Da Lehman Brothers una nuova consapevolezza

Cinque anni fa, in data odierna, assistevamo attoniti alle immagini, che popolavano ogni breaking news ed edizione TG straordinarie, di persone, che poi scoprimmo essere dipendenti di ogni livello, da semplici impiegati a top manager strapagati, che nel cuore della notte uscivano frettolosamente trasportando scatoloni di varie dimensioni da un edificio….. eravamo di fronte all’inizio della più grande crisi di tutti i tempi, il crack della storica banca statunitense Lehman Brothers fondata nel 1850.

A distanza di un lustro potrebbe sembrare che ben poco sia cambiato, i vertici politico economici di allora rimangono in posizioni apicali. Per fare solo alcuni esempi Lawrence Summers, segretario del Tesoro dell’amministrazione Clinton, luminare di Harvard, colui che appoggiò l’abolizione del ‘Gramm-Leach-Bliley-Act’ con il quale si sanciva la separazione tra banche d’affari e commerciali e colui che deregolamentò il mercato dei derivati, elementi alla base della crisi dei mutui subprime esplosa nel 2007, è tra i principali candidati alla presidenza della FED ed in ogni caso è uno dei personaggi principali della politica economica statunitense. Ben Bernanke, l’allora presidente della FED che ebbe ruoli non troppo trasparenti nelle operazioni Marrill Lynch – Bank of America e nel fallimento della compagnia di assicurazioni AIG (che forniva assicurazioni, CDS, sulla solvibilità dei mutui), è ancora a capo della Federal Reserve. Dick Fauld, ultimo CEO della Lehman,vive piuttosto agiato non ha scontato alcuna pena né si è scusato per l’accaduto ed ha aperto la propria società di consulenza, la Matrix Advisors, che assiste prestigiose multinazionali. In generale, il Top Mangement di allora, dopo aver percepito laute buonuscite, continua ad essere in posizioni di prestigio presso istituti finanziari, entità governative o consulting firms. Il middle management che ha resistito e stretto i denti, approssimativamente continua a fare quello che faceva prima, massimizzare in ogni modo il profitto con l’unico consiglio di non tirare troppo la corda. Il mercato dei derivati è tornato a crescere e le sue dimensioni sono spaventose, le banche d’investimento sono tornate a macinare utili con incrementi fino al 30% rispetto all’anno precedente. Il settore, sia in USA che in UK, è tornato ad assumere, anche se con contratti e stipendi ridimensionati (ancora molto alti rispetto ai nostri numeri), gli indici borsistici USA, e non solo, hanno toccato i massimi storici superando i livelli pre-crisi (non il nostro FTSE MIB).

Tutto come prima quindi? No, perché tante vite direttamente o indirettamente sono state distrutte, solo in USA sono stati persi 9 milioni di posti di lavoro e distrutta una ricchezza pari a 19 miliardi di $, ha avuto inizio una crisi senza precedenti che si è dipanata anche in Europa e dalla quale gli USA stanno faticosamente uscendo, mentre il vecchio continente sta ancora cercando di trovare le contromisure per fronteggiarne gli effetti e le ricadute.
Una nuova ed importantissima consapevolezza si è poi diffusa, una coscienza finanziaria più sensibile, siamo stati eruditi su SPREAD, CDS, LEVERAGE, LIBOR, MUTUI SUBPRIME, DERIVATI, DEFAULT, MERCATI NON REGOLAMENTATI ecc, abbiamo preso dimestichezza con PIL, DEFICIT, POLITICHE MONETARIE, QE o INIEZIONI DI LIQUIDITÀ, parliamo con dimestichezza di cifre a nove zeri, abbiamo compreso che il sistema finanziario è complicato condizionato da agenzie di rating in evidente conflitto di interessi, da vendite allo scoperto o ‘short selling’ grazie alle quali si guadagna se un titolo scende e va male (‘I tori guadagnano, gli orsi guadagnano e i maiali vengono sgozzati!’ Cit. Wall Street: il denaro non dorme mai), sappiamo che esiste l’ HFT (High Frequency Trading) che, grazie a scambi elettronici eseguiti in tempi nell’ordine dei nano secondi (cioè un miliardesimo di secondo), consente di muovere in pochissimo tempo un volume di titoli tale da ‘costruire artificialmente’ l’ andamento degli stessi a prescindere da bilanci e dati aziendali; si pensi che per l’ HFT, che inizialmente necessitava di tecnologie talmente avanzate e costose da essere usato solo da pochi istituti, anche la distanza tra la sede dove si impartiscono gli ordini di ‘buying and selling’ e la sede della Borsa dove si eseguono è fondamentale per risparmiare quelle frazioni di secondo, dovute alla propagazione del segnale elettronico, che consentono di essere più veloci dei competitors. Abbiamo compreso che l’uso di derivati consente alle banche di nascondere il reale ammontare dei crediti concessi, che non può essere illimitato, per concederne di nuovi raggiungendo livelli di leverage insostenibili. Ora sappiamo che in Europa non siamo immuni dai problemi bancari, in Italia, oltre a vari aumenti di capitale, abbiamo i casi MPS, Banca Marche, Carige solo per citarne alcuni, che in modo differente dimostrano la vulnerabilità del sistema bancario che dovrebbe essere la linfa per le attività produttive. Le grandi banche inglesi come RBS (nazionalizzata) o Barclays o quelle del nord Europa, incluse le tedesche Commerz Bank, Deutsche Bank o la miriade di banche tedesche territoriali (i Lander, che non saranno soggette a controllo bancario da parte della EU né dovranno rispettare i vincoli Basilea 3 ulteriormente alleggeriti negli ultimi mesi) non fanno eccezione, anzi, secondo alcuni articoli avrebbero livelli di leverage pericolosamente alti.
Molte aziende e multinazionali non finanziarie (dalla manifattura ai servizi) hanno agito abbandonando il proprio core business e spostando il loro profitto sulle attività finanziarie, che in taluni stati (Italia inclusa) offrono un regime fiscale più conveniente.

