Dal G20, il bicchiere mezzo pieno di Letta

A margine del G20 di San Pietroburgo il ministro dell’Economia Saccomanni rispondendo ad una intervista ha ricordato come, benché molto lentamente e debolmente, l’Eurozona mostri segnali di ripresa, tanto che, riferendosi ai dati Eurostat, i paesi della moneta unica sono fuori dalla recessione. Non l’Italia però, che ancora non riesce ad invertire il segno davanti al dato della crescita. Il Ministro ha poi fatto cenno all’instabilità politica che stiamo osservando a livello globale e soprattutto a livello nazionale che condiziona evidentemente gli investitori.

Più ottimista, sempre durante un’intervista a latere dell’evento, è stato il Premier Enrico Letta che si è detto soddisfatto ed orgoglioso che l’Italia non fosse “il sorvegliato speciale”.

Effettivamente dal punto di vista dei conti pubblici il Premier ha ragione, a partire dal governo Monti è stato raggiunto il fondamentale risultato, non senza sacrifici che purtroppo non sono ben rappresentabili ed immediatamente evinti dal freddo quoziente, di riportare il rapporto debito/pil sotto al 3% (prestazione migliore di Francia ed Olanda). L’Europa questo sforzo ce lo ha riconosciuto ed anche lo spettro della Troika (EU, ECB, IMF) è lontano, diretto verso la penisola ellenica che dovrebbe avere necessità di ulteriori aiuti entro il 2014 come ricordato da Schäuble e dal presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem (probabilmente attorno ai 5.5 – 6 mld €).

Esiste però l’altra metà del bicchiere, quella mezza vuota al quale in parte e velatamente ha fatto riferimento il Ministro Saccomanni. La strada delle riforme, che a dire il vero dovrebbero essere a carico sia nostro che dell’Europa attraverso ad esempio applicazioni della “Golden Rule”, è percorsa molto lentamente e posta in secondo piano rispetto ad altre problematiche più campanilistiche e poco lungimiranti. Questo fatto Bruxelles non manca occasione per ricordarcelo, come dalla capitale belga hanno intenzione di indagare in modo preciso le coperture per l’IMU, operazione non gradita all’Unione. L’instabilità politica che ormai caratterizza questa stagione e fa sussultare il Governo ogni giorno è costata al paese il declassamento da parte di S&P a BBB (luglio 2013). Vero che le agenzie di rating sono “odiose” ed oggettivamente in conflitto di interessi, però è sul loro giudizio che gli investitori (privati, governativi, istituzionali) basano la formazione del loro portfolio e sotto la categoria “Juck”, giusto due passi da BBB, non sono autorizzati per statuto ad investire.
L’ultimo declassamento subito è stato motivato non dall’andamento dei conti, ritenuto positivo, ma per dal debito a quasi il 130% del PIL e soprattutto a causa dell’instabilità politica, accentuatasi nelle ultime settimane, che osta qualsiasi misura per la crescita.
Ogni declassamento a livello nazionale si ripercuote poi sulle multinazionali nostrane e sulle banche detentrici del debito sovrano innescando un meccanismo che rende il rifinanziamento sempre più costoso colpendo più o meno direttamente l’intero paese (concessione e tassi su mutui e credito, ripercussione sull’occupazione e su politiche aziendali ecc).
È dunque giusto essere ottimisti, ma è anche bene non volare troppo alto lavorando sempre con la consapevolezza che qualcuno da est o da ovest ci tiene d’occhio. Non c’è da temere, a patto di sviluppare le tutte le nostre potenzialità e facendo quelle mosse che, ne più ne meno, è noto debbano essere fatte.

05/09/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn: Valentino Angeletti
Twitter: @Angelett_vale

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Una Risposta

  1. […] completamente convincere da questa affermazione (scrissi poco dopo la dichiarazione del Premier: https://valentinoangeletti.wordpress.com/2013/09/05/g20-letta-ottimista/ ), il debito italiano rimane in trend crescente al 130% del PIL, gli interessi annui ammontano a […]

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