Ipotesi privatizzazione Rai e rientro capitali

Due punti presenti nella legge di Stabilità e dei quali si sta dibattendo in questo momento sono le dismissioni immobiliari e le privatizzazioni delle società partecipate, finalizzate alla riduzione del debito per un ammontare complessivo per questa prima fase dello 0.5% del PIL (tra gli 8 ed i 9 miliardi di €) ed il rientro dei capitali dall’ estero.

Partendo dalla seconda voce non si tratterebbe di un odioso scudo fiscale, ma di un incentivo al rientro dei capitali per un ammontare stimato di 200 miliardi di €. Di fatto è una sorta di auto-denuncia che consentirebbe agli evasori di riportare in patria i capitali pagando gli interessi e le somme dovute, ma avendo al contempo garanzia di uno sconto sulla sanzione e probabilmente sui procedimenti penali nei quali tale reato dovrebbe far incorrere. Questa è solo una ipotesi, poiché il meccanismo è ancora tutto da discutere e definire all’interno delle aule preposte. Di certo si sa che l’ultimo scudo del 2009, altamente favorevole agli evasori e per somme richieste (solo 5% a fronte di una tassazione ordinaria di quasi il 50%) e per il totale anonimato assicurato, ha riportato in patria solamente 9 degli oltre 60 miliardi calcolati; come se ancora non bastasse i versamenti all’erario sono ad oggi in fase di riscossione e molto probabilmente non verranno mai completamente incassati.
La lotta all’ evasione ed alla stregua del rientro dei capitali indebitamente detenuti all’ estero, nei paradisi fiscali, è un punto fondamentale per il paese, poiché si sta parlando di somme complessive nell’ ordine di centinaia di miliardi di € all’ anno (stime calcolano in 150 miliardi annui il costo dell’evasione). La strada da perseguire è quella di una lotta comune a livello europeo e mondiale perché non ci siano disparità di trattamento e quindi concorrenze sleali nell’ attrazione di capitali. Dal punto di vista italiano la lotta dovrebbe cominciare con la redazione, per la verità in fase di implementazione, di accordi con i vicini Svizzera, Principato di Monaco e Liechtenstein. Nel frattempo è pensabile cercare di recuperare ciò che è già fuggito, ma questa non deve essere un’ operazione poco severa e sbandierata ai quattro venti, poiché i capitali illegali sono vischiosi e veloci nello scomparire. Già dopo le prime illazioni ingenti somme (altrettante lo avevano già fatto in precedenza) avranno sicuramente preso le rotte asiatiche o dei paesi caraibici con la complicità degli istituti di credito che possiedono filiali dislocate in ogni punto strategico e che con i grandi patrimoni sono molto più accomodanti che non con i piccoli risparmiatori o con le piccole imprese. Del resto l’ultima patrimoniale sui conti correnti dei contribuenti, ricchi e poveri, fu fatta la notte tra il sabato e la domenica. Affinché poi la lotta al sommerso sia coerente non si deve consentire che vi sia, anche in caso di identificazione, un vantaggio nel trasferire capitali illegali all’ estero, altrimenti è evidente che il fenomeno continuerà a dilagare: sono necessarie sanzioni pecuniarie più pesanti rispetto all’ ammontare dovuto in caso di regolare dichiarazione ed una componente penale non trascurabile.

Passano alla voce privatizzazione per ridurre il debito, i primi probabili interventi riguarderanno Snam Rete Gas, Terna, Eni, Fincantieri e forse Rai. Per le prime tra società già quotate (come per ENEL e Finmeccanica qualora si volesse valutare una parziale cessione) non vi sono grossi problemi, analogamente Fincantieri potrebbe essere quotata con relativa facilità; in tutti e quattro i casi lo Stato non perderebbe il controllo, cederebbe quote continuando a detenere la maggioranza relativa dell’azionariato.
Il discorso Rai invece è decisamente più complesso sotto vari punti di vista e probabilmente non andrà in porto. Una quotazione, almeno nel breve termine, è difficile, non è certo che la Rai, avendo la struttura di una società pubblica che percepisce un canone e dovrebbe garantire un certo livello di servizio, abbia i requisiti richiesti dalla Consob per una sua collocazione nel mercato azionario; vi sono poi i “no” bipartisan della politica assolutamente contraria a cedere una parte dell’informazione televisiva e radiofonica benché il Ministro Saccomanni abbia garantito che il controllo complessivo rimarrebbe statale.

È “buffo” constatare come nei mesi e nelle settimane scorse, in modo trasversale all’interno di tutti i partiti politici, si sia fatto un gran bel parlare di privatizzazioni, cessioni di asset, attrazione di investitori stranieri, salvo poi minare ulteriormente la nostra credibilità comportandoci in patria in modo diametralmente opposto, ironicamente proprio in contemporanea alla presentazione del piano “Destinazione Italia” a Wall Street ad opera del Premier Letta. Telecom, Alitalia, Ansaldo STS, Ansaldo Energia ed ora Rai ne sono un esempio. Il motivo per cui una modifica alla govenrance della Rai sia forse necessaria risiede negli oltre 200 milioni di € di perdita per l’esercizio 2012, ed i circa 34 stimati (effettivamente molto ridotti grazie al taglio dei costi ed alla lotta all’evasione dell’anacronistico canone) per il 2013, nonostante canone e pubblicità, e nonostante il servizio non sia a volte all’altezza di quanto pagato dal cittadino.

Quella delle privatizzazioni è una mossa sicuramente delicata, soprattutto in settori strategici. Vi sono casi di successo come per ENI, ENEL, Terna e casi di insuccesso, come per Ilva, Alitalia, Telecom. Un elemento imprescindibile è che dietro le privatizzazioni vi sia un disegno strategico ed un piano ben definito e che sia chiaro quale obiettivo si vorrebbe raggiungere da queste cessioni, solamente con l’idea di fare cassa non si possono privatizzare, benché mantenendone il controllo, settori come l’Oil&Gas, l’Energy o la comunicazione/media (non parlo di TLC e collegamenti aerei perché i buoi sono già scappati).
Qualora poi si decidesse di privatizzare il bando dovrebbe essere aperto a tutti i potenziali acquirenti e non un passaggio di quote a prezzo concordato, generalmente sfavorevole allo Stato, a soggetti già ben identificati oppure alla CdP in modo da abbassare artificialmente il debito in bilancio. Se privatizzazione deve essere che sia vera, trasparente ed aperta a soggetti, valutati sotto il profilo dei requisiti, delle competenze e dei bilanci, seri e benintenzionati.

27/10/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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