Le inezie e la realtà

Dopo la stesura della quasi definitiva legge di stabilità la discussione politica si è nuovamente spostata su problemi più lontani dalle priorità del paese e da quanto chiede la società e l’economia per provare a ripartire.

Lo scontro riguardo all’ imposta sugli immobili, che sarebbe integrata in quella ventura sui servizi indivisibili, torna in auge causando inevitabilmente attriti, tra coloro che sostengono che nella nuova Legge di Stabilità non esisterebbe una tassa equiparabile all’IMU e coloro che ne azzardano invece quantificazioni.
Nella nuova imposta sui servizi effettivamente sarà presente una componente legata alla proprietà dell’immobile, che verrà spalmata anche sugli affittuari (cosa che non piacerà a Bruxelles) e che sarà variabile a seconda dei comuni di residenza, i quali, spesso in difficoltà economica, probabilmente non potranno fare altrimenti se non applicare l’aliquota massima. Allo stato delle cose, prescindendo dal nome che gli si vorrà attribuire, una tassazione sulla proprietà immobiliare rimane, come rimarrà sostanzialmente invariata l’ IMU sulle seconde, terze ed ulteriori case, sugli immobili di lusso (anche se l’attuale catasto è molto deficitario) e sui capannoni industriali, negozi ed immobili adibiti ad attività produttive (una contraddizione in un’ economia che si vorrebbe far ripartire e nella quale le imprese, soprattutto PMI, soffrono enormemente). Altro paradosso è che, essendo venuta meno l’esenzione al di sotto dei 200€ e gli sgravi per i figli a carico, a risentire maggiormente (in termini percentuali) della nuova imposta saranno gli immobili più popolari rispetto a quelli più prestigiosi.

Quella dell’ IMU è risultata una “promessa” propagandistica e di sicuro effetto, considerata la sensibilità di molti italiani per la tassazione sugli immobili, però nei fatti disattesa perché sulle prime case una componente per il loro possesso si continuerà a pagare e coinvolgerà anche gli inquilini che sfortunatamente una proprietà non ce l’hanno, è poi rimasta per le seconde/terze case, per gli immobili di lusso e per quelli produttivi ed in più è costata la critica di Bruxelles che consiglia di spostare la tassazione sul patrimonio (dunque anche quello immobiliare che a conti fatti continua ad esistere, per ora in maniera nascosta anche agli occhi della EU) e sui consumi.

Oltre alla diatriba sulle nuove imposte e sul saldo complessivo della Legge di Stabilità, alla ricerca di chi ci guadagna e chi ci rimette in una spirale che porta ad una guerra tra poveri (generazionale e sociale), vi è la scissione di 24 membri del PDL dalla linea del partito, la votazione, palese o meno, sulla decadenza di Berlusconi, il rinvio a giudizio dello Stesso da parte del tribunale di Napoli, la corsa alle primarie ed al congresso del PD, ed infine la nomina di Rosi Bindi a presidente della commissione antimafia che ha fatto infuriare il PDL.

Queste problematiche sono mediamente importanti in situazioni di calma, una inezia se si esamina lo stato del paese: un paese che deve rinascere e che invece sta arrancando e sprofondando.

Sulla Legge di Stabilità sì è discusso molto per inserire il taglio del cuneo fiscale, che, detta in modo impreciso, consentirà un incremento di 14 € mensili in alcune buste paga. Si tratta di un’ altra inezia.

L’Italia, il cui debito pubblico oltre il 133% del PIL è secondo solo alla Grecia, sta subendo una drammatica deindustrializzazione che sfiora la desertificazione industriale. Industrie grandi e piccole chiudono per fallimento oppure emigrano verso altri paesi, anche più avanzati del nostro ma più semplici per burocrazia. Interi settori e distretti industriali stanno svanendo ed il destino per una attività che chiude è quello di non riaprire mai più. Tutto ciò comporta ulteriori costi sociali che sono quelli della cassa integrazione e dei sussidi di disoccupazione che hanno ancora una struttura statica e non consentono la riqualificazione ed il reimpiego del lavoratore verso un modello di economia ed industria che nel nostro paese deve necessariamente cambiare. Questi dati per quel che riguarda il sud sono certificati dal rapporto SVIMEZ che denuncia il ritorno per le regioni del Mezzogiorno a tassi di emigrazione, una vera fuga di cervelli in sola andata, pari a quelli del dopo guerra, una perdita di 10 punti percentuali di PIL in 5 anni ed una povertà diffusa non degna di un paese civile, così come il livello dei servizi.

