Archivi Mensili: agosto 2013

Un difficile G20 per puntare alla resilienza

Sarà un G20 estremamente difficile e delicato quello che si svolgerà giovedì 5 e venerdì 6 settembre, a San Pietroburgo, in Russia, si intrecceranno le problematiche economico-sociali con quelle geo-politiche e relative agli scontri in medio oriente.

Nelle ultime settimane le tensioni tra USA e Russia hanno progredito in crescendo, a cominciare dal caso Snowden fino alla vicenda della Siria. Russia e Cina, che con USA, Gran Bretagna e Francia rappresentano i cinque membri permanenti del consiglio di sicurezza dell’ONU, potrebbero porre veto alla bozza di risoluzione presentata da Cameron che prevedeva un intervento armato in risposta al presunto utilizzo di armi chimiche in Siria. Già prima della vicenda siriana esistevano addirittura dubbi sulla partecipazione di Obama al meeting, che in seguito ha confermato la propria presenza.
Nonostante si sostenga che quella siriana non è una vicenda che verrà trattata al G20 è innegabile che qualche risvolto lo porterà, le atrocità attuate non possono e non devono essere taciute ed inoltre, pur non essendo la Sira un grosso esportatore di petrolio, si trova in un aria strategica per l’approvvigionamento energetico del Mediterraneo. Gli scontri in Siria, in Egitto ed Libano, oltre al dramma umanitario di prima importanza, hanno fatto sfiorare al greggio quota 120$ al barile ed i prezzi dei carburanti sono in aumento, queste ripercussione saranno probabilmente inserite nei dibattiti.

Astraendo e ponendoci su un piano più elevato rispetto alle discussioni di dettaglio che verranno affrontate non c’è dubbio che debbano essere messi al centro della discussione il cambiamento che la società ed il mondo stanno vivendo, addirittura in molti casi subendo, e le interconnessioni globali che rendono sempre più complessi ed intrigati i rapporti tra paesi, continenti ed intere regioni geografiche.
Strettamente collegata al cambiamento ed alla possibilità do continuare a vivere con una elevati standard di benessere, ma al contempo in modo sostenibile, e diffondendo questo benessere alla platea più grande possibile, è la capacità dei singoli paesi ed aree di essere rapidamente resilienti rinnovandosi ed adattandosi proattivamente alle evoluzioni esterne, intraprendendo percorsi anche molto complessi per modificare stili, abitudini e più in generale sistema.

L’energia e l’ambiente saranno punti da affrontare e di sicuro Russia, Cina e USA (ma non solo) non si lasceranno scappare l’occasione. Anche nell’ “Energy and Environment” il cambiamento è evidente e rapido da un lato si dovranno analizzare le mutate esigenze energetiche, in particolare lo spostamento del baricentro della domanda, le differenti disponibilità dovute a nuove scoperte ed a tecnologie innovative e la necessità, essendo l’energia fonte di vita e bisogno primario per il benessere dei popoli, di cercar di rendere disponibile a tutto il globo sufficienti risorse energetiche per uno standard di vita dignitoso, dall’altro si dovrà fare i conti con l’ambiente sempre più sofferente e che non può sopportare ulteriori massicce immissioni di anidride carbonica ed in generale di veleni. L’impegno USA, che comunque non ha ratificato gli ultimi protocolli sul clima, è stato ribadito a più riprese da Obama che ha intenzione di imporre limiti di legge alle emissioni di CO2 alle aziende energetiche americane così come ha intenzione di investire sempre più in efficienza energetica domestica ed industriale, nel rinnovabile e nello shale gas. Analoghi impegni dovranno essere presi anche dagli altri paesi, in primis Russia, Cina e Canada, e sottoscritti, e ciò vale anche per gli USA, in modo formale nelle sedi deputate.

Le politiche monetarie dei vari Stati sono una questione che potrebbe sembrare troppo specifica e geograficamente limitata per essere affrontata in un G20, ma non è così. I soli annunci da parte della FED di un tapering, cioè riduzione dell’acquisto di titoli di stato, tramite stampa di nuovo denaro, che al momento ammonta ad 80-85 miliardi di dollari al mese, ha avuto un impatto importante sui mercati mondiali. E conseguenze ancora peggiori stanno avendo le crisi monetarie in India e Brasile dove per fronteggiare il rallentamento della crescita ha avuto luogo una enorme svalutazione delle valute locali che ha creato problemi al commercio, agli investimenti ed alle borse di tutto il mondo. Anche il rallentamento della crescita cinese che si è attestato al 7% circa (valore spaventoso per le economie sviluppate) e la politica del nipponico Abe si sono ripercosse sull’economia globale.

Il mondo della finanza e più semplicisticamente delle banche ha influenzato in modo drammatico gli ultimi anni. La decisione di unificare le banche d’investimento con le banche “commerciali” presa nel 1999 in USA ha contribuito, oltre che alla crisi dei mutui subprime iniziata nel 2008, alla deriva della finanza rispetto all’economia reale, creando un substrato di ricchezza virtuale ad appannaggio di pochi, così come han fatto, in modo minore, lo scandalo Libor o lo zelo del trader londinese di J.P. Morgan soprannominato la “balena di Londra”.
Il periodo pre-crisi è stato un periodo di indubbia crescita economica e prosperità viziato però da un fatto singolare nella storia, cioè che la ricchezza creata veniva incanalata verso pochissime persone aumentando sempre più marcatamente il divario tra i ricchi ed i poveri. Il Brasile, la Cina, la Russia ed in generale i paesi in via di sviluppo, ma anche quelli pesantemente basati sulla finanza come la Gran Bretagna e non dimentichiamo la stessa Italia vedono una disuguaglianza sociale enorme che il G20 dovrebbe discuterne al fine di implementare piani di intervento per riportare la finanza al servizio dell’economia. In tutti i periodi di crescita economica precedenti a quello conclusosi nel 2008 a beneficiare del maggior benessere era tutta la società, ciò dimostra una distorsione negli ingranaggi del sistema che necessità di un cambiamento radicale del paradigma ed in ogni caso di un maggior controllo, in particolare su tutta quell’aria finanziaria al momento non regolamentata, la shadow banking, popolata da derivati, cds, etf e strumenti che di per se non sono diabolici, ma non essendo stati regolati, avendo meccanismi incomprensibili se non a pochissimi esperti (il caso MPS dimostra come l’utilizzo di questi strumenti non sia banale neppure per addetti ai lavori) ed avendo superato per valore il PIL mondiale (poco meno di 70 mila miliardi di $) possono dare adito a speculazioni e crisi economiche e sistemiche di dimensioni catastrofiche.

In Europa problemi in paesi relativamente poco rilevanti come incidenza del loro PIL su quello dell’Eurozona hanno portato centinaia di miliardi di perdita in capitalizzazioni di borsa ed influito negativamente, in modo diretto sui loro cittadini, in modo indiretto su quelli europei, così come le scelte di politica monetaria della ECB o la propensione all’austerity della Germania hanno portato ripercussioni da est ad ovest.

