Non c’è bisogno dell’ autunno caldo che i presupposti lasciano intravedere

Non vogliamo un autunno caldo, ha dichiarato il Premier Letta ad una emittente televisiva ellenica.
Secondo il Premier il 2014 può essere l’anno della svolta, della ripresa, dell’inversione di tendenza, ma è necessario che si lavori in modo collaborativo per il raggiungimento di quegli obiettivi nazionali e  comunitari ormai noti.
Le sue parole calzano decisamente bene sia se intercalate nel contesto europeo che limitatamente a quello italiano, in ambedue i casi però la svolta nel 2014 arriverebbe con un po’ di ritardo.

Relativamente all’Unione fino ad ora, e Grecia ed Italia lo hanno vissuto sulla loro pelle, i particolarismi hanno spesso avuto la meglio rispetto all’interesse della EU. Solo per citare alcuni esempi si possono ricordare la questione dell’unione bancaria, della regolamentazione Basilea 3, della trasparenza e dello scambio dati tra istituti di credito per la lotta all’evasione, gli accordi sui bilanci unici europei, l’utilizzo dei meccanismi ESM ed OMT e più in generale tutta la politica economica e monetaria che ha subito importanti pressioni dai governi ‘nordici’ e dalle loro banche centrali. Questo autunno si preannuncia tutt’altro che tranquillo, complici le elezioni tedesche che hanno tenuto in scacco le decisioni politico-economiche comunitarie degli ultimi mesi in più di una occasione.

In Italia il governo della svolta si è insediato a febbraio e, forte di una maggioranza molto ampia, doveva agire immediatamente, quasi con azioni lampo, sui temi fondamentali. Invece hanno prevalso le divisioni tra i partiti, la campagna elettorale non è sostanzialmente mai cessata e si sono rincorsi provvedimenti più di propaganda che di oggettiva utilità o incisività.
La situazione del prossimo autunno non sarà calma, ci sono le vicende giudiziarie del Cavaliere Berlusconi riguardo al caso Mediaset che stanno dividendo il PDL. L’esito del processo ha valenza politica anche per il PD non concorde su come comportarsi a seconda del pronunciamento della corte, del resto le divisioni nel PD sono uno stato ormai costante; il congresso che si terrà in autunno inoltrato, forse addirittura a dicembre, assieme all’elezione del nuovo segretario e del candidato a Premier sembra siano le priorità dei Democratici.
I due partiti di maggioranza paiono decisamente più interessati a portare avanti le loro vicende interne che a lavorare assieme negoziando costruttivamente per perseguire i target dichiarati.
Per il 2014 ci sono previsioni leggermente positive, il PIL tornerebbe a crescere dello 0.7% (salvo solite rettifiche), ultimamente i negozi e le attività chiuse sono inferiori rispetto a quelle che hanno aperto, i consumi e la produzione potrebbero tornare a respirare ed il credito alle famiglie (non alle imprese) è concesso con più facilità, i dati sul lavoro e sulla disoccupazione invece rimarranno ancora negativi. Dunque nel 2014 qualche speranza esiste e può essere sfruttata; se però non muterà l’atteggiamento sia interno alla EU che al nostro governo, il prossimo autunno sarà tutto tranne che tranquillo.

28/07/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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