Le tre T che si aggirano al G8 di Lough Erne in Irlanda del Nord

Sta ormai volgendo a conclusione G8 nord irlandese tra i potenti della terra iniziato lunedì 17 giugno 2013. Tre T hanno dominato la scena a Lough Erne, Tax, Transparency and Trade.

Sul fronte del Trade ci sono incoraggianti segnali di collaborazione sul libero scambio commerciale tra USA ed Europa che a detta del presidente americano Obama potrebbe portare alla creazione di svariate centinaia di migliaia di posti di lavoro (circa 30’000 in Italia).

Gli USA dal conto loro hanno molto diplomaticamente ribadito che, benché in un contesto di tendenziale ripresa, non sono ancora nella condizione di poter fungere da traino per l’Euro-Zona, la quale ancora pericolosamente debole in particolare sul fronte occupazionale, potrebbe risultare una zavorra insostenibile. Parafrasando, il Presidente Obama avrebbe incoraggiato l’Europa a cercare la via della crescita con sempre più convinzione, adottando anche quelle misure monetarie che la FED e la BoJ hanno già intrapreso. I timori d’oltre oceano nei confronti della EU si sono mostrati qualche settimana fa, quando il presidente della FED Ben Bernanke ha mostrato la sua disponibilità ad acquistare titoli di stato europei qualora se ne rendesse necessario per allentare le tensioni sui mercati.

Il Giappone di Abe ha fatto della politica monetaria il pilastro della fase 1 del suo piano economico cioè stimolare consumi, investimenti ed esportazioni nel breve termine. Con la fase 2, di aspirazione strutturale, saranno fortificati investimenti a lungo termine e volti a creare occupazione e crescita nel lungo periodo. Forse il rientro nel nucleare (che dopo il disastro di Fukushima avrebbe dovuto essere abbandonato) fa parte proprio di questa fase in quanto è un indotto che crea molti posti di lavoro e rende il Giappone quasi indipendente energeticamente svincolandolo dalle importazioni di combustibili fossili che, con uno Yen particolarmente debole, sta pagando a caro prezzo.

La cosa che però risulta più interessante e se vogliamo strana ha riguardato le due T restanti.

Transparency: è stata apertamente dichiarata guerra ai paradisi fiscali, quindi la direzione è quella di una maggior trasparenza nella circolazione del denaro e di una vigilanza sulla creazione di società o hedge found Off-Shore praticamente esenti da qualsiasi controllo o accertamento e dall’anonimato garantito. Lo scambio automatico tra le varie banche dati di istituti di credito appartenenti a paesi differenti sarà un mezzo per raggiungere la trasparenza. È chiarissimo come alla T di Transparency sia connessa la T di Tax. La trasparenza è necessaria al fine di vincere l’evasione e l’elusione fiscale (che costa solamente all’Italia tra i 120 ed i 150 miliardi di Euro l’anno). Altro punto fondamentale, affrontato nel secondo giorno di lavori (martedì 18 giugno 2013) è dunque la lotta serrata ad ogni forma di evasione.

L’obiettivo è nobilissimo e foriero di benefici certi, ma suona strano come uno dei maggiori portavoce di queste misure sia il Premier inglese David Cameron. È notorio come la City londinese sia particolarmente allegra nelle gestioni finanziarie così come sia di grande aiuto a tutte quelle società che abbiano necessità di creare entità fittizie da utilizzare per far rimbalzare di sponda denaro di dubbia provenienza o che si vuol nascondere al fisco verso paradisi off-shore veri e propri. La Gran Bretagna offre inoltre bassissima tassazione sui proventi finanziari ed un regime fiscale per le aziende particolarmente conveniente attraendo capitali che in modo formalmente legale vengono sottratti al fisco locale alimentando quel fenomeno detto “elusione fiscale”.

Come mai allora Cameron ha deciso così fortemente di sostenere le due T di Transparency and Tax? Ovviamente la risposta la conosce solo il Premier inglese che sicuramente avrà agito con tutte le buone intenzioni, ma un pericolo sorge. Una azienda che volesse evadere o godere di regimi fiscali bassi e non potesse più usufruire dei paradisi Off-Shore sarebbe portata a dirottare i suoi asset, in particolare quelli liquidi, verso gli stati, magari membri della EU, a minor regime fiscale, così come tutti i fondi e gli investitori andranno a prediligere investimenti presso paesi in cui il prelievo sulle rendite finanziarie è inferiore; tra questi rientra appunto il Regno Unito, assieme a buona parte dei virtuosi e meno virtuosi paesi del nord Europa (Irlanda, Paesi Bassi, Lussemburgo ecc). Il rischio, ad esempio per l’Italia ma non solo, è che i capitali potenzialmente sottratti all’evasione totale prendano la strada dell’elusione iniettando liquidità nelle economie nordiche senza che l’economia locale ne benefici.

Ovviamente i propositi di Cameron e di tutto il G8, sono da perseguire fortemente ma devono essere un  corollario rispetto a misure più ampie che vanno prese in sede europea ed in particolare il riferimento va all’unione bancaria e fiscale che l’Europa deve necessariamente raggiungere per mantenere il livello di competitività interna equo, scongiurando controproducenti concorrenze intestine.

 

17/06/2013

Valentino Angeletti

Vale84.a@gmail.com

LinkedIn: Valentino Angeletti

Twitter: @Angeletti_Vale

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