Le interconnessioni tra le varie economie e la rapidità con cui enormi flussi di capitale e di investimenti, sia finanziari che reali (la Cina è molto attiva nel settore energetico, Oil&Gas e minerario), in poche parole la globalizzazione, si spostano tra zone geograficamente lontanissime a seconda della convenienza, rendono il sistema tanto interdipendente da ampliarne enormemente sia le potenzialità di crescita e sviluppo che le vulnerabilità le quaoli si ripercuotono su tutti gli attori dello scenario globale.

Il modo di affrontare una situazione che in relativamente poco tempo è mutata radicalmente necessita di un cambiamento incisivo, convinto, simultaneo e sincronizzato di tutti i sistemi paese e delle popolazioni. La resilienza che governi del G20 devono discutere assieme ad altri importanti attori della globalizzazione, come banche, multinazionali energetiche, fondi di investimento ed ovviamente istituzioni politiche e divulgare nei loro confini di competenza consiste nell’adattamento proattivo al cambiamento, della politica, delle amministrazioni, delle aziende e delle genti, che la ricerca del trade-off ottimo tra sviluppo e sostenibilità ci impone di perseguire in tutti i settori economico-sociali con il fine ultimo di modificare e porre dei limiti a quel sistema ed a quel paradigma che ha portato le distorsioni e le disuguaglianze foriere di crisi e tensioni sociali.

29/08/2013
Valentino Angeletti
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IMU: “the pacemaker”

“Nel 2013 non si pagherà l’IMU sulla prima casa e sui terreni agricoli” eccolo il comunicato dominante diramato ieri dalla maggioranza ancor prima della conclusione del CdM, che ha trattato anche altri importanti argomenti (CIG, mutui per giovani coppie, esodati). Come previsto e scritto, tutti i membri dell’Esecutivo rivendicano la vittoria ed il raggiungimento del proprio obiettivo, anche se in partenza nelle idee PDL c’erano l’abolizione totale sul qualsiasi tipo di prima casa ed anche la restituzione di quanto versato lo scorso anno, ipotesi mai presa in considerazione e se non ufficialmente smentita di sicuro messa pian piano sotto il tappeto dagli stessi proponenti.
La vittoria risulta però ancora debole e poco chiara se guardata dal punto di vista del provvedimento, è invece segno di accordo nella maggioranza che, volendo essere estremamente ottimisti, si spera sia l’inizio di una più stretta collaborazione per il bene del paese.
La prima rata dell’IMU non verrà pagata, le coperture deriveranno da alcune misure non strutturali, come l’IVA sulle fatture dei pagamenti (incrementati di 10 miliardi) dei debiti delle PA, ad alcuni tagli (non specificati) sulla spesa pubblica, e ad una sanatoria (quindi per definizione una tantum) sulle sale da gioco ed imprese connesse.
La seconda rata invece sarà ridiscussa nella legge di stabilità di ottobre, senza ad oggi definire quali siano le coperture. Coperture che sono sempre difficilissime da trovare, considerato che ad ogni necessità si accenna ad aumento di accise su carburanti (già in aumento a causa della crisi in Siria, Libano ed Egitto), tabacchi, alcol ecc. inoltre non è stato specificato chiaramente quali siano gli immobili che continueranno a pagare oppure quale sia il trattamento delle seconde e terze case o degli immobili industriali.

Dal 2014 poi l’IMU sarà sostituita od integrata nella tassa sui servizi, la TASER. In questa nuova imposta, necessariamente il più progressiva possibile, dovranno essere presenti misure di natura strutturale altrimenti si corre il rischio che vi sia solamente una modifica nel nome ed una più amplia platea (gli affittuari ad esempio) su cui spalmare quello che prima era l’introito dell’IMU. L’auspicio è che finalmente si agisca in modo concreto ed incisivo sulla spesa pubblica tenendo in considerazione anche l’etica e la morale con le quali si deve fare i conti in una situazione di difficoltà sociale come quella che in essere. Si rammenta che l’Europa ha sottolineato che l’eliminazione della tassa sugli immobili rappresenta una misura non equa e che incrementa, contrariamente a quanto Bruxelles vorrebbe perseguire, le differenze sociali,tanto che Olli Rehn, commissario europeo per gli affari economici e monetari, ha dichiarato che l’ Unione attende di conoscere la fonte delle risorse economiche per la cancellazione dell’imposta immobiliare al fine di valutarne l’efficacia ed appunto l’equità.

Questo rinnovato slancio collaborativo del governo che ha unito la maggioranza facendo tutti vincitori, probabilmente non avrà un impatto tremendamente positivo su quello che è l’obiettivo della riduzione della tassazione, cioè il rilancio dei consumi. I meno abbienti già pagavano poco o nulla, i più ricchi dovrebbero continuare a pagare ed il risparmio della classe media, considerando che mediamente l’IMU pagata è stata di circa 180€, difficilmente sarà destinato a consumi sfrenati. A giungo i consumi degli italiani sono calati del 3.0% su base annua e dello 0.2% rispetto al mese precedente. In calo anche i consumi alimentari (-2.9%) inclusi quelli dei discount (-1.3%). In leggero aumento invece i risparmi degli italiani, che si privano di beni di prima e seconda necessità, mortificando in molti casi la loro qualità della vita e la loro salute, per cercare di mettere in banca qualche euro. Ciò evidenzia come le aspettative e le prospettive per il futuro degli italiani non siano positive. Il Governo deve eseguire quelle riforme e misure che ormai sono state elencate numerose volte e dare la sensazione di essere vicino al cittadino, alle imprese ed ai loro problemi cercando di ripristinare l’equità sociale venuta decisamente meno (secondo paese dopo UK per iniquità), anche tramite l’eliminazione dei privilegi alla politica ed interventi sulle super pensioni che non potranno, da soli, fornire i denari necessari alla soluzione dei problemi, ma concorrerebbero a pacificare cittadini e governanti, perché, non dimentichiamolo, il rapporto continua ad essere incrinato ed il distacco marcato.

29/08/2013
Valentino Angeletti
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Spunto dal CEO Microsoft: “giovani e dirigenti affrontate il cambiamento e mettetevi in gioco”

“There is never a perfect time for this type of transition, but now is the right time. We have embarked on a new strategy with a new organization and we have an amazing Senior Leadership Team. My original thoughts on timing would have had my retirement happen in the middle of our company’s transformation to a devices and services company. We need a CEO who will be here longer term for this new direction…”

“Non c’è un tempo giusto per questo tipo di transizioni, ma questo è il momento adatto. Abbiamo intrapreso una strategia nuova in una organizzazione nuova ed abbiamo un fantastico team di dirigenti. Il primo pensiero è stato che il mio ritiro avrebbe dovuto avvenire nel mezzo della trasformazione in atto nella nostra azienda che la porterà ad essere rivolta principalmente alla fornitura di dispositivi e servizi. Abbiamo bisogno di un CEO che rimanga in carica per più tempo durante questo processo…”

Questo è uno stralcio della lettera scritta ai propri dipendenti dal dimissionario CEO di Microsoft, Steve Bellmer, 57 anni, che entro un anno lascerà il posto al suo successore nominato nei prossimi mesi.
Da ammirare oltre che l’onestà intellettuale, la presa d’atto del cambiamento, del fatto che quello che prima era ora non è più e forse mai sarà di nuovo e della necessità di una persona flessibile, capace di cogliere immediatamente le innovazioni e le tendenze, un giovane per guidare il colosso tecnologico che ha incamerato tanti successi e qualche flop, ma non è questo il punto, il fallimento fa parte del gioco e soprattutto ai giovani deve essere consentito, almeno una volta, di fallire, sarebbe segno che hanno avuto modo e voglia di provare, e che sta attraversano un processo di riorganizzazione strategica che lo porterà a competere non più nel campo del software dove sta subendo la concorrenza di competitor agguerriti come Google e Macintosh, ma nel campo dei dispositivi e dei servizi, con particolare attenzione al cloud ed ai big data.