Passando poi alle singole aziende e persone la situazione è altrettanto drammatica. Molte delle imprese che non evadono il fisco stentano a sopravvivere poiché il carico fiscale e la burocrazia le distruggono. Si salvano solo le aziende che fanno dell’export il loro core business e questo è un segnale che nel nuovo disegno economico italiano dovrà essere considerato.
Le persone stipendiate hanno subito decurtazioni dello stipendio notevoli. Per quanto riguarda i dipendenti pubblici il mancato rinnovo contrattuale ed il taglio dell’indennità di vacanza contrattuale (circa 17€ al mese) hanno comportato una perdita negli ultimi 5 anni che oscilla tra i 4’500€ ed gli oltre 21’000€ a seconda dell’inquadramento (una perdita complessiva che va dal 10.5 al 14.5% in dipendenza da quanto si protrarrà il blocco contrattuale). Analoga situazione è riservata ai dipendenti del settore privato.
Per i pensionati continuerà il taglio delle rivalutazioni (per pensioni sopra 3 volte il minimo, circa 1’400€ lordi mensili), e saranno considerate pensioni d’oro, alla pari, importi netti mensili che vanno dai 2’000€ (appena sufficienti al sostentamento di una famiglia in una città media) fino ad oltre 25’000€, lo squilibrio è lapalissiano.
Complessivamente nell’ arco di 5 anni la decurtazione per statali e pensionati sarà tra le 3 e le 4 mensilità.
Infine la legge di Stabilità sarà composta da nuove entrate per 7.2 miliardi di € e da minori spese per 4.2 miliardi di €, quindi la direzione è già dettata.

Alla luce di questi numeri e considerando come il rilancio del potere d’acquisto sia da tutti definito imprescindibile è evidente come la discussione sui 14 € e sulle potenzialità anche nel medio termine di tutto ciò su cui si sta dibattendo siano inezie.

La realtà è che tutto il potere d’acquisto perduto e tutta la liquidità sottratta all’ economia e messa al servizio della “inefficiente macchina burocratica” potranno essere recuperati in decine di anni, sicuramente non prima. I provvedimenti mirati ad aggiungere qualche decina di euro ai salari di alcuni, a fronte di continui tagli (nel 2014 vi sarà anche il passaggio, retroattivo per 2013, dal 19 al 18% delle detrazione, per arrivare nel 2015 al 17%, contrariamente a quanto accade in altri stati dove le detrazioni su alcuni servizi mediamente aumentano andando a rendere meno appetibile l’evasione fiscale) sono drasticamente insufficienti ed ora la sussistenza di tanti è dovuta solamente al risparmio privato dei genitori tipico della nostra società, ma che si sta depauperando. Le generazioni tra i 20 – 30 anni non potranno pensare di vivere come hanno vissuto i genitori, e già questa è una sconfitta; se, e non è né scontato né semplice, lavoreranno bene e saranno supportati dalla politica e dalle istituzioni, potranno gettare le basi per riportare le generazioni future a condizione equiparabili a quelle dei padri.

È evidente che l’immagine è di un paese veramente in difficoltà, quasi allo stremo, che non offre possibilità e prospettive a giovani e meno giovani, né da loro speranza. Il potenziale di crescita esisterebbe e sarebbe di buon livello ma solo a condizione di voler accettare e partecipare al cambiamento.

Lavorare strenuamente per rispettare tutti i parametri imposti dall’ Europa (ed in certi casi anche auto inflitti) è importante per credibilità, affidabilità ed autorevolezza, ma se, sia a livello nazionale che comunitario, si continua ad agire ciecamente si corre il rischio di avere un involucro esterno perfetto, ma un contenuto scadente, come un junk food a cui fosse stata modificata la data di scadenza, l’etichetta degli ingredienti e quella dei valori nutrizionali.

23/10/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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