Spunto dal CEO Microsoft: “giovani e dirigenti affrontate il cambiamento e mettetevi in gioco”

“There is never a perfect time for this type of transition, but now is the right time. We have embarked on a new strategy with a new organization and we have an amazing Senior Leadership Team. My original thoughts on timing would have had my retirement happen in the middle of our company’s transformation to a devices and services company. We need a CEO who will be here longer term for this new direction…”

“Non c’è un tempo giusto per questo tipo di transizioni, ma questo è il momento adatto. Abbiamo intrapreso una strategia nuova in una organizzazione nuova ed abbiamo un fantastico team di dirigenti. Il primo pensiero è stato che il mio ritiro avrebbe dovuto avvenire nel mezzo della trasformazione in atto nella nostra azienda che la porterà ad essere rivolta principalmente alla fornitura di dispositivi e servizi. Abbiamo bisogno di un CEO che rimanga in carica per più tempo durante questo processo…”

Questo è uno stralcio della lettera scritta ai propri dipendenti dal dimissionario CEO di Microsoft, Steve Bellmer, 57 anni, che entro un anno lascerà il posto al suo successore nominato nei prossimi mesi.
Da ammirare oltre che l’onestà intellettuale, la presa d’atto del cambiamento, del fatto che quello che prima era ora non è più e forse mai sarà di nuovo e della necessità di una persona flessibile, capace di cogliere immediatamente le innovazioni e le tendenze, un giovane per guidare il colosso tecnologico che ha incamerato tanti successi e qualche flop, ma non è questo il punto, il fallimento fa parte del gioco e soprattutto ai giovani deve essere consentito, almeno una volta, di fallire, sarebbe segno che hanno avuto modo e voglia di provare, e che sta attraversano un processo di riorganizzazione strategica che lo porterà a competere non più nel campo del software dove sta subendo la concorrenza di competitor agguerriti come Google e Macintosh, ma nel campo dei dispositivi e dei servizi, con particolare attenzione al cloud ed ai big data.

Tal comportamento ammirevole e lungimirante, che forse non a caso proviene da un manager di una azienda tecnologica che per mission e per necessità deve sempre guardare avanti e cercare di anticipare, difficilmente si può applicare all’Italia. Nel nostro paese, quel paese che non ha nessuna regione nelle 100 più competitive d’Europa e che si piazza al 18° posto dopo Portogallo e Cipro nella classifica generale elaborata dalla commissione europea, quel paese dove la causa della perdita di competitività vorrebbe essere attribuita all’anno di governo Monti, quel paese dove costi, tasse, iter burocratici ed opposizioni quasi scontate di parte dell’opinione pubblica ad ogni progetto ostacolano gli investimenti esteri quando non fanno scappare quelli già pianificati (vi sono, solo per citare pochi di moltissimi esempi, il caso del rigassificatore British Gas a Brindisi, i progetti ENEL di Porto Tolle, Porto Empedocle e della centrale a biomasse di Mercure che ha vissuto 12 anni di iter autorizzativi ed un ulteriore vizio di forma, l’iter dell’ IKEA nel pisano che è durato quasi 18 anni, l’opposizione alla costruzione di campi eolici off-shore a largo del Molise), questo tipo di presa di coscienza non è frequente. Le poltrone, dei manager pubblici, di quelli privati e dei dirigenti politici non si lasciano, al massimo si scambiano, quello per il mantenimento della posizione sembra il maggior interesse, messo dinnanzi anche alla strategia ed al bene aziendale, statale o degli eventuali stakeholders, tanto che ogni tipo di vision e previsione per il futuro è posta in secondo piano rispetto al beneficio immediato e l’età media della classe dirigente è altissima, tanto da far sorridere di fronte ai 57 anni di Bellmer.