Tal comportamento ammirevole e lungimirante, che forse non a caso proviene da un manager di una azienda tecnologica che per mission e per necessità deve sempre guardare avanti e cercare di anticipare, difficilmente si può applicare all’Italia. Nel nostro paese, quel paese che non ha nessuna regione nelle 100 più competitive d’Europa e che si piazza al 18° posto dopo Portogallo e Cipro nella classifica generale elaborata dalla commissione europea, quel paese dove la causa della perdita di competitività vorrebbe essere attribuita all’anno di governo Monti, quel paese dove costi, tasse, iter burocratici ed opposizioni quasi scontate di parte dell’opinione pubblica ad ogni progetto ostacolano gli investimenti esteri quando non fanno scappare quelli già pianificati (vi sono, solo per citare pochi di moltissimi esempi, il caso del rigassificatore British Gas a Brindisi, i progetti ENEL di Porto Tolle, Porto Empedocle e della centrale a biomasse di Mercure che ha vissuto 12 anni di iter autorizzativi ed un ulteriore vizio di forma, l’iter dell’ IKEA nel pisano che è durato quasi 18 anni, l’opposizione alla costruzione di campi eolici off-shore a largo del Molise), questo tipo di presa di coscienza non è frequente. Le poltrone, dei manager pubblici, di quelli privati e dei dirigenti politici non si lasciano, al massimo si scambiano, quello per il mantenimento della posizione sembra il maggior interesse, messo dinnanzi anche alla strategia ed al bene aziendale, statale o degli eventuali stakeholders, tanto che ogni tipo di vision e previsione per il futuro è posta in secondo piano rispetto al beneficio immediato e l’età media della classe dirigente è altissima, tanto da far sorridere di fronte ai 57 anni di Bellmer.

Ovviamente la generalizzazione non è mai un buon metodo ed il fare della questione anagrafica l’unico requisito per il cambiamento non è corretto giovani e meno giovani devono contaminarsi, andare a braccetto, guidati dalla meritocrazia a prescindere dalla classe sociale di estrazione, condividendo e confrontandosi su punti di vista, modi di agire ed affrontare i problemi, metodologie di pensiero ed esperienze, arricchendosi vicendevolmente ed andando a formare quella classe dirigente che serve al paese, da scoprire nella generazione nel pieno delle forze.
Vi sono casi evidenti, ma purtroppo in minoranze nel nostro paese, di manager aventi età più avanzata dotati di uno spirito innovativo e di una lungimiranza non comuni in un giovane appena uscito da un MBA, manager che sono in grado di comunicare efficacemente con parole e con le nuove tecnologie, che non sono spinti dalla superbia e che sono disponibili al colloquio con i giovani, manager che sanno quali sono le leve su cui puntare per fare un business vincente. Di contro esistono moltissimi casi di giovani che non hanno voglia di confrontarsi col mondo, col cambiamento, che non accettano la difficile sfida della globalizzazione che pure richiederebbe anche un loro contributo, che preferiscono accontentarsi di un lavoro “qualsiasi”, magari sotto casa, invece di cercare la loro strada e ciò che li farebbe esprimere e realizzare al massimo delle loro potenzialità.
Più in generale la mentalità che avvolge tanti italiani, a qualsiasi livello, è che le cose non debbano cambiare poiché alla fin dei conti si sta abbastanza “comodi” in un quieto vivere noto, che si debba rimanere radicati al passato mantenendo quelli che rappresentano vecchi “mos maiorum” ma che ormai, volenti o nolenti, sono avulsi dalla realtà che ci troviamo a dover affrontare. Questa situazione non è colpa di qualcuno in particolare, ma del corso degli eventi dell’evoluzione che il mondo sta vivendo, dettata da una complessa interconnessione di cause e scenari non controllabili per buon dispiacere di coloro che vorrebbero che tutto rimanesse com’è stato finora, ma ciò è evidentemente impossibile non è mai stato così, “panta rei”, tutto scorre, diceva Eraclito, le ere si sono succedute, esseri viventi si sono estinti, catastrofi sono trascorse lasciando conseguenze più o meno drammatiche, sovrani, regni ed imperi hanno fatto il loro corso, cambiamento ed adattamento sono vita, rappresentano lo strumento che la natura ha messo ha disposizione per adattarci, sopravvivere e prosperare, e sarebbe davvero da stolti ed irresponsabili non capirlo e fossilizzarsi su una staticità che non ci è propria.

L’appello da rivolgere alla classe dirigente è quello di affrontare il cambiamento con energia, non averne paura, il non affrontarlo è una sconfitta sicura e peggiore di averci provato ma non esserci riusciti, uscire dalla propria zona di confort, eventualmente fare un passo indietro e pensare al futuro mettendo da parte l’egoismo che potrebbe spingere alla staticità, non temere di circondarsi di giovani meritevoli dandogli la possibilità di essere discepoli, ma allo stesso tempo insegnanti in un processo di contaminazione di idee, di metterli alla prova in posizioni rilevanti, perché nel resto d’Europa accade già, ben consci del fatto che la propensione alla scoperta ed all’innovazione generalmente comincia ad esaurirsi dopo i 35 anni. I giovani, dal canto loro, devono mettersi in gioco senza timori, non accontentarsi, ambire, in senso positivo e non superbo, al meglio e fornire il loro contributo, cercare di capire la direzione che sta imboccando la società globale, informarsi e prendere una posizione frutto solamente del loro libero pensare.
Per ambedue vale quanto detto da Bergoglio, ora papa Francesco, grande “testimonial” e comunicatore di quello che significa rinnovare un’entità, la chiesa, di per se conservatrice, durante il suo discorso al Bundestag Tedesco: “Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo…”.
Ampliare gli orizzonti abbandonando egoismo e confort ed affrontando energicamente a testa alta quello che altrimenti potrebbe renderci poveri perdenti.

