I paradossi delle coperture IMU

Ieri sera a Genova le tre sigle sindacali principali CGIL, CISL e UIL rappresentate rispettivamente da Camusso, Bonanni ed Angeletti e la Confindustria presieduta da Giorgio Squinzi hanno sottoscritto, di comune accordo, seguendo lo spirito collaborativo conveniente nelle situazioni complesse che possono essere riassunte dalla locuzione “siamo tutti sulla stessa barca”, e che dovrebbe animare anche l’Esecutivo, un documento d’impegno congiunto per la crescita. Ambedue le parti hanno convenuto sulle priorità che possono essere riassunte in: modifica del fisco ed in particolare del cuneo fiscale e della tassazione sul lavoro, politica industriale ed energetica a sostegno delle imprese che favorisca investimenti in R&D, innovazione, abbatta il costo dell’energia e che cerchi di far leva sulle opere infrastrutturali, grandi e piccole, che possono creare un indotto, ed infine iniziare e portare a termine il processo di ammodernamento delle pubbliche amministrazioni e delle istituzioni che riduca il fardello costituito dall’opprimente burocrazia dal costo di svariate decine di miliardi l’anno.

Se da un lato i presupposti lasciano ben sperare dall’altro sembrano sorgere alcune contraddizioni nei piani di copertura per la seconda rata dell’IMU (costo 2 mld € ), del rifinanziamento della CIG e delle missioni all’estero (costo 1 mld €), e rinvio dell’aumento dell’IVA (costo 1 mld €) servono dunque circa 4 miliardi in un mese, cioè entro la legge di stabilità, e come ha sottolineato il Sottosegretario Baretta non si trovano di certo in 20 minuti, il tutto ricordando che deve essere rispettato il tetto del rapporto deficit/PIL del 3% imposto dalla EU e che ci è costato l’attivazione della procedura di infrazione.

Le coperture derivano da tagli semi lineari quantomeno dubbi perché pare che andranno ad intaccare settori importanti e già particolarmente debilitati incluso quello dell’occupazione. Viene ridotta la deducibilità fiscale per le assicurazioni vita stipulate dopo il 2000 che all’atto pratico, considerando i tassi applicati in linea con quelli dei titoli di stato, si potevano ritenere vantaggiose solo per l’agevolazione fiscale (senza tener conto dell’impegno temporale di norma molto importate) e che in alcuni casi rappresentano un supporto alla pensione, che per le generazioni alla quale verrà applicato il metodo totalmente contributivo, da sola non garantiscono (ed è provato) una mensilità sufficiente al sostentamento della persona. Oltre ad alcuni tagli su ministeri ed assunzioni nelle PA (poco meno di 1 mld € in totale) nelle quali è corretto ottimizzare le risorse in essere, sono stati introdotti anche tagli alle assunzioni nelle forze di polizia e vigili del fuoco (si parla di circa 100 mln €) dall’organico ampiamente sotto dimensionato, tagli (20 mln €) alla lotta all’evasione fiscale (che dovrebbe essere un punto fondamentale per il recupero del sommerso il quale galleggia nell’intorno stimato di 150 mld € annui) nella fattispecie all’assunzione di nuovi ispettori, tagli (300 mln €) anche per gli investimenti in rete ferroviaria e la sua manutenzione, che fatto salvo i buoni collegamenti tra le grandi città con treni veloci, sono decisamente arretrati quando non fatiscenti, senza voler ricordare che una corretta manutenzione significa sicurezza dell’infrastruttura, tagli anche per efficienza energetica (decisamente negativo, poiché efficientamento energetico significa filiera lavorativa di alto livello ed indotto in vari settori, edilizia compresa) ed incentivi alle rinnovabili, provvedimento corretto se i ricavi andassero a contribuire all’abbassamento della bolletta.

Da quello che si legge sembra proprio che si siano intaccate risorse in settori importanti, compromettendoli drammaticamente, per racimolare pochi milioni di euro. È inoltre prevista una clausola di salvaguardia nel caso in cui non vengano raggiunte le somme previste che consiste nell’aumento di accise su giochi, alcol, tabacchi e degli acconti su ires e d irap; Visco ha inoltre ricordato che l’aumento dell’IVA non potrà essere rimandato in eterno e che probabilmente da gennaio verrà applicato.
Vero è che Letta ha dichiarato che questi denari non sarebbero stati spesi questo anno e saranno reintegrati, ma questo genere di approccio alla lunga non può portare da nessuna parte, se non ogni anno a dover fare i salti mortali per trovare le coperture di turno. È abbastanza evidente che l’opinabile operazione sull’IMU sta mettendo alla prova oltre che il Governo, anche i conti pubblici e sta distogliendo da tempo risorse ed energie da questioni più importanti e strutturali.
La priorità sono rilanciare occupazione, ridurre il peso fiscale contribuendo ad innalzare il potere d’acquisto degli italiani non dimenticando di far leva sull’export, in poche parole far ripartire l’economia. Se sul fronte del lungo termine i punti su cui lavorare sono molti, inclusa le discussioni in sede europea su un QE e sulla golden rule non conteggiando nel deficit gli investimenti ad alto valore aggiunto come quelli produttivi, in innovazione ed infrastrutture, per reperire le risorse di breve al solito si opera con l’accetta.
Alla luce però di come si è agito non sarebbe stato più equo, perché l’equità e la ridistribuzione del reddito è un obiettivo che l’Europa chiede, ma ancor prima è una necessità ed un dovere nei confronti dei cittadini, operare sulle pensioni d’oro (che secondo alcuni non possono fornire miliardi, ma i tagli alle forze di polizia o alla manutenzione ferroviaria avrebbero potuto coprirli senza problemi) oppure tornare a parlare di mini patrimoniale sui super ricchi, alcuni dei quali sarebbero anche favorevoli se ciò servisse al paese?
È probabile che da Bruxelles non tarderanno a commentare la natura delle coperture, ed è ancor più probabile che le loro annotazioni non saranno positive.

Innescare meccanismi che portino vantaggi nel lungo termine è fondamentale, come per le risorse necessarie nell’immediato non è possibile tagliare i servizi base di un paese moderno e civile, a tal pro sarebbe effettivamente più corretto ed anche onesto seguire il principio costituzionale che chi più ha più dovrebbe contribuire.

03/09/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_vale

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