Archivi del giorno: 29 agosto 2013

Un difficile G20 per puntare alla resilienza

Sarà un G20 estremamente difficile e delicato quello che si svolgerà giovedì 5 e venerdì 6 settembre, a San Pietroburgo, in Russia, si intrecceranno le problematiche economico-sociali con quelle geo-politiche e relative agli scontri in medio oriente.

Nelle ultime settimane le tensioni tra USA e Russia hanno progredito in crescendo, a cominciare dal caso Snowden fino alla vicenda della Siria. Russia e Cina, che con USA, Gran Bretagna e Francia rappresentano i cinque membri permanenti del consiglio di sicurezza dell’ONU, potrebbero porre veto alla bozza di risoluzione presentata da Cameron che prevedeva un intervento armato in risposta al presunto utilizzo di armi chimiche in Siria. Già prima della vicenda siriana esistevano addirittura dubbi sulla partecipazione di Obama al meeting, che in seguito ha confermato la propria presenza.
Nonostante si sostenga che quella siriana non è una vicenda che verrà trattata al G20 è innegabile che qualche risvolto lo porterà, le atrocità attuate non possono e non devono essere taciute ed inoltre, pur non essendo la Sira un grosso esportatore di petrolio, si trova in un aria strategica per l’approvvigionamento energetico del Mediterraneo. Gli scontri in Siria, in Egitto ed Libano, oltre al dramma umanitario di prima importanza, hanno fatto sfiorare al greggio quota 120$ al barile ed i prezzi dei carburanti sono in aumento, queste ripercussione saranno probabilmente inserite nei dibattiti.

Astraendo e ponendoci su un piano più elevato rispetto alle discussioni di dettaglio che verranno affrontate non c’è dubbio che debbano essere messi al centro della discussione il cambiamento che la società ed il mondo stanno vivendo, addirittura in molti casi subendo, e le interconnessioni globali che rendono sempre più complessi ed intrigati i rapporti tra paesi, continenti ed intere regioni geografiche.
Strettamente collegata al cambiamento ed alla possibilità do continuare a vivere con una elevati standard di benessere, ma al contempo in modo sostenibile, e diffondendo questo benessere alla platea più grande possibile, è la capacità dei singoli paesi ed aree di essere rapidamente resilienti rinnovandosi ed adattandosi proattivamente alle evoluzioni esterne, intraprendendo percorsi anche molto complessi per modificare stili, abitudini e più in generale sistema.

L’energia e l’ambiente saranno punti da affrontare e di sicuro Russia, Cina e USA (ma non solo) non si lasceranno scappare l’occasione. Anche nell’ “Energy and Environment” il cambiamento è evidente e rapido da un lato si dovranno analizzare le mutate esigenze energetiche, in particolare lo spostamento del baricentro della domanda, le differenti disponibilità dovute a nuove scoperte ed a tecnologie innovative e la necessità, essendo l’energia fonte di vita e bisogno primario per il benessere dei popoli, di cercar di rendere disponibile a tutto il globo sufficienti risorse energetiche per uno standard di vita dignitoso, dall’altro si dovrà fare i conti con l’ambiente sempre più sofferente e che non può sopportare ulteriori massicce immissioni di anidride carbonica ed in generale di veleni. L’impegno USA, che comunque non ha ratificato gli ultimi protocolli sul clima, è stato ribadito a più riprese da Obama che ha intenzione di imporre limiti di legge alle emissioni di CO2 alle aziende energetiche americane così come ha intenzione di investire sempre più in efficienza energetica domestica ed industriale, nel rinnovabile e nello shale gas. Analoghi impegni dovranno essere presi anche dagli altri paesi, in primis Russia, Cina e Canada, e sottoscritti, e ciò vale anche per gli USA, in modo formale nelle sedi deputate.

Le politiche monetarie dei vari Stati sono una questione che potrebbe sembrare troppo specifica e geograficamente limitata per essere affrontata in un G20, ma non è così. I soli annunci da parte della FED di un tapering, cioè riduzione dell’acquisto di titoli di stato, tramite stampa di nuovo denaro, che al momento ammonta ad 80-85 miliardi di dollari al mese, ha avuto un impatto importante sui mercati mondiali. E conseguenze ancora peggiori stanno avendo le crisi monetarie in India e Brasile dove per fronteggiare il rallentamento della crescita ha avuto luogo una enorme svalutazione delle valute locali che ha creato problemi al commercio, agli investimenti ed alle borse di tutto il mondo. Anche il rallentamento della crescita cinese che si è attestato al 7% circa (valore spaventoso per le economie sviluppate) e la politica del nipponico Abe si sono ripercosse sull’economia globale.