Per approfondimenti:

Manager under 30: mosche bianche (Lettara 43)
http://www.lettera43.it/economia/macro/manager-under-30-mosche-bianche_43675106236.htm

Classifica regioni più competitive in Europa (Il Sole 24 Ore, Adnkronos):
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-08-24/lombardia-solo-128ima-mappa-150054.shtml
http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Notizie/2013/08/classifica.pdf?uuid=1f495626-0cc0-11e3-853e-879afbf18dbf
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Competitivita-Italia-sempre-piu-giu-solo-18ma-in-classifica-Ue_32523727155.html

 

25/08/2013
Valentino Angeletti
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Quell’agibilità che limita la vision politica globale

Gli impegni di governo per gli ultimi scampoli di agosto sono molteplici ed importanti. Nel CdM di oggi si è discusso di tagli agli sprechi delle istituzioni con particolare riferimento, alle consulenze, all’utilizzo delle auto blu, al loro acquisto ed alla loro manutenzione, si è discusso dei precari delle PA presentando alcuni meccanismi affinché le prossime assunzioni li favoriscano che però dovranno essere ridiscussi il 26 agosto. Nel CdM del 28 agosto invece verranno trattati i nodi di IMU ed IVA i quali costituiscono una tappa importante per il governo, benché sia ormai chiaro che il loro impatto sull’economia del paese sarà limitato rispetto ai ben noti problemi di caratura superiore che ancora sussistono. Di oggi è il dato sui fallimenti delle imprese, che includono anche quelle storiche (oltre 50 anni) e più solide, relativo ai primi sei mesi del 2013 che ammontano a 6500, +5.9% rispetto allo scorso anno. La prossima settimana, come detto, saranno al vaglio IMU, IVA e CIG che richiedono coperture per un ammontare totale di circa 6-7 miliardi, considerando anche che le coperture fin ora utilizzate per l’IMU derivano da anticipi di tesoreria da reintegrarsi.
Il Wall Street Journal, citando l’economista di Capital Economics Jonathan Loynes, riporta che l’Italia avrebbe bisogno di una crescita del Pil del 3% l’anno per i prossimi 20 anni per riuscire a ridurre il suo debito dal 130 al 90% del Pil quando dal 1999 ad oggi l’Italia è cresciuta in media di appena lo 0,5% all’anno.
In Europa Gran Bretagna e Germania crescono sopra le attese, questa ultima in particolare grazie alla ripresa di investimenti esteri e dei consumi interni, cresce anche la fiducia dei consumatori europei, ai massimi dal 2011. La Grecia, secondo quanto dichiarato da ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, potrebbe necessitare di un nuovo pacchetto di aiuti, più contenuto dei precedenti, per la fine del 2014.
In USA il mercato immobiliare dopo un’impennata è tornato in calo e la FED ha annunciato una riduzione del QE (tapering) che, benché non siano state definite le tempistiche, potrebbe iniziare da settembre e che sta causando la fuga di capitali ed investimenti istituzionali dalle economie emergenti le cui monete stanno soffrendo in favore dei mercati maturi.
La situazione al di fuori dei confini europei, in Africa e medio oriente, come ricordato dal Ministro Bonino, è drammatica con particolare riferimento all’ Egitto ed alla Siria, dove si sospettano atroci crimini contro l’umanità e l’utilizzo di armi chimiche.

L’importanza dell’Europa, della moneta unica, della stabilità politica dei singoli governi e della pericolosità nel paventare la possibilità di uscita dall’Euro di un paese membro, contrariamente ad alcune autorevoli prese di posizioni tedesche risalenti a qualche mese fa, è stata ribadita dal tedesco presidente della Bundesbank, e membro del board della ECB, Jens Weidmann; il che fa pensare ad un mutato atteggiamento della Germania nei confronti dell’Unione, forse dovuto alle elezioni del 22 settembre o ad una presa d’atto della realtà.

Dall’annuale Meeting CL di Rimini il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha sottolineato come “l’austerità ad ogni costo” sia una via errata e come l’Europa abbia necessità di viaggiare su un binario singolo a velocità costante perché l’interconnessione delle varie economie non consente l’esistenza di paesi di serie A e paesi di seria B. Molto più proficuo sarebbe un mix di rigore, disciplina ed investimenti sul quale però non vi è il consenso di tutta la commissione europea. Il politico tedesco auspica che con le prossime elezioni del parlamento la direzione possa cambiare. Infine Schulz ricorda l’importanza di lavorare per una governance europea forte, per una politica monetaria comune e per un’unione bancaria solida e soggetta alle medesime regole.

Queste parole dovrebbero essere carpite avidamente, studiate ed approfondite dalla politica italiana in preparazione del semestre europeo dal 1° luglio al 31 dicembre, detenuto, quasi come fosse un esame di maturità, proprio dall’Italia che dovrà presentarsi solida e coesa politicamente.

Invece, nonostante tutto ciò, i partiti rimangono principalmente concentrati sul tema dell’agibilità politica di Silvio Berlusconi. Le divergenze si notano all’interno di tutte le forze politiche: nel PD il Premier Letta non è disposto a barattare governo con legalità, la linea del segretario Epifani è quella di non fare sconti ed applicare la sentenza, più possibilisti sono invece altri esponenti di spicco, come Luciano Violante, disposti a posticipare il voto per la decadenza di qualche settimana rispetto al 9 settembre. All’interno di Scelta Civica Mario Mauro propende per l’amnistia in contro tendenza rispetto al suo partito che non è disposto a concedere l’agibilità. Anche all’interno del PDL, benché sempre in difesa del proprio leader, ci sono posizioni differenti, in particolare c’è la linea dura disposta a proporre le dimissioni in massa dei propri esponenti causando una crisi di governo e c’è la linea moderata la quale ritiene una crisi di governo non sostenibile e che si augura un mutamento di pena in pecuniaria. Il M5S vorrebbe correre immediatamente alle elezioni, anche con il “porcellum”, in precedenza tanto vituperato, che a loro detta, così stati le cose, li favorirebbe.
È probabile che al momento del suo insediamento a capo del Governo di emergenza, che nessuno avrebbe voluto e che avrebbe dovuto agire con rapidità, agilità e risolutezza, il Premier Letta pensasse, dopo 180 giorni di Esecutivo, di aver centrato più obiettivi e portato a termine più riforme, ma effettivamente sta gestendo situazioni estremamente tese.
Certamente tutto questo denota un certo livello di incoscienza bi/tri-partisan o una non comune assenza di vision e strategia politica ostaggio di un provincialismo deleterio per le attività necessarie ad affrontare i complessi e delicati scenari globali circostanti.

23/08/2013
Valentino Angeletti
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Missione impossibile: sistema pensionistico da riequilibrare, ma con equità

Il problema del sistema pensionistico è serio, lo sappiamo tutti, da Mastrapasqua a Giovannini, e consiste anche nel fatto che fino ad ora le pensioni non sono state erogate in base a quanto versato. Il meccanismo poteva reggersi e sarebbe stato auspicabile e vantaggioso se i nuovi lavoratori con contributi regolari e consistenti fossero stati superiori o circa uguali agli andanti in pensioni, ma sappiamo che sia per il mercato del lavoro che favorisce il precariato, sia per l’anagrafe del nostro paese non è così.

Va chiarito poi che, anche se in differente misura, appesantiscono il sistema sia le super pensioni da 90’000€ al mese sia quelle da 2’000€ al mese o quelle da qualche centinaio di euro ma erogate a “ragazzi” di 40 anni o anche 39 ai tempi dei super pre-pensionamenti. Adesso modificare in contributivo tout court sembra di fatto una ingiustizia o un taglio lineare che va a colpire indistintamente tutti coloro che, bontà loro, ci arriveranno alla pensione.

