World Cup 2022: Non si può prescindere dalla CSR

Il Quatar è un Emirato del Medio Oriente molto ricco. Ovviamente tutta la sua economia ruota attorno al petrolio ed al LNG del quale è il maggiore esportatore, nel North West Dome si trovano i più grandi depositi del mondo di gas naturale non petrolifero. I tassi di disoccupazione sono molto bassi e la maggior parte della forza lavoro, in gran parte proveniente da paesi molto poveri come Nepal, India ed altri vicini stati, ruota attorno all’indotto dell’estrazione degli idrocarburi.

Nel 2022 i Mondiali di  Calcio verranno disputati proprio nell’Emirato a testimoniare che l’era del petrolio e degli idrocarburi è ancora attuale…o forse sta per iniziare la via del tramonto di questo fonte di approvvigionamento alla volta di combustibili e tecnologie più sostenibili come l’elettricità e l’evento dei Mondiali ne rappresentano il varco?

Lasciando in sospeso questo interrogativo che verificheremo in un futuro non lontano, l’industria dei Mondiali di Calcio ha creato un ulteriore indotto attorno alle attività di manifattura, carpenteria ed edilizia principalmente per costruire nuovi stadi e strutture ricettive ed ha richiesto nuova forza lavoro.

L’associazione Human Rights Watch denuncia le condizioni di lavoro delle persone che sono impegnate “nell’industria dei Mondiali”. I lavoratori sono immigrati da paesi poverissimi, vengono pagati 2$ al giorno e lavorano senza nessuna misura di salute e sicurezza, nessuna tutela, al limite dello sfruttamento se non della schiavitù vera e propria, tanto che molti immigrati decidono di fuggire, tornando nuovamente nel paese di origine, oppure di rifugiarsi nelle proprie ambasciate. L’ambasciatore del Nepal in Quatar, dopo aver accolto un lavoratore nepalese che aveva chiesto aiuto si è lasciato scappare la dichiarazione poco diplomatica che in Quatar il lavoro, per i mondiali di calcio in particolar modo poiché non possono sussistere ritardi e contrattempi tali da compromettere le tempistiche dei progetti, è una vera prigione a cielo aperto.

Nel mondo abbiamo giustamente richiesto una modalità di lavoro differente, le società devono agire nella più totale trasparenza, senza tollerare corruzioni o condizioni di lavoro malsane e pericolose, i lavoratori, così come i consumatori devono sentirsi parte di una realtà aziendale che non è solo un parte con cui trattare, ma è una realtà da vivere e da partecipare attivamente, sta nascendo il concetto di corporate citizenship ed il concetto di corporate social responsibility (CSR) sta diventando sempre più centrale, necessario e richiesto anche dagli stessi investitori segno che la direzione in cui il business si sta dirigendo non è più quella del cieco profitto, ma della coscienza ambientale, sociale ed economica che è fondamentale per affrontare il futuro senza mandare il sistema alla deriva (rischio non remoto nelle prossime decine di anni se la rotta non verrà invertita). Questo concetto è da estendersi non solo alla singola grande azienda, ma a tutto l’indotto che mobilita, fornitori e ditte appaltate incluse così come gli stessi Governi dovrebbero controllare e non consentire comportamenti lacunosi, benché legali.

Detto ciò alla domanda se è possibile accettare ciò che sta accadendo in Quatar la risposta è ovviamente no, a maggior ragione se consideriamo che stiamo parlando di un’ industria che, nonostante mobiliti miliardi e miliardi di $, è pur sempre ludica e finalizzata al divertimento. Anche in Quatar si deve agire seguendo i principi di tutela del lavoro e CSR controllandone il reale rispetto, divertirci di fronte alle partite di calcio non può farci dimenticare la sofferenza che può esserci stata stata dietro la creazione di uno svago che è ad appannaggio di una minoranza se consideriamo l’intera popolazione mondiale.

27/09/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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