Archivi del giorno: 27 settembre 2013

Buoni propositi in USA già infranti in Italia

Avendo seguito in bilico tra Italia e Londra le vicende degli ultimi giorni ammetto di poter aver perso qualche passaggio, ma mi sorgono un paio di interrogativi.

Ad inizio settimana il Premier Letta ha avviato il suo “road show” nelle più importanti piazze finanziarie mondiali per presentare il “prodotto Italia”, un prodotto nel quale investire e che vorrebbe attrarre capitali stranieri; è partito dal Canada, poi New York e prossimamente Emirati Arabi. Con se aveva il programma “Destinazione Italia”, un documento redatto da una “task force” del Ministero degli Esteri, dove sono stati messi in evidenza punti da migliorare, modificare o sviluppare per rendere l’Italia più competitiva ed attrattiva. In merito a Destinazione Italia cito il giornalista Oscar Giannino che ha espresso il suo favore al programma dicendo che, se venisse messo in pratica anche solo il 5% di quanto presentato, i risultati sarebbero tangibili ed evidenti, il punto ostante è l’immobilismo che la politica attuale ha mostrato di avere e che non rende particolarmente ottimisti sull’attuazione dei programmi.

Uno dei tanti punti fondamentali e necessari (ma non sufficienti) per far prendere in considerazione l’Italia agli investitori è la certezza normativa e legislativa. Quindi leggi chiare, stabili e durature.

Nel frattempo in Italia scoppiava il caso Telecom, Telefonica, quindi un partner straniero, dall’alto debito ma dall’EBITDA superiore alla capitalizzazione di Telecom stessa, si è aggiudicata la maggioranza relativa di Telco la holding controllante Telecom, diventandone di fatto socio di maggioranza.

Questa operazione non è piaciuta sostanzialmente a nessuna parte politica, tralasciando le dichiarazioni inopportune ed imprecise risuonate da varie e prestigiose parti, si è parlato e si continua a discutere sulla possibilità di modificare la legge sull’ OPA abbassando la soglia oltre la quale dovrebbe subentrare (ad oggi al 30%), si è parlato di modificare la legge sulla Golden Share/Golden Power, già sul tavolo di discussione da più di 300 giorni, ma mai affrontata realmente (forse perché quando la si doveva discutere c’erano in ballo cessioni di aziende Finmeccanica poi non verificatesi), si è parlato di scorporare la rete imponendo un Unbundling retroattivo tra società di servizi e gestione/manutenzione della rete TLC, tutto ciò per ostacolare l’investimento di Telefonica, invece che dialogare con la controparte spagnola per redigere un reale e condiviso piano industriale e di sviluppo per Telecom.

Sempre contro l’ingresso di stranieri in Italia si stanno svolgendo scioperi in Ansaldo Energia ed Ansaldo STS, società della galassia Finmeccanica e si vorrebbe impedire ad Air France di arrivare al 50% di Alitalia prediligendo una cordata di imprenditori, l’ennesima, soluzione che in passato non si è quasi mai rivelata vincente. La CdP è sempre stata tirata in ballo come possibile salvatore patriota per via della sua disponibilità liquida, senza considerare che quella liquidità altro non è che il risparmio postale del cittadino e che, per quanto poco possa contare, a quel cittadino sono state assicurate determinate condizioni e garanzie.

Ovviamente rete TLC e viabilità aerea possono essere considerate attività strategiche e la rete di interesse per la sicurezza nazionale, ma fino ad ora sono state valorizzarle e gestite a dovere?

Inoltre con questi atteggiamenti, totalmente agli antipodi rispetto a quella sicurezza normativa richiesta da Destinazione Italia, da Confindustria, da Fulvio Conti in veste di presidente di Eurelectric alla EU e da portavoce delle 29 multinazionali più importanti durante il G20 di San Pietroburgo ed assicurata da Letta alle piazze finanziarie, come possiamo sperare che aziende, investitori o qualsivoglia entità non autolesionista punti sul nostro paese?