Detto ciò riguardo al contributo di solidarietà, del quale nei giorni scorsi si è fatto un gran parlare, si deve sapere che già esiste, ed è stato applicato, con aliquote differenti (tipicamente da 0.3 a 1.0%) a quelle pensioni, tipo lavoratori elettrici, telefonici, volo, trasporti e dirigenti (aventi 5 anni di contribuzione al 31/12/1995), i cui fondi sono in rosso e le cui categorie, si legge, hanno avuto trattamenti di favore, benché le pensioni in oggetto siano probabilmente buone, ma sicuramente non d’oro, mediamente nell’intorno dei 1’800 – 2’500 € netti al mese, fatto salvo forse quelle dei dirigenti d’azienda. Appena è stata paventata l’ipotesi di un contributo di solidarietà per tutte le pensioni oltre 5 o 7 volte il minimo, andando ad includere anche quelle di decine di migliaia di euro al mese, percepite perlopiù da alti funzionari statali con molteplici incarichi, è stata impugnata, e fino ad ora a ragione, la costituzionalità del provvedimento tacciato di disparità di trattamento (articoli 3 e 53). Le categorie alle quali il contributo di solidarietà era stato già applicato, e senza particolari proteste, hanno in seguito chiaramente iniziato ad appellarsi al medesimo principio e probabilmente avranno successo.

Ora è evidente che il sistema pensionistico è stato decisamente troppo generoso ed ha contribuito a portare le casse dello stato in deficit (non si tiri in ballo la CdP la cui missione è ben differente)  però è anche impensabile che le giovani o medie generazioni paghino tutto il fardello per riequilibrare la situazione, lavorando molto di più e percependo decisamente meno. Personalmente, da non tecnico e sostenitore della collaborazione generazionale, cercando di sfruttare per una volta l’anagrafe avanzata del nostro paese, credo che una via percorribile potrebbe essere quella di inserire un contributo per le maxi pensioni, che però non sarebbe sufficiente in quanto ci sono relativamente poche super pensioni rispetto a 5’000’000 pensioni di circa 500€ mensili, in aggiunta per coloro che stanno andando in pensione e che sfrutteranno il metodo retributivo si potrebbe pensare di devolvere tutti i contribuiti, sia personali che aziendali, dell’ultimo anno di lavoro (che potrebbe essere anche un anno di lavoro ulteriore) in favore dei pensionati minimi o in un fondo per le pensioni future; è solo una idea senza pretese, ma che va incontro ad un problema reale ed oggettivo, ossia quello di cercare di ridistribuire ricchezza e benessere in un paese in cui la disuguaglianza tra le classi sociali e tra i molto tutelati ed i nulla tutelati cresce paurosamente e pericolosamente per la stabilità sociale.

Per approfondimenti:

http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/pensioni-oro-corte-costituzionale-cancella-contributo-solidarieta-tassa-illegittima-1583783/

http://www.blitzquotidiano.it/economia/pensioni-contributo-solidarieta-elettrici-1643949/

https://valentinoangeletti.wordpress.com/2013/06/24/abbassare-lindice-gini-con-la-meritocrazia-e-la-collaborazione-generazionele/

 

22/08/2013

Valentino Angeletti

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Verso l’Europa dei popoli

Tra vicende politiche e giudiziarie nazionali si torna a parlare di Europa. Lo fa il Premier Letta in un’intervista al sussidiario.net prima di intervenire al Meeting di Rimini, ove comunque ha ripetuto i concetti, e lo fa il Sole 24 ore nel seguente articolo:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-08-18/leuropa-ricostruita-meno-egoismo-160223.shtml

Benché il tema sia affrontato da angolazioni differenti la sostanza condivisa è che l’attuale modello di Europa sarebbe da rivedere perché da un lato distorto in partenza da un modello economico, finanziario e monetario probabilmente errato o troppo precipitoso dall’altro da una unione fragile, guidata da particolarismi ed interessi locali invece che da collaborazione e sinergia tra popoli al fine di arricchirsi vicendevolmente e competere a livello globale. La marcata austerità che ha dominato negli ultimi anni può non essere più quel baluardo assolutamente da non mettersi in discussione, del resto i Paesi Bassi, primi sostenitori dell’austerity ad ogni costo, non sono protagonisti della ripresa economica, il PIL è calato in nel secondo trimestre del 2013 dello 0.2%, proprio come l’Italia  e le previsioni per l’anno in corso fanno segnare un -1.8%. In Germania il Cancelliere Merkel continua sulla sua linea dura, sostenendo che gli interventi in Grecia sono stati tempestivi ed adeguati, ma ovviamente ciò è parte della campagna elettorale in vista delle elezioni politiche di settembre che saranno una sfida serrata tra SPD e CDU tanto che il Primo Ministro tedesco non esclude una nuova grande coalizione. Dopo le elezioni forse, si spera, ci sarà spazio per mutazioni di pensiero, visto che anche in Germania sta cominciando a prendere piede l’idea che la pur forte e solida nazione teutonica senza un’altrettanto forte e coesa Europa alle spalle, difficilmente riuscirà a competere nei mercati e nell’economia globale.

Di certo c’è che attualmente l’Europa risulta ancora divisa e distante per quel che riguarda troppe questioni importanti, menzionate più e più volte, su cui si dovrebbe intervenire rapidamente. Giusto per aggiungere un ennesimo esempio si riporta il grafico degli stipendi medi nei vari paesi della EU. Come si può vedere la classica giustificazione del costo della vita non può essere addotta (la Grecia o la Spagna non hanno un costo della vita maggiore dell’Italia, e Berlino non è più cara di Roma o Milano, ma un giovane laureato italiano una vita autonoma e dignitosa a Roma o Milano non può permettersela, un collega tedesco a Berlino invece sì). Inoltre, relativamente al nostro paese a penalizzare c’è l’altissimo costo del lavoro e l’enorme differenza tra i redditi più alti e quelli più bassi i quali spesso non raggiungono il livello medio riportato in figura, tanto che per molti, troppi, 23’406€ rappresentano un sogno.

Stipendi medi in EU

Stipendi medi in EU

Il punto chiave per avviare, sperando in una positiva conclusione, il processo di creazione di quell’unione di popoli e culture in mente ai fondatori della EU, a Romano Prodi, ad Enrico Letta ed al Presidente Giorgio Napolitano è che coloro che hanno privilegi e beneficiano, anche meritatamente, di situazioni favorevoli decidano di rinunciare a qualche loro vantaggio immediato per il bene dell’unione, che pagherà sicuramente, con gli interessi, in futuro.

La stessa cosa, a livello nazionale, dovrebbe valere per quel fenomeno vizioso chiamato “scontro generazionale” da mutarsi in “collaborazione generazionale”. Chi ha più privilegi dovrebbe comprendere che per riequilibrare una società altamente disuguale, insostenibile e perdente è necessario cederne una parte in favore dei meno fortunati, tipicamente giovani; allo stesso modo i più validi manager e dirigenti di esperienza dovrebbero impegnarsi, con il sostegno istituzionale, a formare i giovani e la nuova classe manageriale, disposta ad imparare e mettersi in gioco con ambizione ma senza supponenza e superbia, che attualmente non è presente, ma della quale il paese ha fortissimo ed immediato bisogno.

Solo con questo spirito collaborativo, di grande sinergia ed intesa si potrà rinnovare e riformare ciò che al momento non è palesemente vincente.

