Abbassare l’indice GINI con la meritocrazia e la collaborazione generazionale

Il rapporto OECD sull’uguaglianza della distribuzione della ricchezza nei vari paesi rappresenta per l’Italia un ulteriore motivo di preoccupazione.

Il nostro paese, considerando lo strumento che misura la distribuzione della ricchezza, ossia l’indice GINI, si attesta (considerando la EU) al terzo posto per disuguaglianza dopo Portogallo e UK e sopra la media dei paesi OECD.

Indice GINI (valori alti rappresentano alta disuguaglianza)

Riassumendo i punti più critici, in continuo peggioramento, che riguardano l’Italia si possono annoverare:

  • La ricchezza è concentrata nelle mani di pochi. Il 10% della popolazione detiene il 50% delle ricchezze.
  • La classe ricca sta diventando sempre più ricca ed i poveri sempre più poveri.
  • La classe media sia dei dipendenti che dei professionisti si sta impoverendo sempre di più.
  • La ricchezza è concentrata nelle mani delle generazioni di età più avanzata.
  • Non esiste sostanzialmente alcuna possibilità di mobilità sociale.
  • Anche il matrimonio non rappresenta più una possibilità di ascesa nella società in quanto tendenzialmente i matrimoni avvengono all’interno della stessa classe sociale.
  • L’aumento della scolarità non rappresenta un fattore determinante nel migliorare la propria qualità della vita.

In sostanza si conferma che i figli sono più poveri dei padri nonostante una migliore istruzione. L’assenza di lavoro per i giovani è un fattore determinante, ma anche i bassi salari contribuiscono ad aggravare la situazione. Si consideri che ad un qualsiasi lavoratore medio avente istruzione universitaria che si trasferisce a Roma o Milano per lavoro (dove si concentrano le poche possibilità lavorative) è impossibile provvedere ad un affitto per un mini monolocale (max 20mq) e deve ricorrere a condividere una stanza o un appartemento con altri lavoratori o studenti. Ancor peggio se il lavoratore avesse necessità di mantenere uno o più figli o pagare un mutuo (anche se a lavorare fosse pure l’eventuale consorte), ambedue i casi richiedono l’intervento dei genitori o dei nonni. la sola idea di acquistare una casa è meramente una utopia. In un paese europeo qualsiasi questa situazione è decisamente, non solo inesistente, ma inaccettabile. La stessa istruzione di alto livello (Università ed MBA) può non essere accessibile ai più poveri ed in tal caso la possibilità di scalata sociale è totalmente preclusa. Io stesso ad esempio avrei voluto conseguire un master in economia politica in una prestigiosa Università ma ho dovuto rinunciare per motivi economici.

Tale situazione ovviamente pone le nuove generazioni in condizioni di svantaggio, abbattendo le loro ambizioni e portandoli alla frustrazione ed all’assenza di prospettiva. Questo approccio è errato, l’ambizione positiva non dovrebbe mai mancare, ma vedendo la situazione circostante questo sentimento sfocia spesso nella tendenza all’emigrazione.

L’idea invece che ci sia una classe privilegiata e protetta che beneficia sempre e comunque in ogni situazione può portare a fenomeni di rabbia e di distacco dalla politica dovuti alla sensazione di impotenza. Da qui nasce lo scontro generazionale che vede i più “anziani” contro i più giovani, i primi hanno pensione, magari retributiva, varie garanzie sociali, posti fisso ecc, i secondi nulla di tutto ciò e se non disoccupati spesso oscillano tra precariato e contratti a termine. Di sicuro per riequilibrare un minimo il sistema una cessione di parte dei benefici dei primi in favore dei secondi è quantomeno eticamente corretta, ma la vera svolta è rappresentata dal cambio generazionale ai vertici, sia dello stato che delle grandi aziende.

Esso indubbiamente non può avvenire in modo netto perchè la gioventù non è sinonimo di competenza, nè l’anzianità implica inutilità ed inettitudine, anzi, spesso questa è permeata di saggezza ed esperienza. La chiave di volta, sia per la selezione dei giovani che dei manager, pubblici e non, è la meritocrazia. Solo il management più meritevole e portatore di risultati deve rimanere ed al suo fianco deve essere posta e formata a prendere decisioni critiche in contesti trasversali di continuo e rapido cambiamento  una classe di giovani che saranno a loro volta i dirigenti del futuro. Purtroppo non avendo adottato nel recente passato questo principio è stata persa una generazione di giovani ed è stata mantenuta una generazione di veterani che sarebbe stato meglio perdere. Questo è il momento di cambaire rotta, perchè il punto di non ritorno forse è già stato superato.

Non è lo scontro generazionale utile alla collettività, ma la collaborazione tra le generazioni e la consapevolezza che passato e futuro sono interconnessi ed un futuro positivo nasce come eredità dalla parte migliore del passato. Inoltre si deve abbandonare ogni tipo di egoismo e quella tendenza alla ricerca del privilegio personale possibilmente vita natural durante che fino ad ora ha dato tanti vantaggi a pochi.

24/06/2013

Valentino Angeletti

Twitter: @Angeletti_Vale

LinkedIn: Valentino Angeletti

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10 Risposte

  1. […] non ci si mette in testa di collaborare per ridistribuire ricchezza (vedi articolo: abbassare GINI ), anche con cessione di un poco di privilegi legittimi, a vantaggio dei moltissimi non tutelati […]

  2. […] alle generazioni future i nostri padri ed i nostri nonni. La disuguaglianza presente in italia (Link Indice GINI), seconda solo agli USA ed UK, è quanto di più negativo possa esserci perché sta eliminando la […]

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  6. […] di pesante ridistribuzione della ricchezza è necessaria (Link disuguaglianza sociale: Abbassare l’indice GINI con la meritocrazia e la collaborazione generazionale 24/06/13, Italia “deisegualissima”, dice il Censis. A cosa è dovuta questa disuguaglianza? 04/05/14, […]

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