Mediaset, ma non solo, a bloccare la politica

Solo qualche giorno fa, alla vigilia del processo Mediaset, il profilo adottato da media e politica era piuttosto basso, la linea comune era quella che vicende giudiziarie del Cavaliere e politica dovessero essere separate, benché fossero chiari ed evidenti i contrasti che permeavano trasversalmente i partiti.

La sentenza è stata pronunciata e resa esecutiva, proprio oggi 3 agosto. L’interdizione dai pubblici uffici è rimandata al tribunale di Milano e probabilmente sarà ritoccata temporalmente passando da 5 a 3 anni, mentre è stata confermata la condanna penale per frode fiscale a 4 anni, ridotta a 1 per via dell’indulto. La Corte non ha influenzato il titolo Mediaset che nell’ultimo anno ha guadagnato oltre il 100% consentendo alla famiglia Berlusconi di aumentare il valore delle loro azioni per un ammontare pari circa a quanto dovrebbero pagare a De Benedetti per il caso CIR-Mondadori, 470 milioni di €. Forse la Consob in queste situazioni dovrebbe preventivamente vigilare poiché in un periodo di crisi e con il settore pubblicitario che arranca in tutta Europa, una performance simile del Biscione pare appena sospetta, pur non essendoci fondamento alcuno.

Inevitabilmente l’esito sta avendo un impatto importante. All’interno del PD il segretario Epifani chiede il rispetto della sentenza ed in particolare il voto per far uscire Berlusconi dal Parlamento poiché dal 2012, Esecutivo Monti, chiunque abbia una condanna definitiva di oltre 2 anni non ne può far parte. Il PD rimane anche in questa circostanza diviso internamente (Civati, Epifani, Renzi ad esempio hanno opinioni discordanti), complice il congresso e le elezioni primarie che rendono il clima all’interno dei democratici costantemente da campagna elettorale.

I leader del PDL si schierano a favore del Cavaliere arrivando a chiedere al Presidente della Repubblica la grazia per Berlusconi il quale si limita a dichiarare, molto astutamente, di voler mettere dinnanzi a tutto il bene del paese, ma poi richiede una imminente riforma della giustizia e nuove elezioni nel breve termine. L’ipotesi della grazie è molto remota, non sono i leader politici ad avere facoltà di richiederla e Napolitano, pur favorevole ad una modifica della riforma della giustizia, non è assolutamente intenzionato a concederla nonostante le minacce del PDL di dimissioni di massa che porterebbero immediatamente alla caduta del Governo ed addirittura il clima da guerra civile intimato da Bondi. Esiste inoltre il punto che riguarda la successione, Marina Berlusconi non è gradita a tutti i membri del PDL, ma il nome che consentirebbe di mantenere il simbolo con la dicitura “Berlusconi” e l’esperienza imprenditoriale la pongono di fatto in lizza, quasi che il centro destra liberale in Italia possa essere rappresentato solamente dalla famiglia di Arcore.

Scelta Civica, con l’ex Premier Monti, ricorda saggiamente che in questo momento una crisi di governo potrebbe non essere sostenibile, nonostante sul fronte dei mercati gli spread siano rimasti constanti.

Il Premier Letta, concordando con Monti, dichiara che non è pensabile, anzi si tratterebbe di un “delitto” far cadere ora l’Esecutivo.

La situazione è molto complessa ed intrigata, è probabile che il Presidente della Repubblica stia ripensando alle parole che disse quando accettò il secondo mandato, cioè che in caso di gravi tensioni avrebbe valutato le dimissioni; attriti e scontri non sono mai mancati, ma ora sembrano essersi davvero aggravati e rischiano di compromettere seriamente la tenuta del Governo, lo testimonia una improvvisa accelerazione che qualche giorno fa c’è stata sul fronte della legge elettorale.

Le tensioni politiche, nonostante qualche progresso sul fronte dei conti, dei consumi e della produzione, hanno già portato il rating del debito del nostro paese a due step dalla classificazione “spazzatura”, che vorrebbe dire divieto di acquisto per statuto da parte di molti Stati, ed investitori istituzionali, comprese banche e fondi; a quel punto il rifinanziamento sarebbe più difficile ed avrebbe costi sempre maggiori.

