Tra emendamenti e scissioni il senso di distacco aumenta

È scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti alla Legge di Stabilità approvata dalla maggioranza composta da PD e PDL. 3’090 sono le proposte di modifica, una cifra impressionante che conferma per l’ennesima volta la viscosità e la pervasività della burocrazia che contribuisce a bloccare il paese mettendolo nelle mani delle tecnocrazie.
Risulta difficile pensare che tutti i quasi 3’100 emendamenti possano essere, nel poco tempo disponibile, analizzati con la dovuta attenzione, così come non è credibile che siano tutti realmente sensati.
Il maggior numero delle proposte è stato per giunta presentato dagli stessi gruppi creatori, solo qualche giorno fa, della legge, ossia PDL con oltre 800 misure e PD con coltre 900; verrebbe quasi da chiedersi se si tratti davvero delle stesse persone.
I temi più dibattuti rimangono il cuneo fiscale, le detrazioni, la nuova imposta sui servizi (TASI) e l’IMU della quale la seconda rata si conferma cancellata benché non siano ancora state individuate le coperture; a questi si aggiunge un possibile contributo di solidarietà in favore della rivalutazione delle pensioni sotto i 3’000 € lordi al mese, la vendita delle spiagge demaniali, la tobin tax e le clausole di salvaguardia (leggasi accise), queste ultime forse per compensare l’ intollerabile incapacità di far saldare ai concessionari di slot machines il loro debito erariale.
Controversa è la proposta della Google Tax operata dal PD. L’ idea di far pagare alle multinazionali digitali
(Google, Yahoo, Amazon, ma anche Apple) le tasse nel paese ove vengono fatti i profitti è senza dubbio sensata, ma difficile principalmente per due motivi: il primo per la difficoltà nel definire precisamente il luogo del profitto; il secondo perché in Europa vige il principio di libera circolazione di merci, persone e capitali, corretto, se non fosse che differenti regimi fiscali e di accesso al credito, costo del lavoro altamente variabile, sistemi normativi incredibilmente eterogenei distorcono il mercato innescando squilibri sul piano della concorrenza (fiscale in particolar modo). Ciò va a testimonianza della necessità di completare un processo unificatore indispensabile, ma ancora in fase sostanzialmente embrionale.

Secondo il Presidente dell’ Adam Smith Society, Alessandro De Nicola, La Repubblica, nel 2014 non vi sarà una riduzione della pressione fiscale, anzi aumenterebbe leggermente il deficit, mentre nel lungo periodo la riduzione del prelievo dovrebbe arrivare allo 0.4%, sicuramente insufficiente a sostenere qual cambiamento necessario.
A tutto questo marasma, nel quale un senso politico-sociale si potrebbe, benché forzatamente, trovare, si aggiungono le tensioni governative, acuitesi negli ultimi giorni sia sul fronte del PDL che su quello del PD.

Nel PDL prende piede l’ ipotesi di rottura tra governativi (o innovatori) fedeli ad Alfano ed alle larghe intese e falchi (o lealisti) sostenitori di una scissione, se necessario delle elezioni e più in generale di Berlusconi che avrebbe convocato per lunedì, stufo di falchi e colombe, 120 giovani ai quali affidare il futuro del Partito. Vi sono poi le vicende sulla decadenza e sull’ eventuale grazia al Cavaliere rimessa in primo piano da Dell’Utri, ed infine il Consiglio Nazionale in programma la prossima settimana.
Nel PD invece a catalizzare l’attenzione sono le primarie e la campagna elettorale tra i candidati, la vicende dei tesseramenti, il Congresso ed in ultimo le divergenze interne sulla possibilità di aderire o meno al Partito Socialista Europeo (PSE), possibilista il segretario Epifani, totalmente contrario Fioroni.
Sul fronte del M5S torna veementemente protagonista il reddito di cittadinanza, una misura presente in molti Stati europei, dove però i meccanismi di cassa integrazione e disoccupazione non sono così insostenibile ed abbastanza anacronistici come in Italia. Allo stato attuale delle cose e considerando le tempistiche pensare ad un reddito di cittadinanza è molto complesso, non lo sarebbe forse stato se inizialmente il M5S avesse deciso di collaborare con il PD, almeno per portare a termine qualche fondamentale riforma.

Nel frattempo il paese continua a sentirsi sempre più distante dalla classe politica e dirigente. Le regioni non hanno più fondi per rifinanziare la cassa integrazione che non viene erogata da vari mese e che vede scoperti un numero imprecisato di persone. Secondo Federico Fubini, La Repubblica, il buco ammonterebbe a 330 milioni di € per un totale di 350’000 lavoratori. Ancora più allarmante e vergognoso per un paese del G8 è il dato della Coldiretti per il quale il 37% delle famiglie ha dovuto chiedere aiuto a terzi (tipicamente i genitori, mentre le banche non concedono credito), il 10% non riesce ad arrivare a fine mese, il 42% riesce ad arrivare a fine mese, ma solo facendo fronte alle spese senza un minimo extra ed un altro 42% riesce a mettere da parte una piccola somma. Sempre per la Coldiretti segnali negativi provengono dal fronte dei consumi, ridotti in tutti i settori, dalle attività ludiche e sportive fino alle ristrutturazioni edili, nonostante gli eco-bonus, all’ arredo ed alle auto.

Indubbiamente l’attuale scialuppa di salvataggio del paese “plebeo”, ma numeroso, risiede nei risparmi privati, della famiglia e degli amici, e non, come dovrebbe essere, nelle azioni incisive della politica e del governo che agli occhi di tanti, dei più indigenti, paiono distanti, lontani ed avulsi dalla realtà. È questa la ragione che fa imperversare movimenti anti europeisti ed demagoghi, fa pensare che ci sia un piano per risanare i conti del paese e quelli delle banche grazie esclusivamente al grande risparmio privato (6’000 miliardi di €), fa allontanare dall’ esercizio attivo della politica, fa scoraggiare, disinteressare, uccide la speranza, fa fuggire definitivamente cervelli che avrebbero voluto fare qualche cosa in Italia, alla fin fine amata da tutti, perché una volta depauperato il risparmio famigliare non rimane davvero più nulla per le generazioni future: le prospettive continuano ad essere plumbee e la disuguaglianza sociale aumenta pericolosamente senza la minima possibilità di scalata sociale che i nostri genitori potevano quasi certamente ottenere con l’ investimento in istruzione. Ora non è più così e ciò diffonde un senso di impotenza rabbioso perche se neppure l’ istruzione e la cultura offre una qualche possibilità la fine è davvero vicina.

Tra emendamenti e diatribe interne aumenta dunque il senso di lontananza e di ripugnanza nei confronti della politica che, nell’accezione ateniese del termine, dovrebbe essere l’attività più bella e più appagante per il cittadino. Ormai da molto non è più tempo di capire che c’è bisogno di svolta e cambiamento, è tempo di attuarlo … immediatamente.

FONTI:
F.Fubini, CGI: Collegamentel La Repubblica
A. De Nicola, fiscalità: Collegamento articolo La Repubblica
Coldiretti: Collegamento articolo

10/11/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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