18/08/2013
Valentino Angeletti
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In Italia per superare la recessione va rilanciata la competitività anche con energia a prezzi concorrenziali

L’Europa è fuori dalla recessione si legge. Tecnicamente è così, dopo 18 mesi consecutivi di contrazione il PIL della UE-27 è tornato a crescere nell’ultimo trimestre di 0.3%, non un livello esaltante, ma che denota un flebile segnale di inversione di tendenza. Lo stesso Olli Rehn, commissario EU per gli affari monetari, smorza giustamente gli entusiasmi asserendo che è solo l’inizio di una lieve ripresa che dovrà scontrarsi con i problemi occupazionali, con la lentezza nell’applicare riforme, ed aggiungo, con una Europa allo stato dei fatti ancora troppo segregata, in particolar modo a livello politico, normativo, bancario e di tassazione.
Lo 0.3% di espansione dell’ultimo trimestre rispetto al precedente (che se paragonato agli stessi tre mesi dello scorso anno, a/a, diventa un -0.7%), senza tirare in ballo le solite tigri asiatiche ed economie emergenti, è inferiore rispetto alle performance Giapponesi, che benché più basse delle previsioni, hanno registrato un +0.6% t/t (trimestre su trimestre) ed un +2.6% a/a confermando che fino ad ora le politiche espansive di Abe stanno avendo buoni risultati, a breve si saprà se la proposta del premier nipponico di diminuire la tassazione sulle aziende per compensare l’incremento dell’IVA, che dovrebbe arrivare gradualmente al 10%, sarà una via percorribile. Gli USA crescono dello 0.4% t/t e ben del 2.4% a/a con dati sull’occupazione incoraggianti (in calo di 15’000 unità i sussidi di disoccupazione che tornano a livelli del 2007) ed una forte ripresa della fiducia, dei consumi e del mercato immobiliare nel quale la società di investimenti Blackstone ha investito 2.7 miliardi di $ acquistando 32’000 case pignorate. La ECB e Draghi hanno agito al massimo delle loro possibilità, ed hanno saputo parlare nel modo giusto ed al momento opportuno, ma oggettivamente fino ad ora le economie sviluppate che hanno avuto la possibilità di attuare politiche monetarie altamente espansive ne stanno giovando più della EU.
All’interno dell’Europa non mancano ovviamente le differenze, la Germania cresce di uno 0.7% mantenendo al disoccupazione al 5,4%, la Francia fa +0.5%, ambedue trainate da domanda interna e consumi crescenti, la Gran Bretagna e la Lituania +0.6%, la Finlandia +0.7%; non vanno altrettanto bene Olanda ed Italia -0.2%, dove comunque il calo sta rallentando, Spagna, Bulgaria, Svezia -0.1% e Cipro -1.4%, ove permangono evidenti problemi di disoccupazione giovanile (oltre il 25% in Spagna e Grecia, il cui dato sul PIL non è ancora stato divulgato, ma probabilmente sarà in un intorno di -4.5%). Sorprende molto positivamente il Portogallo, dove sono state attuate politiche per incentivare le esportazioni, che con +1.1% è il paese europeo a crescita maggiore.

I casi di espansione del PIL sono sostanzialmente dovuti ad una ripresa di domanda interna e consumi che potrebbero ricadere in modo benefico anche sulle esportazioni del nostro paese. Del resto la necessità di una domanda interna in crescita, di consumi ed export in forte aumento sono alla base della ripresa economica del nostro paese poiché pilastri per la creazione di posti di lavoro. Affinché ciò sia possibile è fondamentale abbassare il livello di tassazione in particolare sulle persone fisiche, sulle imprese e sul lavoro e fare in modo che le nostre aziende siano competitive, in particolare con la concorrenza estera. Oltre al cuneo fiscale svantaggioso le imprese nostrane devono far fronte ad un costo dell’energia superiore di circa il 30% rispetto alla media europea che le penalizza in partenza.

Recentemente il Ministro Zanonato, ed ancor prima Corrado Passera, ha sottolineato come sia necessario un intervento nel campo dell’energia per abbassarne i costi. Il Ministro ha confermato il mantenimento degli incentivi al rinnovabile seppur rappresentino una componente importante nella bolletta delle utenze assieme ad altri oneri di sistema come lo smaltimento delle scorie nucleari et similia che andrebbero ridimensionate radicalmente se non addirittura eliminati. Si poi soffre per l’assenza di un piano energetico di lungo termine ed il processo di liberalizzazione del settore non è ancora totalmente maturo e non risulta semplice per il consumatore leggere le bollette, districarsi in modo consapevole tra le miriadi di offerte di vari gestori e scegliere quella più conveniente.

Le fonti rinnovabili offrono un gran numero di benefici, sia in termini di inquinamento, dovuto alla produzione di energia, che di costo della stessa, andrebbero però considerati l’inquinamento e la provenienza dell’energia per la fabbricazione dei pannelli fotovoltaici o delle turbine eoliche al neodimio e lo smaltimento dei pannelli esausti, attività che non sono sempre green, così come va ridiscusso il sistema di incentivazione, domandandosi se, considerata la diffusione, il minor costo dei componenti e le capacità installata raggiunte, il mercato non sia diventato autonomo dagli incentivi, che hanno concorso allo scoppio di una importante bolla speculativa tra il 2008 ed il 2010 a scapito dello Stato, dell’Europa e degli azionisti e dei dipendenti di aziende quotate generalmente medio-piccole. Ovviamente le tecnologie rinnovabili, alla pari della generazione distribuita, dell’accumulo, della mobilità elettrica, dell’efficienza energetica della rete di trasmissione, delle aziende e degli edifici che dovranno essere ristrutturati, ripensati e costruiti secondo canoni di compatibilità ambientale a basso impatto energetico sono temi in cui è necessario investire e che saranno protagonisti della futura città intelligente e,nel breve termine, dell’EXPO 2015. Detto ciò però non ci si può illudere di poter avere un approvvigionamento energetico completamente rinnovabile, almeno nel medio periodo. Le fonti convenzionali o fossili saranno necessarie ancora per un po’ ed è per questo che molto lavoro deve essere fatto per rendere questi impianti il meno inquinanti possibili ed aumentarne al massimo l’efficienza. Il grande parco rinnovabile installato, concentrato in gran parte al sud e poco modulabile, sta mettendo a dura prova la rete elettrica e gli impianti convenzionali. Spesso grandi centrali a carbone, che al momento per i meccanismi del mercato elettrico e per il costo del combustibile risultano più convenienti rispetto a quelle a gas, sono utilizzate per fare regolazione nonostante non siano progettate per quel genere di lavoro col rischio di accorciarne la vita o abbassarne l’efficienza.
Per cercare di diminuire il costo dell’energia, garantendo comunque il servizio in ogni condizione e magari svincolandosi dalle importazioni o diventando esportatori, è necessario pensare ad un MIX energetico differente ed un portfolio ben bilanciato composto da fonti convenzionali e rinnovabili, tenendo in considerazione le mutate esigenze, i nuovi profili di consumo delle utenze e la nuova distribuzione geografica degli impianti.
Su questa via si sta muovendo, almeno stando ai comunicati ufficiali, la Cina che sta investendo nella riduzione dell’impatto ambientale delle centrali a carbone, dominanti nel loro portfolio energetico, ma al contempo sta incrementando il rinnovabile installato (grandi parchi eolici e fotovoltaici). Obama, mantenendo la sua orma green, vede nelle rinnovabili, nell’accumulo e nello shale gas un’opportunità importante per abbattere l’inquinamento e per raggiungere l’autosufficienza energetica, ma al contempo, consapevole della necessità di fonti fossili, ha presentato un piano di investimenti (probabilmente pubblici) per ridurre drasticamente le emissioni delle centrali a carbone che a breve dovranno rispettare stringenti limiti in particolare sulla CO2 (oltre oceano, come in Cina, stanno lavorando molto sulle tecnologie di cattura della CO2, la CCS, nella quale l’Italia è leader).

