L’IVA … e la coperta tricolore sempre troppo corta

Il programma era buono, fin troppo, quasi incredibile. Già da subito vennero sollevati dubbi sulle coperture economiche, prima da parte degli italiani, poi dall’Europa che ha ribadito come si debba sempre e comunque proseguire con il risanamento dei conti. Era giusto avere fiducia e mettere alla prova questo strano Governo, di emergenza, speciale e che nessuno avrebbe voluto, ma del quale quasi tutti, più o meno velatamente, avevano fiducia.

La drammatica situazione in cui versa il nostro paese e gli ultimi eventi hanno però mostrato le difficoltà nell’attenersi al programma, o meglio ai buoni propositi, ridando all’Esecutivo un volto più simile a quello a cui in politica eravamo avvezzi: leggi poco chiare come quella del 2% destinato al finanziamento volontario dei partiti; riforme costituzionali, che a meno di quella elettorale, ben poco concorso possono avere nella soluzione alla crisi; sagge e pingui commissioni di esperti; rettifiche a dichiarazioni precedentemente indicate come fondamentali perché si sa che la coperta è sempre troppo corta.

L’ IMU, che da principio avrebbe dovuto essere cancellata è stata solo rinviata a dicembre, ed ovviamente la restituzione della quota versata nel 2012 non è neanche presa in considerazione, allo stato attuale la rimodulazione dell’imposta sugli immobili sembra essere la  soluzione più razionale ed equa. La CIG è stata rifinanziata fino alla fine del 2013, ma attingendo ai fondi per la produttività che dovranno essere reintegrati.

Il pagamento dei debiti delle PA sembra definitivamente sbloccato, ma andrà a tamponare in molti casi situazioni di difficoltà e raramente potrà essere impiegato in investimenti proficui.

Tra pochi giorni, il primo luglio, scatterà poi l’aumento dell’IVA dal 21 al 22% senza che il Governo debba fare nulla in quanto già previsto dall’Esecutivo precedente. La notizia nefasta, ormai ribadita più volte dai Ministri Zanonato e Saccomanni, è che al momento non è possibile pensare ad un blocco di questa misura che costerebbe circa 2 miliardi quest’anno e 4 miliardi gli anni successivi, forse uno slittamento di tre mesi, ma senza troppa convinzione (è troppo facile addurre al fatto che i quasi 4 miliardi per il risanamento di MPS sono stati trovati in pochi giorni; certamente si tratta di un prestito a tassi altissimi, ma con in conto il rischio di insolvenza). Il problema, già sorto dopo altri aumenti delle imposte ed in particolare dell’IVA stessa, è che statisticamente il gettito effettivo si rivela poi inferiore a quello previsto a causa del calo fisiologico dei consumi (gettito del -6% lo scorso anno su quanto stimato).

Questo contraccolpo va evitato perché i consumi sono già depressi, le aziende e le attività commerciali sono allo stremo e non sopporterebbero ulteriori cali delle vendite. Di per sé un 1% può sembrare poca cosa, ma come è sempre accaduto questo ulteriore rincaro colpirà, in modo scorretto, tutta la filiera di prodotto che al consumatore finale costerà più caro rispetto al semplice punto percentuale (fino anche ad un 4-5% in certi casi).