Ovviamente la generalizzazione non è mai un buon metodo ed il fare della questione anagrafica l’unico requisito per il cambiamento non è corretto giovani e meno giovani devono contaminarsi, andare a braccetto, guidati dalla meritocrazia a prescindere dalla classe sociale di estrazione, condividendo e confrontandosi su punti di vista, modi di agire ed affrontare i problemi, metodologie di pensiero ed esperienze, arricchendosi vicendevolmente ed andando a formare quella classe dirigente che serve al paese, da scoprire nella generazione nel pieno delle forze.
Vi sono casi evidenti, ma purtroppo in minoranze nel nostro paese, di manager aventi età più avanzata dotati di uno spirito innovativo e di una lungimiranza non comuni in un giovane appena uscito da un MBA, manager che sono in grado di comunicare efficacemente con parole e con le nuove tecnologie, che non sono spinti dalla superbia e che sono disponibili al colloquio con i giovani, manager che sanno quali sono le leve su cui puntare per fare un business vincente. Di contro esistono moltissimi casi di giovani che non hanno voglia di confrontarsi col mondo, col cambiamento, che non accettano la difficile sfida della globalizzazione che pure richiederebbe anche un loro contributo, che preferiscono accontentarsi di un lavoro “qualsiasi”, magari sotto casa, invece di cercare la loro strada e ciò che li farebbe esprimere e realizzare al massimo delle loro potenzialità.
Più in generale la mentalità che avvolge tanti italiani, a qualsiasi livello, è che le cose non debbano cambiare poiché alla fin dei conti si sta abbastanza “comodi” in un quieto vivere noto, che si debba rimanere radicati al passato mantenendo quelli che rappresentano vecchi “mos maiorum” ma che ormai, volenti o nolenti, sono avulsi dalla realtà che ci troviamo a dover affrontare. Questa situazione non è colpa di qualcuno in particolare, ma del corso degli eventi dell’evoluzione che il mondo sta vivendo, dettata da una complessa interconnessione di cause e scenari non controllabili per buon dispiacere di coloro che vorrebbero che tutto rimanesse com’è stato finora, ma ciò è evidentemente impossibile non è mai stato così, “panta rei”, tutto scorre, diceva Eraclito, le ere si sono succedute, esseri viventi si sono estinti, catastrofi sono trascorse lasciando conseguenze più o meno drammatiche, sovrani, regni ed imperi hanno fatto il loro corso, cambiamento ed adattamento sono vita, rappresentano lo strumento che la natura ha messo ha disposizione per adattarci, sopravvivere e prosperare, e sarebbe davvero da stolti ed irresponsabili non capirlo e fossilizzarsi su una staticità che non ci è propria.

L’appello da rivolgere alla classe dirigente è quello di affrontare il cambiamento con energia, non averne paura, il non affrontarlo è una sconfitta sicura e peggiore di averci provato ma non esserci riusciti, uscire dalla propria zona di confort, eventualmente fare un passo indietro e pensare al futuro mettendo da parte l’egoismo che potrebbe spingere alla staticità, non temere di circondarsi di giovani meritevoli dandogli la possibilità di essere discepoli, ma allo stesso tempo insegnanti in un processo di contaminazione di idee, di metterli alla prova in posizioni rilevanti, perché nel resto d’Europa accade già, ben consci del fatto che la propensione alla scoperta ed all’innovazione generalmente comincia ad esaurirsi dopo i 35 anni. I giovani, dal canto loro, devono mettersi in gioco senza timori, non accontentarsi, ambire, in senso positivo e non superbo, al meglio e fornire il loro contributo, cercare di capire la direzione che sta imboccando la società globale, informarsi e prendere una posizione frutto solamente del loro libero pensare.
Per ambedue vale quanto detto da Bergoglio, ora papa Francesco, grande “testimonial” e comunicatore di quello che significa rinnovare un’entità, la chiesa, di per se conservatrice, durante il suo discorso al Bundestag Tedesco: “Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo…”.
Ampliare gli orizzonti abbandonando egoismo e confort ed affrontando energicamente a testa alta quello che altrimenti potrebbe renderci poveri perdenti.

Per approfondimenti:

Manager under 30: mosche bianche (Lettara 43)
http://www.lettera43.it/economia/macro/manager-under-30-mosche-bianche_43675106236.htm

Classifica regioni più competitive in Europa (Il Sole 24 Ore, Adnkronos):
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-08-24/lombardia-solo-128ima-mappa-150054.shtml
http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Notizie/2013/08/classifica.pdf?uuid=1f495626-0cc0-11e3-853e-879afbf18dbf
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Competitivita-Italia-sempre-piu-giu-solo-18ma-in-classifica-Ue_32523727155.html

 

25/08/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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4 Risposte

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