Superare l’impasse agostana, poi concentrarsi sul concreto

Il voto di sfiducia al Governo ha avuto esito negativo.

Il Premier Letta ed il suo Esecutivo l’hanno scampata dunque? A dire il vero solo parzialmente perché la vicenda Kazaka ha lasciato strascichi di non poco conto, del resto la questione è complessa sul piano geopolitico internazionale, un vero e proprio intrigo. Nonostante il voto a favore del Governo nel PD si sta diffondendo l’idea della necessità di un rimpasto dell’Esecutivo in ottobre. Ciò si aggiunge alle tensioni già in essere dovute principalmente all’esito del “processo Berlusconi” del 30 luglio che ha sicuramente un’importante valenza politica ed alle decisioni che dovranno essere prese entro il 31 agosto.

Come un eventuale voto di sfiducia al Governo anche un rimpasto non è un provvedimento banale non sono convito che passerà inosservato agli occhi degli altri stati europei ed a quelli delle istituzioni di Bruxelles poiché testimonierebbe che gli attriti già evidenti, ma fino ad ora domati dal Premier con il supporto del Presidente Napolitano, stanno assumendo dimensioni sempre maggiori col rischio di minare seriamente la stabilità politica. In Europa attualmente i paesi che stanno fronteggiando crisi di governo, mettendo i apprensione i mercati, sono non a caso il Portogallo e la Grecia le cui difficili condizioni sono ben note.

Il contesto che stiamo attraversando impone collaborazione e negoziati produttivi sia perché non c’è tempo da perdere in contrasti sia perché le risorse sono poche e vanno utilizzate al meglio, quindi tutte le energie dovrebbero essere vincolate in modo costruttivo. Abbiamo l’onere e l’onore, effettivamente non sempre riconosciuto dagli altri stati membri, di essere un paese fondatore dell’Unione Europea e la terza economia del vecchio continente, questo deve essere chiaro a Bruxelles, ma anche a Roma, non ci possiamo permettere di essere ulteriormente causa o capro espiatorio per movimenti di mercato problematici o alibi per gli speculatori che, considerando le situazioni economiche di Asia ed USA, vedono nel nostro continente la preda più debilitata ed il nostro paese ne rappresenta la vitale giugulare ove attaccare mortalmente.

A proposito di risorse il 31 agosto è il termine per prendere decisioni in merito a quattro temi fondamentali per la resistenza dell’esecutivo: il nodo esodati, la procedura di pagamento della prima tranche da 20 miliardi dei debiti alle PA che vorrebbe essere anticipata rispetto al 2014 ed infine il nodo IMU ed IVA. La cancellazione totale dell’IMU richiesta dal PDL non è ormai evidentemente percorribile, ma la soluzione definitiva è ancora lontana, si parla di franchigia entro un certo limite (i capannoni industriali produttivi non dovrebbero essere tassati in accordo con Confindustria, ma pronunciamenti definitivi non si sono sentiti), oppure di integrazione con TARES e TARSU, o ancora una imposta comunale che tenga conto del patrimonio immobiliare incrociato con il nuovo indice ISEE, ovviamente anche l’ipotesi di un rinvio alla
legge di stabilità del 2014 non manca, servirebbero 4 miliardi, ma la riunione odierna della Cabina di Regia ha confermato, senza esplicitare i modi, una definitiva risoluzione entro il 31 agosto.

L’IVA, che dovrebbe passare al 22% dal 1 ottobre, analizzando i dati è un falso problema, non dovrebbe essere aumentata in quanto non strutturale, non porterebbe gettito e vesserebbe ulteriormente consumatori ed imprese. È dimostrato (Curva di Laffer in figura) che aumentare l’imposta oltre un certo livello (in Italia già superato) deprime i consumi portando incassi molto inferiori rispetto a quanto previsto. È successo con l’aumento dal 20 al 21% e si è ripetuto con l’incremento delle accise sui carburanti che, a causa del drastico calo dell’utilizzo delle auto ed alle difficoltà delle grandi aziende di autotrasporto, ha apportato un gettito inferiore rispetto a quando le accise erano più basse.

