L’imperitura scure del 3%, ed un futuro basato su Europa e persone

Solo pochi giorni fa il Premier Letta dal G20 dichiarava orgoglioso che l’Italia, avendo lavorato bene sul fronte dei conti, non era più “l’osservata speciale”.
Tutti noi, un minimo attenti alle vicende economico-politiche nazionali ed internazionali, non potevamo farci completamente convincere da questa affermazione (scrissi poco dopo la dichiarazione del Premier: https://valentinoangeletti.wordpress.com/2013/09/05/g20-letta-ottimista/ ), il debito italiano rimane in trend crescente al 130% del PIL, gli interessi annui ammontano a 80-85 miliardi, tra i membri del G7 l’Italia è l’unico paese a non crescere, l’instabilità politica è evidente come la lentezza nel mettere in atto le riforme necessarie, per giunta sacrificate ad operazioni dispendiose, ma di scarso effetto sia sul breve che sul lungo termine, emblematico è il caso dell’IMU, non troppo gradito anche alle istituzioni europee.
Il lavoro sui conti pubblici iniziato con l’Esecutivo Monti che ha portato all’uscita dalla procedura di infrazione è stato un ottimo risultato, un inizio non sufficiente e da consolidarsi.

Oggi dall’Eurogruppo di Vilnius più voci, in primis, il commissario EU per gli affari economici Olli Rehn ed il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, hanno sottolineato che i dati italiani non sono buoni, il PIL per il secondo trimestre 2013 è in calo dello 0.2%, ma quel che preoccupa di più è l’instabilità politica, mentre in Europa la situazione è in miglioramento (molto lento ad essere precisi).
Benché internamente fino ad ora si sia cercato di sdrammatizzare, è evidente e lampante che la situazione politica ballerina sia vista, a ragione, come una minaccia, se non globale di sicuro europea. Il timore, presente anche nell’ultimo bollettino della ECB, è che i provvedimenti presi fino ad ora, come i doverosi pagamenti alle PA e la manovra sull’IMU rischino di mettere a rischio la tenuta del rapporto DEFICIT/PIL al 3% che, stando alle previsioni, non rispettabili secondo alcune recenti voci, avrebbe dovuto essere mantenuto al 2.9% di qui a fine anno.

Il Ministro dell’economia Saccomanni ed il premier Letta hanno subito tranquillizzato, garantendo la tenuta del 3%, ma il Primo Ministro ha anche affermato le difficoltà quotidiane che il governo deve affrontare e di quanto sarebbe necessario un lavoro comune permeato di responsabilità.

Un altro punto che pone l’Italia nel mirino degli osservatori europei, con il rischio di apertura di una procedura di infrazione (che comporterebbe pene pecuniarie) è il non rispetto dei tempi di pagamento alle PA di 30 giorni istituiti da Bruxelles, prorogabili a 60 in taluni casi specifici che diventerebbero troppo frequenti nel caso Italia, come riferisce il VP della commissione EU Antonio Tajani durante una conferenza stampa a Roma.

L’Europa se vuole avere possibilità di uscire dalla crisi più grave di sempre deve muoversi in modo unito e compatto riformando dove necessario (il sistema bancario su cui stanno lavorando ed il mercato dell’energia sono due cardini per la competitività) e ridistribuendo ricchezze in modo oculato e produttivo, che ovviamente non piacerà a chi è detentore di queste ricchezze (le elezioni tedesche di settembre per questo argomento sono uno spartiacque decisivo), ma che nel lungo termine gioverà anche a loro.
Il problema della disoccupazione, che l’ Europa deve arginare, non si risolve con qualche decimo di punto, ma servono crescite sostanziose del PIL, tra 1% ed 2% affinché si crei nuova occupazione; nel nostro paese poi devono essere effettuate profonde riforme (dalla tassazione alla revisione degli ammortizzatori sociali e del sistema pensionistico).

