I 500 milioni per l’IVA dovrebbero provenire da altrove

Spesso nei giorni scorsi si è parlato di lievi segnali di inversione di tendenza (ben lontani da esser prova di ripresa) per quel che riguarda consumi, produzione, concessione di credito alle famiglie per l’acquisto della prima casa, pagamento dei debiti delle PA, rallentamento della contrazione del PIL (-0.2% nel secondo trimestre 2013), ordinativi in timida crescita, che il governo deve sfruttare lavorando sinergicamente ed oltrepassando le divisioni interne che lo contraddistinguono.

Oggi c’è stata la conferma di un aumento delle entrate tributare relative al primo semestre 2013 rispetto all’anno precedente. L’ammontare complessivo per i primi sei mesi dell’anno in corso è di 197’029 milioni di €, +3.1% (5’898 milioni di €) rispetto allo stesso periodo del 2012.

Il maggior contributo alle entrate è stato dovuto all’ IMU che ha apportato 9 miliardi, in aumento anche gli introiti per Irpef ed Ires. La lotta all’evasione ha contribuito con un ammontare di 3.655 milioni di € (329 milioni di euro pari a +9,9% sul 1H 2012) che rimangono sempre troppo pochi rispetto al totale evaso, ma sono un miglioramento.

In calo invece quelle che sono le imposte indirette, dovute sostanzialmente al calo dei consumi. In particolare sono diminuite le entrate dovute alle imposte su tabacco, oli minerali, gas metano in controtendenza quelle relative alle imposte di bollo in aumento (e non poteva essere altrimenti essendo le imposte di bollo, aumentate negli ultimi mesi, obbligatorie). Nel contesto dell’importante diminuzione dei consumi, che ha colpito, in modo preoccupante per la qualità della vita in Italia, anche beni di prima necessità come cibo (sia in quantità che in qualità), istruzione e visite mediche, è calato di conseguenza anche il gettito IVA, per la precisione -2,866 miliardi di €, – 2,3% sugli scambi interni e -22,3% su quelli esterni.

Considerando che il nodo IVA è una spina nel fianco per il Governo, che necessità 500 milioni di € per scongiurare l’incremento di un punto percentuale ad ottobre e di 4 miliardi per coprire anche il 2014, si potrebbe fare una valutazione differente.

(Per approfondimenti si rimanda all’articolo del “sole 24 ore”: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-08-05/primi-mesi-2013-aumentano-153147.shtml ).

Era già stata menzionata la curva di Laffer che mostra come aumentando la pressione fiscale oltre un certo livello l’effetto ottenuto è un calo del gettito complessivo ed evidentemente il punto di inversione o di massimo della curva in Italia è stato superato.

(https://valentinoangeletti.wordpress.com/2013/07/20/superare-lempasse-agostana-poi-concentrarsi-sul-concreto/ ).

Paradossalmente il passaggio al 22% dell’Iva potrebbe portare entrate inferiori al “forecast” dei 500 milioni di € fino al 31 dicembre 2013 e 4 miliardi per il 2014, creando di fatto un buco che andrebbe coperto in altro modo: con tagli sui costi nel mondo ideale, con nuove imposte di più rapida attuazione e dal risultato immediato nel mondo reale. Questa analisi molto semplice, avvallata dai dati, unita al fatto che l’aumento dell’IVA pesa non poco su privati ed aziende in un momento particolarmente difficile, dovrebbe ulteriormente chiarire che aumentare l’IVA non è un provvedimento benefico, molto più efficace e strutturale sarebbe operare sui costi, sui centri di acquisto unici, sul patrimonio immobiliare statale e sulle partecipazioni, proseguire sulla via della lotta all’evasione, ma ovviamente i risultati non sarebbero immediati. Per le entrate a breve termine potrebbe essere adeguata la tassazione sui proventi finanziari, attualmente più bassa rispetto a molti altri stati europei. L’uscita dalla crisi non può prescindere, anche se non unicamente, dalla ripresa dei consumi per i quali è necessario creare lavoro, incrementare il potere d’acquisto delle famiglie ed aumentare l’export sul quale l’Italia deve convincersi ed ostinarsi a puntare sempre di più individuando anche altri bacini di utenza. Interessante è il fatto che molte aziende nostrane, rispondendo ad un sondaggio abbiano detto di stare pensando ad operazioni di M&A, in particolare operando in paesi ad alti tassi di crescita ed inferiore costo del lavoro senza però rinunciare a qualità e professionalità in grado di competere con l’Italia oppure tramite la creazione di “Joint Venture” in modo da aumentare il loro potenziale, in particolare relativo alla catena distributiva che nel nostro paese rimane molto lacunosa. L’esperimento intelligente portato avanti dall’imprenditore Farinetti con la sua Eataly dimostra come, supportato da una catena distributiva buona sia fisica che on-line, il made in Italy e le eccellenze del nostro paese abbiano ovunque un grande successo.

05/08/32013

Valentino Angeletti

LinkedIn: Valentino Angeletti

Twitter: @Angeletti_Vale

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