IMU, Europa e riduzione del debito tra privatizzazioni e spending-review

Il CDM del 21 novembre è stato rinviato alla settimana successiva e con esso si protrae l’odiosa telenovela sull’ IMU che non smette di catalizzare energie ed attenzioni assieme ai problemi giudiziari di Berlusconi ai quali ora si aggiungono le aggravanti sulla vicenda Ruby, assieme ai fatti Legresti-Cancellieri ed assieme alla corsa alla segreteria del PD che inevitabilmente, qualora vincesse il favorito Matteo Renzi, influenzerà il programma il Governo, con la possibilità di causare rotture nel PD e nell’alleanza di governo.

Per garantire la cancellazione della seconda rata dell’ IMU servirebbero 900 milioni di euro, che in realtà avrebbero già dovuto essere trovati, da destinarsi per 400 milioni alla copertura sugli immobili e sui terreni agricoli e 500 da restituire ai comuni come rimborso dell’ imposta sugli immobili del 2013.
Le coperture individuate al momento sarebbero la rivalutazione delle quote di Bankitalia in possesso degli istituti di credito e delle assicurazioni (che potrebbe essere un boomerang: qua), da nuovi acconti, oltre il 100%, su IRES e IRAP dovuti a banche ed assicurazioni, ma attenzione perché gli acconti dovranno poi essere restituiti, da un aumento sull’ imposta di bollo dei depositi amministrati ed infine, qualora tutto ciò non bastasse, nuove accise su benzina, alcol e tabacchi cioè le clausole di salvaguardia.

È facile capire come questa vicenda sia ormai esasperante, tutti hanno chiaro che si tratta di una mossa puramente politica e propagandistica e che ogni eventuale cancellazione o riduzione di una voce comporterà un aumento altrove poiché il budget è blindato e non sono consentiti sforamenti. L’ IMU di fatto verrà ridistribuita su una platea più ampia, inclusi gli affittuari, con la nuova tassa sui servizi, verrà utilizzato lo strumento degli anticipi sugli acconti che di fatto sono altro debito e l’eventuale rivalutazione delle quote di Bankitalia è solo una misura di breve termine non strutturale e forse controproducente sul lungo periodo, inoltre se tutto ciò non bastasse la scure degli incrementi delle accise rimane concretissima.
Ovviamente ogni parte politica è ferma sulle proprie posizioni minacciando ritorsioni alla stabilità qualora la tassa su una determinata categoria di immobili non venisse abolita.

Tutto ciò comporta che i centri di assistenza fiscale non sanno ad oggi come comportarsi ed in ogni caso hanno già iniziato la preparazione della modulistica e l’aggiornamento dei sistemi informatici per l’eventuale riscossione con scadenza il 16/12. Il caos si percepisce anche a Bruxelles che non può non essere indignata dal comportamento italiano, che dopo aver disdetto le linee guida suggerite non spostando la tassazione verso i patrimoni ed i consumi, insiste con l’abolizione dell’IMU nonostante la misura non convinca l’ EU, sia presente in 26 stati europei e pur non avendo ancora definito precisamente e puntualmente le coperture.

Non c’è dunque da stupirsi che la Commissione sia molto restia a concedere fiducia non ritenendoci sufficientemente credibili, ad esempio per l’ applicazione della Golden Rule, nonostante i conti, rimessi in ordine, rientrino nei ferrei ed austeri parametri europei del fiscal compact che non mi stancherò mai di definire anacronistici per una situazione congiunturale macro economica come quella che in essere. Lo stesso Olli Rehn solo qualche giorno fa con un velo di ironia ha dichiarato che in Italia ogni giorno è politicamente delicato ed incerto, come del resto accade da un paio di anni a questa parte…
La Germania, nuovamente da prendere come esempio e che da questa crisi ha tratto e continua a trarre un po’ egoisticamente vantaggio, è stata redarguita per l’eccessiva differenza tra export ed import (i tedeschi si sono intelligentemente mantenuti al +6%, proprio il limite superiore dei parametri europei). L’ EU ha suggerito di trainare maggiormente i consumi ed essere più convincente e determinata nel coprire il ruolo di locomotiva economica europea. La risposta tedesca è stata un’accelerazione fino all’introduzione, di qui a pochi giorni, di un reddito minimo di cittadinanza, pari a circa 8.5€/h che dovrebbe aiutare ad incrementare la domanda interna. Ciò è sicuramente motivo di scontro politico, per alcuni partiti così facendo potrebbe essere incentivata la disoccupazione in un mercato tedesco dove questo problema è apparentemente basso, ma dove assieme ai lavori tecnici molto ben retribuiti vi sono molti mini job dai salari decisamente inferiori, pari a circa l’ammontare del reddito di cittadinanza proposto.

Le leggi di stabilità dei vari paesi saranno visionate nella serata del 22 novembre dall’Eurogruppo, che probabilmente muoverà qualche critica al nostro paese sulle scelte politiche causa del protrarsi della questione ancora non definita circa l’imposta sugli immobili.

Sempre dall’ Europa continuano ad arrivare consigli di intraprendere la strada dell’abbattimento del debito e delle riforme, che difficilmente riusciranno ad essere definite prima del prossimo anno considerando che, come è accaduto fino ad ora, tutte le energie e le attenzioni saranno rivolte al voto sulla decadenza di Berlusconi, alle discussioni sul conseguente esito, alle primarie del PD ed ai relativi risultati.