Figura 1. Curva di Laffer: prelievo fiscale vs gettito

Figura 1. Curva di Laffer: prelievo fiscale vs gettito

 

Questi nodi sono fondamentali più per consentire al Governo di sboccarsi e concentrarsi su questioni sostanziali che per il loro valore assoluto, pochi spiccioli nel mare magnum del debito. Alcune ombre sulle coperture di qui a fine anno sono state sollevate, poi smentite dai Ministeri competenti. Si sono sentite voci su una possibile manovra correttiva da 12 miliardi, del resto l’oggettiva necessità di concentrarsi sull’abbattimento del debito di oltre 2060 miliardi di € ha portato il Ministro Saccomanni a paventare l’ipotesi, durante il G20 di Mosca, di cessione delle aziende partecipate (leggi le strategiche ENI – ENEL – FINMECCANICA molto appetibili per settore merceologico a stati asiatici, arabi ed anche la stessa Russia dove il Ministro era intervistato) subito smentita modificando “cessione” in “garanzie collaterali” (oggettivamente ai valori attuali più che vendita sarebbe una svendita con conseguente rinuncia ai dividendi che nel complesso, tra Ministero del Tesoro e CdP, ammontano a quasi 2 miliardi annui) ed inserendo la possibilità di quotare Poste e Ferrovie dello Stato che già si sono affacciate sul mercato obbligazionario.

La vera questione da chiarire nell’immediato è che senza investimenti strutturali non conteggiati nel deficit (applicare la golden rule per grandi investimenti infrastrutturali, interventi nell’ambito dell’Expo 2015, detassazione del lavoro ecc), abbattimento della pressione fiscale e del costo del lavoro applicando entro dicembre i provvedimenti della Youth Guarantee, modifica dei contesti produttivi e del modello economico trainante (mettere la finanza al servizio dell’economia reale e di produzione, comprendere quale siano i nuovi settori che saranno trainanti riconvertendo quelli più tradizionali e dei quali l’Europa sta perdendo il primato), spostamento della fiscalità dalle persone ed imprese ai consumi, lotta all’evasione, alla corruzione ed alla burocrazia, abbattimento della spesa pubblica e gestione profittevole del patrimonio statale, costo dell’energia allineato a quello del resto d’Europa, incremento dell’export, riforma delle pensioni e del mercato del lavoro favorendo la riallocazione e riconversione dei lavoratori sarà la stessa Unione e non uscire dalla crisi e rischiare l’implosione.

Le misure sono quello ormai note e devono essere prese in sede Europea: unione bancaria e fiscale, mercato unico dell’energia, condivisione trasparente dei dati bancari, regimi sui proventi finanziari comuni e soprattutto politica monetaria che temporaneamente inietti liquidità (applicando il meccanismo OMT dell’ ESM o stampando direttamente) per far partire la fase degli investimenti come hanno fatto, fino ad ora a ragione, il Giappone, momentaneamente in attesa del rinnovo della Camera Alta, e gli USA che hanno registrato buoni dati in termini occupazionali ed hanno i loro indici borsistici ai massimi storici.

L’esempio della Grecia, col senno di poi, dovrebbe essere una lesson learnt. Avere agito subito senza ricorrere in modo quasi ostinato all’austerità che ha portato in ultimo al taglio di 25000 dipendenti pubblici che sicuramente contribuiranno a deprimere ulteriormente economia e consumi nonostante un drastico abbassamento dell’IVA su certi prodotti e servizi per supportare il turismo estivo favorito dalle tensioni in medio oriente ed Egitto, avrebbe ridotto di 10 volte il costo sostenuto fino ad ora dai greci e dall’ Europa tutta.

L’obiettivo è dunque superare il 31 agosto, sbloccare l’empasse e lavorare con determinazione così a Roma come a Bruxelles senza pensare in questo frangente a rimpasti, congressi e vicende processuali. Cosa fare si sa, come fare si studia e si implementa, cominciare e subito a farlo è fondamentale.

20/07/2013

Valentino Angeletti

LinkedIn: Valentino Angeletti

Twitter: @Angeletti_Vale

 

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6 Risposte

  1. […] a confermare che nella situazione attuale il livello impositivo ha superato la “threshold” della legge di Laffer. Al contempo l’Italia ha una quota di laureati del 15%, tra le più basse dell’area OCSE che in […]

  2. […] non strutturali bensì soggetti a dinamiche di mercato e consumi (come eccessiva imposizione IVA – Link Laffer-, accise ecc) siano flebili e spesso poco attendibili (non è la prima volta che sussistono errori […]

  3. […] azzerato ancor prima di potersi innescare come è stato dimostrato dal verificarsi della teoria di Laffer nei mesi e negli anni […]

  4. […] ancora troppi attriti 07/07/2013 Priorità rimandate ed energie sprecate 11/07/2013 Superare l’impasse agostana, poi concentrarsi sul concreto 20/07/2013 Mediaset, ma non solo, a bloccare la politica […]

  5. […] con Napolitano. Quindi da domani si cambia? 01/01/14 Napolitano non sorprende, ribadisce! 14/08/13 Superare l’impasse agostana, poi concentrarsi sul concreto 20/07/13 Mediaset, ma non solo, a bloccare la politica […]

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