Il mondo della finanza e più semplicisticamente delle banche ha influenzato in modo drammatico gli ultimi anni. La decisione di unificare le banche d’investimento con le banche “commerciali” presa nel 1999 in USA ha contribuito, oltre che alla crisi dei mutui subprime iniziata nel 2008, alla deriva della finanza rispetto all’economia reale, creando un substrato di ricchezza virtuale ad appannaggio di pochi, così come han fatto, in modo minore, lo scandalo Libor o lo zelo del trader londinese di J.P. Morgan soprannominato la “balena di Londra”.
Il periodo pre-crisi è stato un periodo di indubbia crescita economica e prosperità viziato però da un fatto singolare nella storia, cioè che la ricchezza creata veniva incanalata verso pochissime persone aumentando sempre più marcatamente il divario tra i ricchi ed i poveri. Il Brasile, la Cina, la Russia ed in generale i paesi in via di sviluppo, ma anche quelli pesantemente basati sulla finanza come la Gran Bretagna e non dimentichiamo la stessa Italia vedono una disuguaglianza sociale enorme che il G20 dovrebbe discuterne al fine di implementare piani di intervento per riportare la finanza al servizio dell’economia. In tutti i periodi di crescita economica precedenti a quello conclusosi nel 2008 a beneficiare del maggior benessere era tutta la società, ciò dimostra una distorsione negli ingranaggi del sistema che necessità di un cambiamento radicale del paradigma ed in ogni caso di un maggior controllo, in particolare su tutta quell’aria finanziaria al momento non regolamentata, la shadow banking, popolata da derivati, cds, etf e strumenti che di per se non sono diabolici, ma non essendo stati regolati, avendo meccanismi incomprensibili se non a pochissimi esperti (il caso MPS dimostra come l’utilizzo di questi strumenti non sia banale neppure per addetti ai lavori) ed avendo superato per valore il PIL mondiale (poco meno di 70 mila miliardi di $) possono dare adito a speculazioni e crisi economiche e sistemiche di dimensioni catastrofiche.

In Europa problemi in paesi relativamente poco rilevanti come incidenza del loro PIL su quello dell’Eurozona hanno portato centinaia di miliardi di perdita in capitalizzazioni di borsa ed influito negativamente, in modo diretto sui loro cittadini, in modo indiretto su quelli europei, così come le scelte di politica monetaria della ECB o la propensione all’austerity della Germania hanno portato ripercussioni da est ad ovest.

Le interconnessioni tra le varie economie e la rapidità con cui enormi flussi di capitale e di investimenti, sia finanziari che reali (la Cina è molto attiva nel settore energetico, Oil&Gas e minerario), in poche parole la globalizzazione, si spostano tra zone geograficamente lontanissime a seconda della convenienza, rendono il sistema tanto interdipendente da ampliarne enormemente sia le potenzialità di crescita e sviluppo che le vulnerabilità le quaoli si ripercuotono su tutti gli attori dello scenario globale.

Il modo di affrontare una situazione che in relativamente poco tempo è mutata radicalmente necessita di un cambiamento incisivo, convinto, simultaneo e sincronizzato di tutti i sistemi paese e delle popolazioni. La resilienza che governi del G20 devono discutere assieme ad altri importanti attori della globalizzazione, come banche, multinazionali energetiche, fondi di investimento ed ovviamente istituzioni politiche e divulgare nei loro confini di competenza consiste nell’adattamento proattivo al cambiamento, della politica, delle amministrazioni, delle aziende e delle genti, che la ricerca del trade-off ottimo tra sviluppo e sostenibilità ci impone di perseguire in tutti i settori economico-sociali con il fine ultimo di modificare e porre dei limiti a quel sistema ed a quel paradigma che ha portato le distorsioni e le disuguaglianze foriere di crisi e tensioni sociali.

