Quella dei rinvii non è la politica della svolta

Iva? Rinviata. Imu? Rinviata. Acquisto degli F35? Rinviato. Abolizione province o regioni? Rinviata o sospesa. Riduzione numero parlamentari? Sospeso. Spesometro? Rinviato ad ottobre. Modifica legge elettorale? Rinviata, ma rassicurano che si farà, quindi c’è da stare tranquilli. Centro unico di spesa per evitare distorsioni nei prezzi delle forniture alle PA? È stata creata la struttura con l’organigramma ed i dirigenti, poi tutto sospeso, ma si sa, la burocrazia deve fare il proprio corso.

Infine, ciliegina sulla torta del dessert odierno, dopo che Maurizio Lupi ha lasciato l’incarico di Vicepresidente della camera in quanto divenuto ministro, è stato impossibile, a causa degli attriti tra i partiti di governo, non tra maggioranza ed opposizione, ripeto, tra i membri del medesimo governo, eleggere il suo sostituto. Il nome che circolava era quello della Onorevole Daniela Santanchè evidentemente ritenuta troppo “divisiva” per quella poltrona. Volendo fare una battutaccia, pare di vedere lo studente un po’ somaro che non ha voglia di studiare e fare i compiti, rimanda sempre al giorno successivo fino ad arrivare con l’acqua alla gola ed un carico di studio enorme al giorno prima dell’esame quando prova a fare la nottata e cerca di colmare i buchi più macroscopici sperando che saranno quelli gli argomenti richiesti dal professore. Bhè quello studente potrebbe essere un eccellente “decision maker” del governo oppure un bravissimo Saggio.

Fin dall’inizio per la natura del Governo, che “nessuno avrebbe voluto”, era chiaro che avrebbero dovuto sussistere compromessi e negoziati, ma l’obiettivo primario dell’esecutivo era e rimane quello di dare lo slancio al Paese favorendo la ripartenza, con particolare attenzione, per quel che concerne le riforme costituzionali, a quella sulla legge elettorale. 

La politica italiana al momento è invischiata da una parte in discussioni sul congresso di partito, sui segretari, sui candidati premier che tra piccioni, tacchini, passerotti sembrano provenire da una voliera, dall’altra parte ci sono i falchi e le pitonesse e tutto l’interesse è incentrato sulle vicende giudiziarie del Cavaliere. Purtroppo da divergenze del genere non può nascere nulla di costruttivo. 

Nonostante il Governo Letta goda di buon credito internazionale queste vicende e queste lentezze sono troppo simili alle problematiche della vecchia politica tanto che non faranno sicuramente piacere agli osservatori politici stranieri, primi tra tutti i tedeschi e quelli della commissione europea, né ai mercati; nonostante il buon risultato raggiunto con la chiusura della procedura di infrazione rimaniamo sempre osservati speciali.

I partiti, sia di maggioranza che di opposizione devono mettere in primo piano, forse per la prima volta, e continuare a farlo anche in futuro, l’interesse del paese cercando di recuperare quella credibilità e quell’importanza in ambito europeo che un membro fondatore dovrebbe avere. 

Come ogni persona che conosca qualche fondamento di business management sa, il processo per la creazione di un progetto può essere suddiviso in quattro fasi PDCA (Ciclo di Deming) Plan, Do, Check, Act quindi pianificazione, esecuzione, verifica e raccolta feedback ed infine le azioni migliorative. In Italia si è sempre proceduto saltando la fase iniziale, passando ad azioni disarticolate che spesso si sono arenate senza portare risultati o disattendendo le aspettative ed infine senza imparare nulla dagli errori, sistematicamente ripetuti.

Testimonianza di ciò è l’assenza di piani a lungo termine anche nei settori fondamentali, come energia, trasporti, viabilità, politiche giovanili, turismo, cultura (si pensi a Pompei), istruzione, ricerca e sviluppo, università, lotta all’evasione ecc.

Fino ad oggi la politica ha agito troppo alla ricerca del consenso, è stato fomentato lo scontro tra sindacati ed aziende, tra generazioni, non è stato pensato ad un piano previdenziale nonostante si sapesse che il modello retributivo non era nel lungo periodo sostenibile, non si sono fatte le giuste politiche del lavoro, indicando il precariato come soluzione, non sono stati riformati gli ammortizzatori sociali conformemente all’evoluzione dello scenario economico dove la riconversione dei lavoratori sarà sempre più fondamentale (in Germania esiste un efficiente sistema di welfare e piani di formazione per i disoccupati in modo da reimpiegarli in settori funzionali), si è alimentato un sistema di burocrazia immane, volto più ad allocare persone ed elargire cariche che ad un efficiente funzionamento del sistema paese, la spesa pubblica non è mai state realmente sotto controllo, non sono stati implementati piani graduali di riduzioni e tagli agli sprechi e non è stato fatto nulla per ridistribuire la ricchezza attualmente in mano di pochi (50% delle ricchezze in mano al 10% della popolazione).

Sostanzialmente tutti hanno erroneamente perso di vista o hanno colpevolmente ignorato badando al proprio tornaconto un pilastro necessario al progresso, vale a dire il principio secondo il quale un paese migliora solo se si lavora insieme per il bene dello stesso, sinonimo di bene per i cittadini, siano essi di qualsiasi classe sociale, estrazione o partito. Ad esempio il redivivo taglio del cuneo fiscale, indispensabile, ma che da solo non è la panacea di tutti i mali, era anche un importante obiettivo dell’ultimo governo Prodi, ma poi come al solito problemi interni alla politica fecero sì che questa importante riforma rimanesse un mero discorso. 

Tutti questi nodi sono giunti ora al pettine portando ad una situazione drammatica. Gli investimenti esteri non sono più attratti da nostro paese (la capacità cioè di attrarre investimenti diretti esteri dell’Italia è crollato del 70% passando dai 34 miliardi del 2011 a 9,6 miliardi dell’anno scorso), il livello di disoccupazione è allarmate e per i giovani non c’è prospettiva, le imprese ed i cittadini sono vessati come da nessuna altra parte in Europa. Una generazione è stata di fatto persa, in realtà non mi piace chiamarla persa, direi più che è quella che si dovrà sacrificare non aspettandosi particolari salti sociali o il benessere dei padri per consentire, se si lavorerà nel migliore dei modi, a figli e nipoti di vivere in un sistema migliore. 

Dunque prestare attenzione, perché quando una squadra gioca di rinvio significa che non ha uno schema chiaro, ha perso la visione di gioco e rilancia senza alcuna idea in merito all’azione successiva. Questo errore è già stato fatto sarebbe auspicabile non perseverare, perché non ci è permesso.

 

 

02/07/2013

Valentino Angeletti

Twitter: @Angeletti_Vale

LinkedIn: Valentino Angeletti

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