Altro fattore penalizzante per il nostro mercato energetico è l’eccessivo livello di pressione fiscale, inclusa la Roobin Hood Tax, che vessa le aziende energetiche. Questa pesante tassazione, non ricaricata sugli utenti finali, alla pari dell’incertezza normativa e della abnorme burocrazia, ha indotto aziende energetiche, incluse grandi multinazionali straniere, a ridurre gli investimenti in Italia o a dover accantonare ingenti riserve per far fronte ad eventuali cambiamenti legislativi, spesso a scapito di attività di efficientamento degli impianti o di R&D. Queste aziende hanno sostenuto, e continuano a farlo, il sistema elettrico nazionale e per via della burocrazia, ed a volte anche a causa dell’opposizione di enti o associazioni locali, hanno avuto vita difficile nell’aggredire il mercato italiano delle rinnovabili rispetto a realtà più piccole e snelle ed agli auto produttori. Considerando quanto la crisi ha colpito il settore e l’importanza che l’energia ha per la ripresa economica lo Stato dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di supportare le Utilities e non vessarle in maniera quasi aleatoria e senza preavviso.

L’importanza delle fonti fossili per la sicurezza energetica nazionale è testimoniata dal fatto che ogni inverno, incluso quello venturo, alcuni costosi impianti ad olio debbano fungere da riserva per entrare immediatamente in produzione qualora si verificasse una crisi del gas, come accadde qualche anno fa. Questa programmabilità ed immediatezza di azione non è al momento garantita dalle sole rinnovabili che allo stato attuale non sono gestibili in modo completamente deterministico. Proprio riguardo al tema del GAS, da Baku in Azerbaigian, il Premier Letta ha dichiarato che la TAP, la Pipeline Trans-adriatica che porterà gas azero fino in Puglia, contribuirà ad alleggerire le bollette; tralasciando le proteste locali e la sindrome NIMBY che potrebbero verificarsi, c’è da chiedersi perché in una infrastruttura così strategica ed importante per tutta l’Europa e dove sono presenti realtà pubbliche o private di mezza Europa (Gli azionisti del progetto TAP sono BP UK 20%, SOCAR AZ azienda di stato 20%, Statoil N 20%, Fluxys B 16%, Total FR 10%, E.ON DE 9%, Axpo CH 5%, http://www.trans-adriatic-pipeline.com/) non sia presente lo Stato e/o una grande multinazionale energetica italiana. Se a livello governativo è stato deciso di puntare sul gas forse sarebbe il caso di non “subire passivamente” l’infrastruttura con tutti i rischi del caso, ma prendevi parte, mettendoci nella condizione di giocare attivamente la partita del gas.
In attesa di un mondo completamente verde, di un piano energetico di lungo termine e di un mercato energetico europeo unico si dovrebbe iniziare ad affrontare concretamente il problema altrimenti i migliori e più condivisibili propositi saranno difficilmente raggiungibili.

16/08/2013
Valentino Angeletti
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Napolitano non sorprende, ribadisce!

Attorno alle 19:30, giusto in tempo per scompaginare le scalette dei telegiornali, ma alla fine neanche poi tanto, è stato diramato il comunicato del Presidente della Repubblica in merito al processo Mediaset.

Napolitano, chiamato in causa anche insistentemente da più parti benché non fosse nelle sue intenzioni pronunciarsi pubblicamente, non tradendo moderazione e pragmatismo, è stato decisamente realista senza dare adito alle tanto eclatanti quanto improbabili dichiarazioni che molti, in particolare tra le file del PDL, si attendevano.

I tre punti cardine del comunicato possono essere riassunti come segue:

  • Si deve prendere atto di ogni sentenza definitiva così come vanno rispettate le conseguenti implicazioni.
  •  Al momento non è stata presentata alcuna richiesta di grazia, qualora venisse presentata è dovere del Presidente della Repubblica valutarla  con attenzione.
  • Nella situazione attuale una crisi di governo avrebbe conseguenze drammatiche.

Non ci sono state sorprese particolari ed il “monito” del Presidente, sobrio come al solito, era oggettivamente quello che la maggior parte dell’opinione pubblica, minimamente interessata alla vicende economico politiche del paese, avrebbe proferito o comunque aveva in mente senza necessità che la più importante istituzione lo ripetesse. Evidentemente non vale lo stesso per gli esponenti politici, che tutt’ora cercano di interpretare a loro pro o comunque secondo una specifica linea di pensiero le parole del Presidente.

Se proprio si vuole analizzare quanto scritto nel comunicato stampa si evince in sostanza che la magistratura ed il potere giudiziario hanno agito e continuano ad agire in piena autonomia garantendo uguaglianza a tutti i cittadini di fronte alla legge, il Presidente della Repubblica assolverà sempre e comunque alle sue funzioni e valuterà accuratamente ogni richiesta di grazia conforme alle procedure costituzionali formalmente presentata, inclusa eventualmente quella relativa al Processo Mediaset (di sicuro non si muoverà “motu proprio”), il contesto attuale non consente di affrontare crisi di governo.

Riguardo all’ultimo punto è stato ripetuto più e più volte che i  leggeri segnali positivi che possono far pensare ad una lenta ripresa economica del paese e dell’Europa (nel secondo trimestre del 2013, battendo le previsioni degli analisti, il Pil della Germania sale dello 0.7%, quello della Francia dello 0.5% trainato da una ripresa dei consumi interni, anche il PIL della UE-27 sale dello 0.3%) vanno capitalizzati senza perdere energie, tempo e risorse umane in scontri politici intestini ai partiti o al governo, propagande elettorali ed arroccamenti ostinati, andando ad agire sinergicamente in modo rapido ed incisivo sui tanti aspetti che potrebbero contribuire alla ripresa, anch’essi ribaditi molte volte.

La concertazione della politica, mai come ora, dovrebbe essere rivolta alla soluzione dei problemi concreti, Enrico Letta non dimentica mai di ripeterlo e del resto è quello che sta abilmente ricordando anche Berlusconi, salvo che i suoi in sembrano non volerlo ascoltare perseverando nel lanciare ogni tipo di ultimatum.