In sostanza abbiamo capito che la finanza è un mondo altamente articolato, complesso e drogato, totalmente scollegato dall’economia reale ed abbiamo identificato in questo fatto una pericolosa vulnerabilità che deve essere combattuta. Su questa linea si stanno muovendo G20 ed EU con il processo di unione bancaria al momento in essere, con la Tobin Tax o tassazione sul trading ad alta frequenza (ancora in fase di studio), inoltre la necessità di dividere le banche d’affari da quelle commerciali risulta sempre più palese come anche una differente etica economico sociale delle aziende e dei governi; le prime, a cominciare dalla banche, dovranno convincersi ad agire secondo precisi criteri di CSR, mentre i secondi, agendo in modo compatto ed unitario, perché nell’epoca della globalizzazione non esistono entità singole, ma solo grandi sistemi interconnessi, dovranno allearsi per combattere la disuguaglianza sociale che il sistema economico basato sul denaro virtuale e sulla speculazione sta accentuando. In questa ultima crisi, ma soprattutto, ed è la prima volta nella storia, in questo primo accenno di ripresa, i ricchi sono sempre più ricchi, mentre i poveri sempre più poveri. Tutte le riprese economiche del passato sono state ad appannaggio di tutti in misura proporzionale, questa, che gli USA stanno vivendo e che l’Europa potrebbe attraversare nei prossimi mesi, invece no. La ricchezza ed il benessere si sta distribuendo verso una classe di benestanti sempre più agiati e facoltosi, impoverendo chi già povero è e quella middle class che sta scomparendo, protagonista di un declassamento in certi casi anche umiliante.

Se non nei fatti, in termini di conoscenza e consapevolezza non si può dire che tutto sia come prima del crack Lehman Brothers, sarebbe troppo semplicistico e limitato. Il sapere è arricchimento ed è il primo passo per muovere verso modelli ed approcci migliori, verso la correzione degli sbagli. Certo è che dopo la consapevolezza non si può essere statici, ma si devono prendere provvedimenti rapidi per evitare di ripetere gli errori, per evitare che avidità ed egoismo dominino la finanza, la quale non è un essere demoniaco se al servizio della collettività, la storia e l’esperienza devono essere maestri, altrimenti la bolla più drammatica e cruenta sarà quella che deve ancora scoppiare.
‘Qual è la definizione di follia? Il ripetere continuamente la stessa azione e aspettarsi un risultato diverso.’ (Cit. Wall Street: il denaro non dorme mai).

Grazie quindi per averci edotti e buon compleanno fratelli Lehman, ora è il turno di aziende, istituzioni e governi, buon lavoro.

Nota: Quasi profeticamente, ieri (15/09/2013) nella tarda serata italiana, pomeriggio USA, Lawrence Summers avrebbe ritirato la propria candidatura come successione di Bernanke alla guida della FED (da WSJ).

15/09/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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3 Risposte

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