Cuneo fiscale: solo un primo e piccolissimo passo

Questa settimana il Premier Letta incontrerà le parti sociali e le associazioni di categoria per discutere l’inserimento della misura per la riduzione del cuneo fiscale nella legge di stabilità che dovrà essere presentata a Bruxelles nelle prossime settimane.

L’ impegno economico totale dovrebbe attestarsi tra i 4 ed i 5 miliardi di € per consentire ai lavoratori di avere una busta paga più “pesante” come si suol dire in questi giorni e per abbassare l’ onere a carico delle aziende che investono in innovazione, ricerca ed assumono giovani disoccupati.

Attualmente le imposte medie sul lavoro arrivano a sfiorare il 50% (ai massimi in Europa), si lavora fino al 27 giugno per pagare le “tasse”, anche se questa percentuale può arrivare a quasi il 70% nei casi di piccoli artigiani e commercianti. L’abbattimento del cuneo fiscale e del costo del lavoro risulta pertanto una misura, richiesta a gran voce da più parti, fondamentale e non più rimandabile.

La finalità di questo sgravio è quella incrementare la disponibilità economica, e quindi il potere d’acquisto, contribuendo a rilanciare i consumi dei lavoratori e favorire gli investimenti delle aziende in innovazione, che significa competitività, e le assunzioni di giovani.

Alcune autorevoli stime governative quantificano l’intervento in una maggiorazione annua della busta paga di un lavoratore pari ad una somma tra i 200 ed i 300 €, probabilmente versata in unica soluzione (da definire se assieme alla tredicesima o inclusa in una mensilità prima del periodo estivo).

Che vi fosse necessità di questa operazione non v’è dubbio, ma non è pensabile che essa consenta un aumento significativo dei consumi tale da rilanciare la domanda interna, la produzione e l’occupazione. Probabilmente il denaro in più sarà impiegato per far fronte alle spese di prima necessità (cibo, medicinali, visite mediche, mutuo ecc) che sono state tagliate da molte famiglie, ex middle class, che si trovano ora oltre la soglia di povertà.

L’Italia attualmente è ai vertici di molte classifiche poco gratificanti, tra cui l’ IVA al 22% (il cui gettito è calato nei primi 8 mesi di 3,7 mld, -5.2%, a causa della riduzione dei consumi interni e delle importazioni), il costo dell’ energia e del carburante (principalmente causato da un altissimo livello di accise su cui si paga anche l’ IVA) che incidono direttamente ed indirettamente anche sul costo dei beni di consumo, assicurazione e bollo auto, interessi sui mutui ecc.
Di contro gli stipendi Italiani sono tra i più bassi del continente (vedere immagine sotto).

Stipendi medi in EU

Stipendi medi in EU

Considerando il costo della vita l’ Italia risulta più cara di Grecia, Spagna e Portogallo, ed allineata a Germania e Francia. In genere nel nostro paese sono più economici i trasporti che però garantiscono servizi di gran lunga inferiori rispetto agli altri stati europei, dove nelle grandi città il trasporto integrato consente effettivamente di fare a meno di un mezzo proprio ed il cui costo si riduce se si sfruttano abbonamenti annuali.
Affittare o acquistare una casa in una città come Berlino è molto meno dispendioso che farlo a Roma e Milano, dove i prezzi sono più alti rispetto anche a Monaco e Francoforte, le due città tedesche più care, ma che offrono retribuzioni più elevate e maggiori opportunità di lavoro.
In sostanza a Roma e Milano, contrariamente a quanto accade in Germania, una famiglia monoreddito o anche con due redditi ed uno o più figli a carico difficilmente può permettersi un tenore di vita adeguato, stessa cosa vale per un giovane (ma si classificano come giovani anche i quarantenni, che altrove sono già manager navigati) che non può provvedere autonomamente al proprio sostentamento in una delle due città sopra menzionate, salvo non abitare in condivisione, rinunciando a privacy e spesso a metter su famiglia o crearsi una propria vita indipendente.

Questi pochi dati fanno capire come un incremento di 300 € annui non potrà modificare la complessa situazione italiana, né risollevare, da solo, dalla crisi. Certamente è un primo passo, al quale ne devono seguire molti altri (lotta all’ evasione, centro unico di spesa, mercato unico dell’energia, dismissioni e gestioni degli asset statali, unione bancaria e fiscale ecc) che vanno fortificati e resi più incisive con il supporto delle istituzioni nazionali ed europee con il fine ultimo di armonizzare e creare una governance comune e delle condizioni equiparabili per tutta l’ Unione dalle quali ne trarranno beneficio anche le buste paga dei lavoratori.

07/10/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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2 Risposte

  1. […] poter dare i frutti sperati ed anche ove si è agito di comune accordo, come per il cuneo fiscale (link ad articolo), è mancata l’incisività necessaria (ma ci sarebbe ancora il tempo di rimediare). Ciò che […]

  2. […] cambiare marcia in Italia ed in Europa:  settimana decisiva, che non sia una delle tante 09/02/14 Cuneo fiscale: solo un primo e piccolissimo passo 07/10/13 Scenari Italo-Europei: riformare e cooperare per sopravvivere 04/05/13 L’ora ics un inizio, […]

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