29/08/2013
Valentino Angeletti
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IMU: “the pacemaker”

“Nel 2013 non si pagherà l’IMU sulla prima casa e sui terreni agricoli” eccolo il comunicato dominante diramato ieri dalla maggioranza ancor prima della conclusione del CdM, che ha trattato anche altri importanti argomenti (CIG, mutui per giovani coppie, esodati). Come previsto e scritto, tutti i membri dell’Esecutivo rivendicano la vittoria ed il raggiungimento del proprio obiettivo, anche se in partenza nelle idee PDL c’erano l’abolizione totale sul qualsiasi tipo di prima casa ed anche la restituzione di quanto versato lo scorso anno, ipotesi mai presa in considerazione e se non ufficialmente smentita di sicuro messa pian piano sotto il tappeto dagli stessi proponenti.
La vittoria risulta però ancora debole e poco chiara se guardata dal punto di vista del provvedimento, è invece segno di accordo nella maggioranza che, volendo essere estremamente ottimisti, si spera sia l’inizio di una più stretta collaborazione per il bene del paese.
La prima rata dell’IMU non verrà pagata, le coperture deriveranno da alcune misure non strutturali, come l’IVA sulle fatture dei pagamenti (incrementati di 10 miliardi) dei debiti delle PA, ad alcuni tagli (non specificati) sulla spesa pubblica, e ad una sanatoria (quindi per definizione una tantum) sulle sale da gioco ed imprese connesse.
La seconda rata invece sarà ridiscussa nella legge di stabilità di ottobre, senza ad oggi definire quali siano le coperture. Coperture che sono sempre difficilissime da trovare, considerato che ad ogni necessità si accenna ad aumento di accise su carburanti (già in aumento a causa della crisi in Siria, Libano ed Egitto), tabacchi, alcol ecc. inoltre non è stato specificato chiaramente quali siano gli immobili che continueranno a pagare oppure quale sia il trattamento delle seconde e terze case o degli immobili industriali.

Dal 2014 poi l’IMU sarà sostituita od integrata nella tassa sui servizi, la TASER. In questa nuova imposta, necessariamente il più progressiva possibile, dovranno essere presenti misure di natura strutturale altrimenti si corre il rischio che vi sia solamente una modifica nel nome ed una più amplia platea (gli affittuari ad esempio) su cui spalmare quello che prima era l’introito dell’IMU. L’auspicio è che finalmente si agisca in modo concreto ed incisivo sulla spesa pubblica tenendo in considerazione anche l’etica e la morale con le quali si deve fare i conti in una situazione di difficoltà sociale come quella che in essere. Si rammenta che l’Europa ha sottolineato che l’eliminazione della tassa sugli immobili rappresenta una misura non equa e che incrementa, contrariamente a quanto Bruxelles vorrebbe perseguire, le differenze sociali,tanto che Olli Rehn, commissario europeo per gli affari economici e monetari, ha dichiarato che l’ Unione attende di conoscere la fonte delle risorse economiche per la cancellazione dell’imposta immobiliare al fine di valutarne l’efficacia ed appunto l’equità.

Questo rinnovato slancio collaborativo del governo che ha unito la maggioranza facendo tutti vincitori, probabilmente non avrà un impatto tremendamente positivo su quello che è l’obiettivo della riduzione della tassazione, cioè il rilancio dei consumi. I meno abbienti già pagavano poco o nulla, i più ricchi dovrebbero continuare a pagare ed il risparmio della classe media, considerando che mediamente l’IMU pagata è stata di circa 180€, difficilmente sarà destinato a consumi sfrenati. A giungo i consumi degli italiani sono calati del 3.0% su base annua e dello 0.2% rispetto al mese precedente. In calo anche i consumi alimentari (-2.9%) inclusi quelli dei discount (-1.3%). In leggero aumento invece i risparmi degli italiani, che si privano di beni di prima e seconda necessità, mortificando in molti casi la loro qualità della vita e la loro salute, per cercare di mettere in banca qualche euro. Ciò evidenzia come le aspettative e le prospettive per il futuro degli italiani non siano positive. Il Governo deve eseguire quelle riforme e misure che ormai sono state elencate numerose volte e dare la sensazione di essere vicino al cittadino, alle imprese ed ai loro problemi cercando di ripristinare l’equità sociale venuta decisamente meno (secondo paese dopo UK per iniquità), anche tramite l’eliminazione dei privilegi alla politica ed interventi sulle super pensioni che non potranno, da soli, fornire i denari necessari alla soluzione dei problemi, ma concorrerebbero a pacificare cittadini e governanti, perché, non dimentichiamolo, il rapporto continua ad essere incrinato ed il distacco marcato.

29/08/2013
Valentino Angeletti
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