Una crisi di governo adesso, con le borse ed i mercati piuttosto “tiranti” dopo settimane di buone performance e lo spread a livelli molto bassi (ai minimi da un paio di anni), complice anche l’incremento dei rendimenti dei Bund tedeschi, lascerebbe ampio margine di manovra alla speculazione e farebbe optare agli investitori, tornati a credere nei mercati azionari, per una presa di benefici scatenando così le vendite. C’è inoltre l’incognita delle agenzie di rating che sorvegliano attentamente l’Italia, sia per lo stato di avanzamento delle riforme e del debito sovrano che ha raggiunto il nuovo record di 2075.1 miliardi di euro a giugno, sia per la situazione politica, che ci è già costata un downgrade nelle scorse settimane. Al momento l’Italia è classificata per S&P BBB con outlook negativo, a soli due step da junk, spazzatura, che per il paese significherebbe grande difficoltà di rifinanziamento se non a tassi esagerati poiché molti investitori istituzionali, grandi fondi e Stati Sovrani hanno per statuto divieto di acquisto di titoli classificati “non investment grade”.

Il Presidente della Repubblica non ha sorpreso, ma di sicuro ha ribadito per l’ennesima volta i capisaldi della linea alla quel i partiti politici dovrebbero attenersi.

13/08/2013

Valentino Angeletti

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IMU VS urgenze del paese

Lentamente, molto lentamente, si sta prendendo atto che l’aumento dell’iva al 22%, il quale nei giorni scorsi è stato posticipato, come da previsioni, ad ottobre 2013, non è così redditizio come era stato preventivato, i consumi si adeguano al potere d’acquisto ed al livello di prelievo fiscale, in Italia estremamente alto. Il punto percentuale che ha fatto balzare l’IVA dal 20 al 21% ha portato entrate inferiori di circa il 6% rispetto a quanto previsto.
Si sta prendendo atto anche che la cancellazione dell’IMU non è probabilmente sostenibile, e che questo provvedimento, contravvenendo a quanto sancito dalla Costituzione, andrebbe a favorire le fasce a redditi maggiori; si tratta di una misura regressiva e priva di coperture sufficienti, afferma il Ministro dell’economia Saccomanni con alla mano uno studio del MEF che presenta 9 alternative all’IMU elencate per efficienza, mentre il Premier Letta, che mai aveva confermato una cancellazione totale dell’IMU, al massimo aveva parlato di rimodulazione o di “metter mano all’imposta”, tranquillizza che la questione verrà risolta entro agosto. Tra le 9 alternative proposte una delle più probabili sarebbe l’inserimento dell’IMU all’interno di una service tax che la includa assieme alle imposte su servizi comunali, da augurarsi che abbaino pensato a come tener conto della tipologia di immobile e soprattutto di come tutelare i non possessori di prima casa da una semplice e subdola ridistribuzione del gettito IMU su una platea più ampia.

Ambedue le evidenze di cui sopra sono state anticipate già qualche mese fa e ribadite più volte. Concludere che la cancellazione dell’imposta sugli immobili agevola la maggior parte delle volte (ovviamente esistono le eccezioni ed i casi particolari) le fasce a più alto reddito non è un sillogismo troppo articolato, me ne ero accorto io e la mia famiglia che purtroppo non siamo possessori di immobili, se ne erano accorti coloro che percepiscono meno di 13’000€ all’anno in quanto esentati, se ne erano accorti la maggior parte dei contribuenti che versavano circa 150€ all’anno di imposta immobiliare, se ne era accorto il PD ed ancora prima Scelta Civica di Monti. Per le categorie a basso reddito il nullo o lieve risparmio di un’eventuale cancellazione dell’IMU non contribuirebbe di certo a spingere vigorosamente i loro consumi, come per i più ricchi e facoltosi il risparmio di qualche migliaia di euro all’anno non sarebbe così significativo da alzare ulteriormente un tenore di vita già elevato, ancora meno plausibile è pensare ad un effetto benefico sul mercato immobiliare.

Dunque tutto ciò che aveva bloccato il Governo Letta, e continua a farlo visto che da Brunetta a Berlusconi non si accetta la possibilità di non cancellare l’imposta sugli immobili minacciando esplicitamente la tenuta dell’Esecutivo, è sempre più evidente essere una questione di poco conto, sostanzialmente proclami da campagna elettorale se paragonata ai reali problemi che con grande difficoltà l’Esecutivo sta cercando di affrontare, primo tra tutti la disoccupazione, il pagamento dei debiti delle PA, il cuneo fiscale, il sostegno alle famiglie ed alle imprese, gli investimenti in sviluppo, il problema del costo dell’energia e via discorrendo.

Mentre la maggior parte dei leader di centro destra è impegnata a lanciare pesanti ultimatum al Governo, non senza scontri interni, sui temi dell’agibilità politica di Berlusconi, sulla quale si pronuncerà l’apposita giunta il 9 settembre, e dell’IMU, nel centro sinistra sono il congresso, la segreteria di partito e la candidatura a Premier ad essere gli argomenti sui quali vengono spese le maggiori energie, in ambo i casi ancora una volta dimenticando le priorità del paese. Non sarebbe meglio, solo per citare l’ultima opportunità da cogliere al volo e da sfruttare senza errori visto che si sta parlando di soldi dei risparmiatori “postali”, supportare già da subito la CdP che, presentando il suo piano industriale per il triennio 2013-2015, ha messo a disposizione da 74 a 80 miliardi di euro per privatizzazioni e piani di lungo periodo come investimenti in infrastrutture e nella crescita dimensionale delle imprese?

09/08/2013
Valentino Angeletti
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I #Guerrieri ed il loro Mecenate devono essere un esempio

Si sente costantemente parlare dei problemi del nostro paese, problemi gravi da risolvere con rapidità, dei quali spesso la politica e le istituzioni sembrano non comprendere l’impatto sociale. Si assiste a vicende drammatiche e storie di insuccessi aziendali non dovuti ad errori o strategie sbagliate dall’imprenditore, che il più delle volte manda avanti un’attività familiare da lui stesso creata, ma causati dalla burocrazia, dalle banche che non concedono credito o dalle amministrazioni pubbliche che pagano anche a 900 giorni.

L’Italia però non è solo questo, anzi si deve lottare affinché non sia questo. Sono dei guerrieri coloro che combattono, giovani, ma non solo, che hanno scelto di non emigrare, sono quelli su cui il paese deve fare leva per ripartire; hanno voglia, idee, intraprendenza, pro-attività, sanno che è necessario il rischio di mettersi in gioco, sia esso un investimento o una proposta, in sostanza un farsi avanti in qualche modo, a volte temendo di sembrare un poco sfacciati, ma sempre con l’umiltà di chi sa cosa vuol dire sacrificio, perché l’ha vissuto sulla propria pelle ed è disposto a farlo.

C’è bisogno dei guerrieri, ma anche di chi crede in loro e li supporta, proprio grazie a Mecenate infatti abbiamo potuto godere delle letture di Virgilio od Orazio.

I #Guerrieri nostrani hanno avuto ed avranno un appoggio in più: https://www.enel.com/it-IT/enel_foundation/ e se vorranno potranno condividere la loro battaglia su questa piattaforma: http://guerrieri.enel.com/ con la speranza che possano essere di esempio e che il loro comportamento, il quale li ha portati a non mollare ed a perseverare, nonostante tutto e tutti, si diffonda inarrestabilmente.

09/08/2013

Valentino Angeletti

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