miliardi di Euro, al momento non reperibili. L’impatto di questo aumento è pesante, si parla di un incremento sulla spesa di circa 135 Euro a famiglia, ma quel che è più impressionante è il numero di piccole imprese, perlopiù piccoli negozi ed attività commerciali che rischiano la chiusura; la Confcommercio le stima in 26 mila.
Il timore diffuso e realistico è che un punto in più di IVA significhi, come già accaduto, un ulteriore calo dei consumi sia di beni di primissima necessità come cibo, per il quale si ricorre a discount cercando anche lì sottomarche a volte di dubbia qualità e provenienza, medicinali, spese mediche, che di trasporti e di servizi accessori (barbiere o parrucchiere, estetista, sport, vacanze e ristoranti ecc). Ne potrebbe conseguire un gettito inferiore alle attese, un ulteriore calo dei consumi, della produttività e forse anche un maggior ritardo o insolvenza nei pagamenti ai fornitori.

Da augurarsi che l’ Europa si pronunci positivamente nei confronti dello sforzo dell’Italia e che venga concessa la possibilità di incrementare il deficit e contrarre debito necessario a reperire le risorse da destinare ad attività che consentano di far ripartire in modo strutturale l’economia ed incrementare il PIL (denominatore di quel rapporto, con a numeratore il deficit, che si vorrebbe contenere al massimo), quindi investimenti a lungo termine, infrastrutture, lavoro, potenziamento dei settori di eccellenza del made in Italy ecc, anche a patto di essere soggetti a strettissimi controlli sull’ impiego del denaro e sull’avanzamento delle opere e dei progetti, finanche ad avere una Troika ad hoc, sarebbe una sfida che si deve essere in grado di vincere, ne gioverebbe anche l’immagine internazionale.

Di sicuro questo è un periodo molto particolare, vi sono stati ingentissimi QE da parte degli USA e del Giappone, che ha adottato una politica monetaria molto aggressiva, grazie ai quali questi stati sono riusciti a imboccare una strada che gli ultimi dati su occupazione, produzione e fiducia dei consumatori, indicano essere positiva. Al contempo però tutta questa liquidità ha gonfiato molti mercati finanziari in modo totalmente anomalo rispetto alla reale situazione macroeconomica. Le immissioni di liquidità della ECB, non veri QE, ma acquisti di titoli di stato e prestiti al tasso dell’ 1% alle banche, non sono confluiti come avrebbero dovuto nell’economia reale e nel credito alla produzione, ma spesso sono stati convogliati in rivoli finanziari o sono andati a rimpinguare i depositi overnight.

Che si attenda a questo punto la fine di giugno ed il pronunciamento Europeo, con la speranza che poi si inizi a lavorare concretamente per fare della EU una entità unitaria che prevarichi gli interessi particolari dei singoli stati, che esiga controllo e ordine nei conti, ma che non persegua misure di austerità cieche alle condizioni ed ai contesti nazionali. Mai come adesso per avere una piccola possibilità di competere con le grandi ed aggressive potenze mondiali l’ Europa deve fare proprio il motto “Think globally and act locally”.

20/05/2013
Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale
LinkedIn: Valentino Angeletti

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Una Risposta

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