27/09/2013
Valentino Angeletti
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World Cup 2022: Non si può prescindere dalla CSR

Il Quatar è un Emirato del Medio Oriente molto ricco. Ovviamente tutta la sua economia ruota attorno al petrolio ed al LNG del quale è il maggiore esportatore, nel North West Dome si trovano i più grandi depositi del mondo di gas naturale non petrolifero. I tassi di disoccupazione sono molto bassi e la maggior parte della forza lavoro, in gran parte proveniente da paesi molto poveri come Nepal, India ed altri vicini stati, ruota attorno all’indotto dell’estrazione degli idrocarburi.

Nel 2022 i Mondiali di  Calcio verranno disputati proprio nell’Emirato a testimoniare che l’era del petrolio e degli idrocarburi è ancora attuale…o forse sta per iniziare la via del tramonto di questo fonte di approvvigionamento alla volta di combustibili e tecnologie più sostenibili come l’elettricità e l’evento dei Mondiali ne rappresentano il varco?

Lasciando in sospeso questo interrogativo che verificheremo in un futuro non lontano, l’industria dei Mondiali di Calcio ha creato un ulteriore indotto attorno alle attività di manifattura, carpenteria ed edilizia principalmente per costruire nuovi stadi e strutture ricettive ed ha richiesto nuova forza lavoro.

L’associazione Human Rights Watch denuncia le condizioni di lavoro delle persone che sono impegnate “nell’industria dei Mondiali”. I lavoratori sono immigrati da paesi poverissimi, vengono pagati 2$ al giorno e lavorano senza nessuna misura di salute e sicurezza, nessuna tutela, al limite dello sfruttamento se non della schiavitù vera e propria, tanto che molti immigrati decidono di fuggire, tornando nuovamente nel paese di origine, oppure di rifugiarsi nelle proprie ambasciate. L’ambasciatore del Nepal in Quatar, dopo aver accolto un lavoratore nepalese che aveva chiesto aiuto si è lasciato scappare la dichiarazione poco diplomatica che in Quatar il lavoro, per i mondiali di calcio in particolar modo poiché non possono sussistere ritardi e contrattempi tali da compromettere le tempistiche dei progetti, è una vera prigione a cielo aperto.

Nel mondo abbiamo giustamente richiesto una modalità di lavoro differente, le società devono agire nella più totale trasparenza, senza tollerare corruzioni o condizioni di lavoro malsane e pericolose, i lavoratori, così come i consumatori devono sentirsi parte di una realtà aziendale che non è solo un parte con cui trattare, ma è una realtà da vivere e da partecipare attivamente, sta nascendo il concetto di corporate citizenship ed il concetto di corporate social responsibility (CSR) sta diventando sempre più centrale, necessario e richiesto anche dagli stessi investitori segno che la direzione in cui il business si sta dirigendo non è più quella del cieco profitto, ma della coscienza ambientale, sociale ed economica che è fondamentale per affrontare il futuro senza mandare il sistema alla deriva (rischio non remoto nelle prossime decine di anni se la rotta non verrà invertita). Questo concetto è da estendersi non solo alla singola grande azienda, ma a tutto l’indotto che mobilita, fornitori e ditte appaltate incluse così come gli stessi Governi dovrebbero controllare e non consentire comportamenti lacunosi, benché legali.

Detto ciò alla domanda se è possibile accettare ciò che sta accadendo in Quatar la risposta è ovviamente no, a maggior ragione se consideriamo che stiamo parlando di un’ industria che, nonostante mobiliti miliardi e miliardi di $, è pur sempre ludica e finalizzata al divertimento. Anche in Quatar si deve agire seguendo i principi di tutela del lavoro e CSR controllandone il reale rispetto, divertirci di fronte alle partite di calcio non può farci dimenticare la sofferenza che può esserci stata stata dietro la creazione di uno svago che è ad appannaggio di una minoranza se consideriamo l’intera popolazione mondiale.

27/09/2013
Valentino Angeletti
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