Draghi, unione bancaria ed un sistema finanziario troppo shadow

Apposta vi era la firma di Mario Draghi, Presidente della ECB, si trattava di una lettera rivolta alla Commissione di Bruxelles dal carattere riservato. Il “manoscritto” esprimeva le preoccupazioni del Presidente nei confronti della situazione finanziaria del sistema bancario europeo in particolare in relazione al processo di Unione Bancaria che prevede una serie di stress test a partire dal prossimo anno.
Il timore di Draghi è che dagli stress test emerga che la capitalizzazione degli istituti sia insufficiente a far fronte agli impegni sottoscritti ed al loro indebitamento.
Gli stress test riguarderanno circa 150 banche europee, le principali, di cui 13 italiane.

Già a partire del 2007/08, immediatamente dopo il crack Lehman Brothers, si sono susseguiti interventi di stato per salvare istituti di credito mal gestiti: le banche irlandesi hanno devastato l’economia del paese ora in ripresa (sono ricominciate le emissioni di bond), la britannica RBS è stata nazionalizzata, aiuti di stato sono stati indispensabili alla franco belga Dexia così come all’ iberica Bankia e le crisi greca e cipriota non hanno risparmiato gli istituti dei due paesi.

Alcune stime affermano che l’ ammontare complessivo necessario per mettere al riparo il sistema bancario europeo oscilla tra i 25 ed i 55 miliardi di € a seconda dei metodi di calcolo utilizzati. Le banche più esposte sarebbero quelle tedesche a cominciare dai colossi Commerzbank e Deutsche Bank seguite dagli istituti italiani. Riguardo alla Germania andrebbe poi detto che esiste una moltitudine di banche locali, le landsbank, paragonabili alle nostre Banche di Credito Cooperativo, particolarmente propense all’ uso di derivati e leverage e che, dopo l’allagamento delle maglie dei criteri di Basilea (dal tempismo piuttosto sospetto), non rientrerebbero, poiché troppo piccole, tra quelle messe sotto controllo; nonostante ciò per la loro dimensione, il loro portfolio e la loro numerosità in caso di problemi di solvibilità il sistema finanziario tedesco ed a catena quello europeo verrebbe messo a rischio. Sempre in Germania la Commerzbank pare (questi dati sono sempre molto segreti e difficili da reperire) usi un leverage di circa 30x mentre Deutsche Bank di circa 40x con una esposizione complessiva (noti e non) ai derivati di poco oltre i 55’000 miliardi di € (contro un PIL tedesco di circa 2’700 miliardi di €).

Per il Ministro Saccomanni lo scenario bancario italiano non ha di che temere, ma secondo uno studio della Goldman Sachs la MPS sarebbe la banca più a rischio di tutta Europa. Inoltre gran parte del flottante immobiliare italiano è in mano alle banche, le quali contabilizzano nei loro bilanci questi assets con valori ipotetici e decisamente fuori mercato non considerando l’attuale potere d’acquisto dei privati (ciò è una delle cause per le quali i prezzi delle case nel nostro paese non sono crollati e quindi anche dello stagnamento del mercato immobiliare) e che gli eventuali ispettori europei potrebbero imporre di rivalutarli, ovviamente al ribasso.

È probabile che la causa prima dell’ eventuale sotto-capitalizzazione bancaria sia da cercare nel diffuso utilizzo di derivati, che secondo uno degli “inventori”, Lawrence Summers, avrebbero dovuto essere utilizzati solo da pochi esperti vista la loro complessità. Essi in realtà vengono utilizzati come una sorta di garanzia per incapsulare o cartolarizzare mutui e prestiti e reimmetterli nel mercato nascondendoli dal bilancio così da poter continuare a concedere credito, che in situazioni normali non può superare un certo rapporto in relazione alla patrimonializzazione dalla banca (Tier 1). Con questo espediente il leverage e quindi il rischio di esposizione della banca aumenta, ma non in modo ufficiale e documentato. Tutto il meccanismo ovviamente impiega il denaro dei risparmiatori ai quali spesso sono proposti simili prodotti che paradossalmente potrebbero contenere anche il mutuo da loro stessi contratto, che, in parole molto semplici, verrebbe pagato due volte.

Le misure per bilanciare l’esposizione bancaria e senza l’aiuto di stato, come prevedono le recenti norme europee che pongono gli azionisti e poi gli obbligazionisti al primo posto tra coloro che dovrebbero accollarsi eventuali perdite, mettono ansia ai vertici della ECB. L’insolvenza nei confronti di azionisti ed obbligazionisti, piccoli e grandi, Stati sovrani, altre banche, regioni e comuni inclusi, costringerebbero nuovamente in ginocchio tutta l’Europa, vanificando il poco fatto fino ad ora. Il problema è molto complesso e Draghi forse sta temendo che il processo di Unificazione e Controllo Bancario possa avere l’effetto contrario rispetto alla stabilità finanziaria europea che si prefiggeva e che sia ancora presto per un simile provvedimento, o forse sta pensando che il motto secondo cui le “banche non falliscono” sia da rivedere dalle fondamenta.

Certo è che per il futuro è necessario porre un freno all’ uso di derivati e shadow banking, cercare di regolamentare anche quei mercati ora fuori controllo, ma soprattutto tornare a segregare le banche commerciali da quelle di investimento e d’affari. Questa commistione ha già fatto troppi danni, tranne che ad alcune banche perché, detto in modo delicato che non troppo si si addice alle cruente immagini di squali, sangue, tori e orsi della finanza, se tanti perdono ne consegue che pochi guadagnano e tanto.

Citando le parole, forse leggendarie ma d’ effetto, attribuite ad un trader londinese:
“Se ti siedi ad un tavolo per trattare di derivati e non sai chi è il pollo, insospettisciti perché è altamente probabile che il pollo sia tu”.

Per approfondimenti:
Stralcio lettera Draghi, La Repubblica
Stress test bancari, Linkiesta

19/10/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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2 Risposte

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