Legge di stabilità, il semaforo EU arancione da 3 mld e rassicurazioni un po’ evanescenti

La Commissione Europea, parlando per bocca del Commissario Olli Rehn, ha espresso dubbi sull’ incisività della legge di stabilità presentata a Bruxelles nei giorni scorsi. I rischi che vengono visti nella ex finanziaria riguardano il debito che, secondo le previsioni, continua ad essere in crescita (133% al 2013 – 134% al 2013), il rispetto del rapporto Deficit/PIL al 3% che potrebbe essere messo in discussione a meno di una correzione pari allo 0.5% del PIL (circa 8 miliardi di €) e l’alto numero di emendamenti che la fanno sembrare ancora inconsistente. Del resto non c’era da attendersi una reazione differente visto che ogni direttiva e suggerimento EU sulle politiche fiscali sono stati disattesi. Da Bruxelles le linee guida erano state di spostare la tassazione da persone ed imprese verso i patrimoni ed i consumi, partendo proprio da quel taglio dell’ IMU indigesto alla Commissione e le cui coperture, pari a 2.4 miliardi di € per la cancellazione della seconda rata, devono ancora essere chiarite.

A ciò si aggiunge l’instabilità politica che permane con forza, a maggior ragione in questa fase in cui le primarie del PD si avvicinano, la vicenda della Cancellieri sembra aggravarsi di giorno in giorno, il voto sulla decadenza di Berlusconi è prossimo ed il PDL si è definitivamente scisso in due parti, quella filogovernativa e quella che, benché continuerà ad allearsi con Alfano, non ha al momento intenzione di sostenere il governo. A dicembre potrebbe verificarsi una situazione particolare ed unica, nessun leader dei principali partiti, Grillo, Renzi, Berlusconi, sarà in Senato, va da sé che la stabilità del governo è tutt’altro solida.

Inutile fingere che queste incertezze, oltre che disperdere energie preziose distogliendo la concentrazione dalla realtà, non ledano l’immagine, già non eccelsa, che la Commissione ha nei nostri confronti, lo si evince facilmente dalla dichiarazione un po’ ironica di Olli Rehn:
Lo dico con molta simpatia, ma ogni giorno quest’anno, così come l’anno scorso, è ‘politicamente delicato’ in Italia. Noi dobbiamo fare il nostro lavoro indicando la strada verso conti sostenibili“.

Immediate le rassicurazioni del Ministro Saccomanni, il quale smentisce ogni possibile aggiustamento al bilancio della legge di stabilità (le modifiche invece si vedranno: da lunedì al via le discussioni sui 3’093 emendamenti) seguite a ruota da quelle del Premier Letta.
Il Ministro dell’ Economia ritiene chi i numeri siano corretti, che il rapporto Deficit/PIL sarà al 2.5% nel 2014 e che a Bruxelles non tengano conto del pagamento dei debiti delle PA alle imprese e di alcuni interventi in favore della crescita che vedranno già nel 2014 i primi risultati; conferma poi l’impegno nell’abbattimento del debito in particolare a mezzo di: privatizzazioni mobiliari ed immobiliari; rientro di capitali dall’estero; pesante spending review operata dall’apposito Commissario Cottarelli; rivalutazione delle quote di Bankitalia detenute dalle banche.

Riguardo alle misure abbatti–debito le perplessità sono giustificate. Nel caso delle privatizzazioni, soprattutto quelle immobiliari, le somme non sono chiare. Il meccanismo e le condizioni per il rientro dei capitali dall’estero non sono ancora definiti, quindi qualsiasi stima è inconsistente. La spending review è tanto necessaria quanto spinosa, fino ad ora nessuno è riuscito ad incidere, neppure l’ultimo commissario speciale del Governo Monti, Bondi, il quale per la verità è stato fatto lavorare molto poco; Saccomanni ritiene che a regime il risparmio dovrebbe attestarsi tra 1 e 2 punti di PIL (16-32 mld di €, a dir poco ottimista il Ministro), ed accelera affinché i primi risultati, chiaramente non quantificabili a priori, si vedano già nel 2014. La stima per Cottarelli, ex IFM, è massima tanto quanto complesso e ricco di ostacoli sarà il suo compito, non perché non si sappia dove tagliare, ma perché ogni spreco per la società è fonte di guadagno per un particolare “potentato” di volta in volta differente. Infine la rivalutazione delle quote di Bankitalia in mano per il 95% alle banche ed alle assicurazioni (principalmente Unicredit, Intesa, Generali ed Unipol Sai) consentirà, tramite un artificio contabile, una plusvalenza per gli istituti detentori che quindi dovranno, per il primo anno, pagare più tasse (si stima circa 1.5 mld €), ma che poi potranno incassare dividendi pubblici più cospicui (il pareggio avverrebbe dopo 2 anni) e se decidessero di disfarsi delle loro quote le potranno vendere al nuovo prezzo maggiorato; in questa ipotesi l’unico acquirente possibile sarebbe, per statuto, la Banca d’Italia, vale a dire il pubblico, vale a dire i contribuenti. Quest’ultimo provvedimento se confermato sarebbe un palliativo di brevissimo termine, che alla lunga porterebbe benefici agli istituti di credito a scapito del pubblico; si tratta di una sorta di ricapitalizzazione contabile fatta a bilancio e senza capitale.