Oltre ai mercati, che guardano il nostro paese con costante attenzione (debito, riforme, mercato del lavoro, disoccupazione sono sorvegliati speciali), vi sono i problemi interni all’Esecutivo. Questo governo che doveva essere rapido, dinamico e flessibile, in grado di affrontare, grazie alla maggioranza ampia, le questioni urgenti in modo celere, si è rivelato ingessato ed ostaggio della stessa maggioranza, quando non delle opposizioni, che lo compongono. Nonostante alcuni buoni risultati sia a Bruxelles (accordi sul lavoro giovanile) che al livello nazionale (sblocco dei pagamenti della PA, qualche riforma per rendere il lavoro più flessibile utilizzando l’EXPO come driver, incentivi alle ristrutturazioni e bonus per elettrodomestici e  riqualificazione/risparmio energetico, qualche flebile cenno alla sburocratizzazione ed alla sua digitalizzazione, che però pecca di educazione digitale della popolazione, in particolare quella più anziana etc) il ritmo è lento ed il Premier Letta è costretto ad impegnare più risorse nella mediazione interna rispetto a quelle che impegna in Europa per cercare di fare in modo che vengano presentare ed approvate quella serie di norme volte ad armonizzare l’ EU ed in grado di creare i presupposti per la ripartenza economica e la competitività che risultano spesso osteggiate dai paesi nordici i quali, come entità particolari, beneficiano di questa situazione contravvenendo allo spirito europeista che dovrebbe essere condiviso e difeso da tutti i membri. In tal senso si possono rammentare l’unione bancaria, l’armonizzazione fiscale e della tassazione, la lotta comune all’evasione, le politiche monetarie della ECB e, limitatamente al nostro paese, l’applicazione della “golden rule” agli investimenti in innovazione ed infrastrutture; tutte norme che necessiterebbero di una pressione costante dei principali rappresentati del Governo italiano.

Alcuni dati stanno lentamente volgendo in territorio positivo rispetto agli ultimi mesi, come la produzione ed i consumi, dopo aver visto cali drammatici, e forse anche il PIL 2014 sarà lievemente positivo, +0.7%; i livelli pre crisi rimangono ben lontani ed anche la disoccupazione continuerà ad aumentare per molti anni, in ogni caso i pochi segnali di inversione di tendenza dovrebbero essere sfruttati, le azioni essere più incisive e rapide, ed il governo non dovrebbe incagliarsi ogni giorno in nuovi  problemi interni.

In questo momento in Italia, come in Europa, si dovrebbero realmente superare gli egoismi e le posizioni da campagna elettorale per operare in ottica di più ampio respiro e risanamento di lungo termine. La maggioranza dovrebbe accordarsi, trovare un compromesso legalmente accettabile sul destino politico di Berlusconi e passare oltre andando ad affrontare i temi di interesse economico per il paese, come il costo dell’energia che necessita di un nuovo piano energetico ed una differente gestione delle rinnovabili e degli incentivi, il lavoro giovanile che deve vedere entro fine anno applicate quelle misure previste dalla “youth guarantee” concordata a Bruxelles e per la quale si ricevono contributi europei, la riforma previdenziale e degli ammortizzatori sociali, il digital divide, il livello fiscale insostenibile, il credit crunch ed il sostegno alle imprese, la riforma elettorale ed il finanziamento pubblico ai partiti, il taglio della burocrazia e della spesa pubblica, la gestione del patrimonio immobiliare e delle aziende controllate o partecipate. Il DDL del Fare per ora è un piccolo tassello di un grande mosaico che in breve tempo dovrebbe essere completato, ma i giocatori, quasi che non riescano a rendersi conto delle situazioni economico sociali in cui versano il paese e le persone, non sembrano essere troppo motivati, continuando ad avere un visione molto limitata e sempre più “divisiva”.

03/08/2013

Valentino Angeletti

LinkedIn: Valentino Angeletti

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2 Risposte

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