Come comunica la politica? Dalla Fornero alla vicenda kazaka

 

Sempre più spesso rimango colpito, quando non addirittura basito, di fronte all’incapacità di alcuni politici di comunicare in maniera efficace o di pesare quanto stanno per dire alla luce delle loro importanti cariche istituzionali o di quante poche relazioni interne ed esterne ci siano tra vari enti di Governo.

Si ricordi ad esempio la definizione di “choosy”, letteralmente “schizzinoso”, che l’allora Ministro Fornero affibbiò ai quei ragazzi che non volessero accontentarsi, prescindendo dal loro titolo di laurea, di un posto di lavoro più o meno qualsiasi. Personalmente interpretai il discorso del Ministro come voler spronare i ragazzi ad entrare in un meccanismo lavorativo che, piano piano, partendo dalla gavetta, magari allontanandosi da casa, rischiando un po’ e  sfruttando le proprie capacità, potesse portare gradualmente nuove prospettive e nuove opportunità. In tal contesto si può, anzi si deve, consigliare ad un giovane di non essere choosy, ma di adattarsi, impegnandosi e dimostrando il proprio valore. Purtroppo questo meccanismo difficilmente in Italia esiste ed il rischio molto concreto è che un ragazzo neo laureato rimanga disoccupato o entri in una spirale infinita di contratti a termine e precariato senza tutele, diritti, prospettive ed al limite dello sfruttamento che si vede costretto ad accettare per necessità. Considerando la posizione istituzionale della Fornero e l’indubbia conoscenza del problema, essendo allora il Ministro del Lavoro, la sua uscita non fu di sicuro felice come non fu felice la definizione di “noioso” che l’ ex Premier Monti diede al posto di lavoro fisso. Anche in tal caso in una società o azienda dove vi fossero opportunità di cambiare lavoro, se necessario seguire un percorso di riconversione (magari con sostegno statale come accade in Germania), acquisire nuove competenze, ampliare la propria visione, conoscere nuovi mondi e nuovi approcci ai problemi, in sostanza arricchirsi personalmente, sarei il primo a non voler fare per 40 anni la stessa mansione, anzi mi augurerei di cambiare periodicamente. Purtroppo in Italia non funziona così e le aziende che danno queste possibilità di mobilità intra o extra company sono pochissime e nel nostro paese la riconversione del lavoratore non esiste.

L’ultimo episodio di comunicazione molto scadente e non consono al ruolo, è l’accostamento che il Vice presidente del Senato Calderoli ha fatto tra il Ministro per l’integrazione Cecilie Kyenge ed un Orango, proseguendo dicendo che sarebbe un ottimo ministro in Congo e che non parla correttamente l’Italiano, cosa tra l’altro falsa. Il riferimento al razzismo è lampante e del tutto differente rispetto ad altri paragoni animaleschi avvenuti in politica, ma soprassediamo. Gli aspetti più improbabili e peggiorativi sono staiti i tentativi di giustificazione addotti. Il primo è stato che il riferimento non era politico, ma “semplicemente” di somiglianza fisica, bene, un galantuomo il Vice Presidente. Poi disse che era una frase da comizio, suvvia per agitare le folle acclamanti, come se ad un comizio un Vice Presidente del Senato possa esprimersi in quei termini, anche se la cosa più preoccupante è che esistano ancora folle, magari poco consistenti ma sempre troppo numerose, che nel 2013 nella civile Italia si esaltano per frasi simili. Infine, la scusa più patetica è stata la confessione di una “forma mentis” per la quale Calderoli associa ad ogni persona un animale, si trovano quindi l’airone Letta, la rana Alfano, il cane San Bernardo Ministro Cancellieri definita paciosa ma sempre pronta a mordere, infine l’apoteosi: il Ministro delle politiche agricole Nunzia De Girolamo associata, udite udite, ad una gallina ovaiola!

La reazione della Kyenge dal canto sue è stata impeccabile, non ha mostrato alcun rancore o livore nei confronti del Vice Presidente ed anche dal punto di vista comunicativo ha abbassato i toni non scadendo nella facile polemica, accettando le successive scuse e limitandosi a dire molto tranquillamente nei modi e nei toni che quello è il tipo di atteggiamento dal quale la politica dovrebbe liberarsi.

Un altro importante caso degli ultimi giorni è rappresentato dalla vicenda kazaka che causerà il 19 luglio la procedura di voto di sfiducia al Governo. La vicenda denuncia una totale mancanza di comunicazione ed in particolare di relazioni interne e passaggio di informazioni tra enti relazionati gerarchicamente, che in una nazione rappresenta un fatto gravissimo. Sia il Ministro degli Interni che quello degli Esteri si sono detti ignari di tutto, mentre 50 poliziotti speciali compivano una azione non proprio all’ ordine del giorno ed un aereo (non si sa se kazako o austriaco) partiva da Ciampino alla volta probabilmente di Astana con a bordo una mamma ed una bimba di sei anni. Si potrebbe pensare ad un accordo tra Italia e Kazakistan per via delle importanti relazioni strategiche oppure semplicemente a lacune nel passaggio di informazioni. In ambedue i casi si nota come la comunicazione o la condivisione di importanti informazioni tra elementi interessati non abbia funzionato per nulla.

Altri casi simili che hanno rischiato di compromettere un paese, la sua immagine o gli equilibri politici, economici e sociali, esistono non solo a livello italiano, ma anche europeo e mondiale; ad esempio quando Dijsselbloem disse che tutto sommato le modalità di intervento nella crisi cipriota avrebbero potuto rappresentare un modello per l’Europa, causando le reazioni immediate dei mercati e delle istituzioni europee.

Un rapporto odierno dell’Istat rivela che:

“in Italia sono 9 milioni 563 mila le persone in povertà relativa, pari al 15,8% della popolazione. Di questi, 4 milioni e 814 mila (8%) sono i poveri assoluti, che non riescono ad acquistare beni e servizi essenziali per una vita dignitosa”.

Non ci sarebbe da stupirsi se qualcuno improvvisandosi filosofo arrivasse a dire che alla fin fine un po’ di povertà potrebbe aiutarci a riscoprire gli antichi valori e magari ad avvicinarci a stili alimentari più corretti….. (che tra parentesi sarebbe anche falso).

Ci si potrebbe domandare: ma come comunica la politica?

Raggiungerà mai un totale, benché comprensibilmente difficile, dominio della comunicazione che la renderà in grado di diffondere il messaggio voluto senza fraintendimenti e soprattutto pesando intelligentemente quanto sta trasmettendo in relazione al ruolo istituzionale del proferente parola?

16/07/2013

Valentino Angeletti

LinkedIn: Valentino Angeletti

Twitter: @Angeletti_Vale

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Una Risposta

  1. […] John Elkann, parlando alle scuole superiori della Valtellina in un incontro organizzato dalla Banca Popolare di Sondrio, ha dichiarato che il lavoro c’è, che in realtà i giovani non lo trovano perché poco ambiziosi e determinati, con poca voglia di fare e di cogliere le opportunità; loro in fondo in fondo stanno bene a casa. Ha poi sostenuto che lui, come i suoi fratelli, hanno sempre viaggiato e lavorato in molte delle loro aziende e che è divenuto presidente non per “eredità imposta”, ma per scelta (è però diverso dover lavorare per necessità oppure farlo per piacere, quasi per hobby). (Sul tema del lavoro giovanile evidentemente non è semplice comunicare, siamo dinnanzi ad una delle …). […]

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