Che le previsioni di Saccomanni, del MEF e di Letta siano corrette ce lo auguriamo, ma il semaforo, se non rosso, arancione da parte della EU ci è costato poco più di 3 miliardi che la commissione non si è sentita di concederci e che avrebbero dovuto essere spesi per crescita ed investimenti. Una linfa in questo momento.

Oltre all’ Europa anche la Confcommercio, con il Presidente Sangalli, non ritiene sufficiente la manovra che non porterebbe ripresa neppure nel 2014 insistendo su un prelievo fiscale ormai giunto ufficialmente al 44%, ma nella realtà delle cose ben più alto, fino al 68% per alcune piccole imprese, deprimendo ulteriormente i consumi basilari delle famiglie non più appartenenti al ceto medio in via di estinzione e non aggredendo significativamente la spesa pubblica ed improduttiva. Il grosso rischio è che la crisi economica possa sfociare in una crisi sociale che si estenda al di là dell’esprimere un voto ai movimenti anti europeisti.

L’unica possibile soluzione che potrebbe, ma non è né scontato né automatico, consentire l’inizio di un percorso di crescita risiede nella collaborazione tra gli stati europei, a cominciare dalla Germania e dalla stessa Unione che, non dovrebbe più solo focalizzarsi sui bilanci, sul rigore dei conti e sull’austerità che sta soffocando le prospettiva dei paesi più in difficoltà, come ha sottolineato Letta, ma che dovrebbe consentire di spendere per crescere e, aggiungo io, controllare che ogni euro speso sia effettivamente produttivo. L’applicazione della golden rule sugli investimenti produttivi è fondamentale e la sua assenza rappresenta una zavorra che senza l’ausilio europeo non si può scaricare. Questo approccio dovrebbe essere considerato non come la norma, ma come un rimedio temporaneo ad una situazione di grave emergenza.

In termini e toni differenti, la necessità di rivedere i trattati europei a Bruxelles è appoggiata da tutte le parti politiche, ma che evidentemente non hanno la sufficiente autorità per farsi valere, incluse quelle che solo qualche mese fa erano contrarie. A cominciare dal M5S, passando per Berlusconi, per il Presidente Napolitano, che chiede pacatamente un’Europa più unita e meno rigida e finendo al PD di Letta, il quale ha ricordato questa necessità alla Germania durante il congresso della SPD in procinto di formare la grande coalizione di governo assieme alla vincitrice CDU della Merkel.

Che all’interno del governo tedesco la SPD prema affinché non si prosegua con il rigore asfissiante in un momento dove questo approccio è solamente disastroso sarebbe bene, sperando che poi la CDU ceda alla pressione e che lo appoggi in sede europea dove la fa la parte del leone con tutt’altra autorevolezza rispetto al nostro Governo.

Il punto chiave da capire è se la Germania, che rifiuto pensare non abbia compreso la condizione in cui versiamo data la sua capacità di visione e pianificazione a lungo termine, abbia già valutato che cedere un po’ della propria sovranità e qualche suo vantaggio immediato sia ormai inutile al salvataggio europeo e che quindi stia tentando di trarne più profitto possibile consapevole che il futuro in una Europa depauperata e divisa sarà assai più fosco anche per lei.

16/11/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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3 Risposte

  1. […] in possesso degli istituti di credito e delle assicurazioni (che potrebbe essere un boomerang: qua), da nuovi acconti, oltre il 100%, su IRES e IRAP dovuti a banche ed assicurazioni, ma attenzione […]

  2. […] Legge di stabilità, il semaforo EU arancione da 3 mld e rassicurazioni un po’ evanescenti 17/11/1… […]

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