La situazione va affrontata in primis con misure volte ad incrementare i consumi in modo da creare più richiesta e posti di lavoro. In un momento simile la spinta al consumo può avvenire o attraverso un intervento monetario centrale da parte della ECB, che non è contemplato almeno fino alle elezioni tedesche, o da un abbassamento della pressione fiscale che non fa il paio con il rincaro dell’imposta sul valore aggiunto. Chiaramente il problema delle coperture non è banale, tagliare rimane la parola d’ordine, ma su cosa? Verrebbero in mente le spese militari, ad esempio la digitalizzazione dell’esercito ed i vari progetti ad essa collegati dal costo complessivo di svariate decine di miliardi di Euro (solo il programma Forza NEC vede stanziata una somma di 22 miliardi di Euro spalmati in 25 anni, ve ne sono però molti altri, la maggior parte dei quali ruota attorno alla galassia Finmeccanica), non potrebbero slittare di qualche anno? Una patrimoniale ben impostata? Ridurre i costi della politica, benché forse una goccia nel mare, sarebbe auspicabile anche da un punto di vista di immagine e di etica. I risparmi derivanti da tassi di interesse più bassi sul debito sovrano non possono essere impegnati a sostegno dei consumi? Il patrimonio immobiliare potrebbe essere messo in un fondo e fatto fruttare? Potrebbero essere formulati dei bond con a garanzia asset statali come le azienda partecipate o gli stessi immobili e quindi a tasso nullo? Una revisione di tutto il sistema di incentivazione a carico dello Stato (mi vengono in mente ad esempio gli incentivi alle rinnovabili) potrebbe essere presa in considerazione? Infine la CdP, grazie all’ingente liquidità che detiene (in essa confluiscono tutti i depositi postali, i buoni fruttiferi ecc), non potrebbe essere utilizzata per lavorare sulla ripresa dei consumi?

Qualche domanda sorge, ma vi sono fior fior di Tecnici e Saggi che domineranno sicuramente il problema meglio di quanto testé fatto.

Altro punto fondamentale è il lavoro. La detassazione, l’abbattimento del cuneo fiscale, l’incentivazione all’assunzione a tempo indeterminato sono giustissime misure ed anche di ciò si parlerà nel vertice di Roma di venerdì 14 giugno tra Francia, Spagna, Italia e Germania.

Gli sforzi maggiori andranno però rivolti alla creazione di nuovi posti. Le aziende ben sanno che, anche se il costo del lavoro scendesse, difficilmente con il livello di consumo attuale riuscirebbero ad impegnarsi in un numero di assunzioni non trascurabili. Si ritorna pertanto alla necessità di incrementare la produzione grazie ad un rinvigorimento dei consumi.

Un’ ultima osservazione, che mostra come le taglie delle coperte non siano tutte uguali, alcune hanno incredibilmente la giusta misura ed volte sono anche eccessivamente lunghe, sulla Germania.

Alla stregua di come spesso capita ai potenti lo stato tedesco sta trovando un susseguirsi di condizioni incredibilmente favorevoli. Le tensioni sullo spread che hanno pervaso l’Europa fino a qualche mese fa le hanno consentito di  finanziarsi a costo zero, se non addirittura a tassi negativi, le imminenti elezioni tedesche hanno contribuito a non far ritoccare alla ECB la politica monetaria europea che avrebbe un poco indebolito la Germania, infine l’ ultimo episodio è riferibile al meccanismo OMT di acquisto di titoli di stato dei paesi europei in difficoltà da parte della ECB. La costituzionalità del provvedimento è sotto processo presso la Corte Costituzionale di Karlsruhe. Benché, in accordo con le istituzioni europee e con  il Fondo Monetario Internazionale, ma scontrandosi con quanto sostenuto da Wiedmann presidente della Bundesbank, anche la Merkel si sia schierata a favore dell’ OMT le tensioni sui mercati si sono fatte sentire alzando i livelli di spread dei paesi più esposti, Italia inclusa, e si protrarranno fintanto che la sentenza definitiva non verrà pronunciata. Nella migliore delle ipotesi il giudizio finale potrà avvenire negli ultimi giorni del 2013 e di questa incertezza l’unica a giovarne sarà appunto la Germania che potrà finanziarsi a tassi ancora inferiori mentre noi siamo alle prese con le coperture economiche cercando di allungare quella coperta tricolore sempre maledettamente troppo corta.

 

13/06/2013

Valentino Angeletti

Mail: vale84.a@gmail.com

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Twitter: @Angeletti_Vale

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2 Risposte

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  2. […] Commissione Juncker, bollinatura e lettera, ma l’importante è cambiare verso Lo strano buffo paese che non riesce ad avere una visione d’insieme ed identificare le priorità Covered bond, colpe tedesche ai tempi della Grecia ed ipotesi di asse Parigi-Berlino Legge di stabilità tra Scilla e Cariddi L’IVA … e la coperta tricolore sempre troppo corta 14/06/13 […]

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