L’entità della crisi e le difficoltà nostrane rendono necessaria una spinta propulsiva per tornare a crescere che solo internamente non può essere trovata, perché, come in un gorgo, quasi tutti i giorni sorgono nuove questioni da risolvere e nuovi tavoli di discussione (ultimi casi sono quelli di Vestas in Puglia e delle aziende del gruppo Riva che hanno messo in mobilità 1400 lavoratori) i quali risucchiano e vanificano ogni minimo segnale positivo che principalmente può essere attribuito ad export e produzione interna di certi beni.
Questa spinta deve necessariamente venire dall’Europa che, controllando e monitorando severamente destinazione ed usi degli investimenti, deve applicare la “Golden Rule” per quelle attività necessarie al rilancio, ma che, obbiettivamente, in autonomia questa Italia non può accollarsi, come grandi infrastrutture ed opere incompiute, riqualificazione, ammodernamento ed efficientamento energetico di edilizia abitativa ed industriale, agricoltura, ridefinizione di un nuovo e più efficiente ed efficace mix energetico e così via. È però lampante che concessioni simili potranno essere date solo ad un governo serio e stabile.
A livello interno oltre alle dismissioni ed al miglior utilizzo del patrimonio pubblico, è necessario comprendere che tutte le nostre aziende, turismo in primis, devono cercare di diventare big player mondiali, puntando su export e qualità produttiva ed investendo oltre che in innovazione, ricerca e nuove tecnologie al servizio dell’abbattimento dei tempi e dei costi, per ingrandirsi e fare “massa critica” dotandosi di una filiera distributiva funzionale ed internazionale, cosa che alle nostre imprese, anche più grandi e globalizzate manca (l’EXPO2015 potrebbe essere un’occasione interessante).

Infine c’è un punto, forse una fissazione ma non credo, che è fondamentale per il futuro, e sono le persone. Il cambiamento e rinnovamento della classe dirigente sia privata che pubblica e politica è alla base per il futuro poiché solo attraverso coloro che il futuro lo vivranno è possibile comprenderlo e cercare di anticiparlo, non perché le generazioni passate non siano in grado, ma perché sono state protagoniste di altre epoche con altre dinamiche ormai non più applicabili. La contaminazione e la collaborazione tra generazioni deve essere un obiettivo per ogni governo. Si deve dare la possibilità a tutti coloro che ne potrebbero essere in grado di contribuire al alto livello, cosa che al momento non è possibile un po’ per il sistema di formazione sia universitario che non risponde alle esigenze del sistema, sia post universitario che risulta ad appannaggio di pochi, tipicamente già introdotti, rampolli (dopo l’università avrei voluto iscrivermi ad un MBA in una prestigiosa Università milanese, ma ho dovuto desistere per motivi economici) che sicuramente saranno validi, ma che appartengono sempre alla stessa elite economica, contribuendo ad incrementare la disuguaglianza sociale già alta nel nostro paese e nel mondo intero, dove le grandi banche di investimento ed i loro manager sono tornati a guadagnare lautamente con strumenti finanziari, principalmente derivati.
Guardandosi intorno, fanno parte dei più prestigiosi “Think Tank”, che di fatto formano il nuovo management, quasi esclusivamente cognomi noti come accade per a posti apicali di grandi aziende, oggi ad esempio è stato nominato dirigente di una azienda della Poste un parente molto prossimo e giovane del Ministro Alfano. Sicuramente costui è meritevole e validissimo, ma il punto è che per sperare di traghettare l’Italia fuori dalla crisi e mantenerla competitiva nel lungo termine si devono trattenere e formare persone attingendo ad ogni ceto sociale, senza consentire una fuga in sola andata di talenti.
L’aspetto delle opportunità, se si vuole di “pari opportunità”, evidenziato sopra, può essere considerato utopico e di poco conto per risolvere i problemi attuali, ma è fondamentale per affrontare e competere nel futuro.

13/09/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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Una Risposta

  1. […] privatizzazioni e spending-review 22/11/13 Comprensibili e giustificate ingerenze europee 18/09/13 L’imperitura scure del 3%, ed un futuro basato su Europa e persone 13/09/13 Asmussen (ECB) e Rehn (Commissario EU affari economici) un po’ ovvi??? 08/05/13 Olli Rehn da […]

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