Per la riduzione del debito, costato 3 mld di mancati fondi, sono già state definite dismissioni e spending review.
In questa prima fase le dismissioni/privatizzazioni riguarderanno 8 società (CdP Reti, ENAV, Fincantieri, Sace, Stm, ENI, Grandi Stazioni, CdP TAG) per 12 miliardi, dei quali 6 andranno a tagliare il debito e 6 a ricapitalizzare la CdP.
Le privatizzazioni sono un mezzo molto utile quando uno Stato, per varie ragioni, non è più in grado di effettuare investimenti che consentano innovazione, sviluppo e crescita alle proprie aziende, ma affinché funzionino devono essere realmente tali e consentire l’ingresso ad investitori seri, referenziati e con volontà di investire. In Italia spesso ciò non è avvenuto e le privatizzazioni sono state fittizie con ben noti risultati.
Qualche piccolo problema può esserci anche in questa circostanza, perché ben il 50% delle entrate previste confluiranno per la ricapitalizzazione della CdP che per garantire i depositi postali necessita di un buon buffer di liquidità e perché per quanto riguarda ENI la privatizzazione sarà particolare. Per consentire allo stato di non perdere il controllo della società scendendo sotto il 30%, l’operazione avverrà con un Buy-Back da parte di ENI stessa per un controvalore di circa 2 mld (il 3%; la somma è circa quella incassata dal colosso Oil&Gas dalla recente cessione della quota di Severenergia in Russia), si tratta dunque di un’operazione contabile in cui ENI si accolla parte del debito sovrano divenendone a tutti gli effetti un creditore.

La spending review, finalizzata oltre che al debito anche alla riduzione delle tasse, è un altro di quei notori punti critici perché la spesa pubblica oltre ad essere esagerata è totalmente inefficiente, il che, se possibile, è peggio. Il commissario speciale Cottarelli, di provenienza IMF, ha il compito di individuare gli sprechi e proporre tagli che da una sua prima analisi dovrebbero ammontare a circa 32 miliardi in tre anni, vale a dire circa 11 miliardi all’anno, poco più del 3% dei circa 300 miliardi annui di spesa aggredibili. A dire la verità il suo compito non pare troppo complesso, ormai si sanno quali sono le voci su cui agire. Per fare qualche esempio: la riduzione dei centri di costo (idealmente uno, unico, centralizzato ed informatizzato) e delle stazioni appaltanti in particolare per la sanità; la riduzione drastica del ricorso ai sub appalti a catena; il controllo sull’esecuzione dei lavori pubblici, sulle consulenze e la corretta valorizzazione degli immobili statali; la riqualificazione mirata al risparmio energetico di tutti gli edifici pubblici; la revisione delle spese militari per un esercito che costa più di quello israeliano, uno dei migliori e più tecnologici del mondo; la valorizzazione dei migliori atenei, convergendo verso pochi centri d’eccellenza a cui far confluire più risorse economiche per ricerca; stesso dicasi per gli aeroporti; il censimento e la vendita di tutte quelle municipalizzate in perdita, cercando di convergere verso poche, grandi ed efficienti multi-utility; la redistribuzione e la riallocazione dei dipendenti pubblici; l’ottimizzazione degli uffici pubblici, lasciando solo quelli che sbrigano un certo numero di adempimento al mese; l’eliminazione delle province e la riduzione del numero dei parlamentari; la trasformazione del (ex, ma non troppo) finanziamento ai partiti in rimborso con tanto di giustificativi e ricevute al seguito; il taglio dei privilegi della politica (dalle auto blu alle indennità su impermeabili ed ombrelli); la riduzione degli stipendi dei dipendenti di Camera e Senato (un barbiere non può guadagnare oltre 100’000€ all’anno); un tetto agli stipendi dei manager pubblici con particolare attenzione a premiare realmente i risultati e non distribuire risorse a pioggia così come limitare il numero di cariche contemporanee.

Le ultime voci sono in valore assoluto, rispetto agli oltre 2’000 miliardi di debito, quasi risibili, ma anche solo 200’000 € risparmiati e dati alle scuole per acquistare carta igienica o alle forze dell’ordine per il carburante sono ben ridistribuiti.

Come si evince il difficile non è tanto trovare dove agire, ma la vera sfida è portare a termine le azioni  (solo qualche mese fa in Gran Bretagna il Premier Cameron in pochissimi giorni è riuscito a tagliare 11 mld di £), poiché ogni spreco per la società è guadagno o status quo di alcuni. Ad esempio la riallocazioni a differenti mansioni o località dei dipendenti pubblici non è banale e, come si è visto per la chiusura dei tribunali periferici, porterà a proteste ed opposizioni, così come stanno dimostrando gli scioperi di Genova quando si parlerà di vendita delle municipalizzate, senza neppur pensare a quando si proverà a toccare i privilegi dei veri potentati.

Il Commissario Cottarelli non avrà il potere esecutivo, ma dovrà proporre un piano alla politica che avrà il compito di decidere. Superfluo è rammentare quanto questo passaggio sia delicato e rischi di mandare tutto, come si suol dire, a ramengo.
Il cambiamento, oltre ad essere propagandato, deve essere messo in atto così come è indispensabile capire ed agire immediatamente nella definizione di una strategia economico-politico-riformatrice nazionale ed europea volta alla crescita ed al miglioramento delle condizioni di vita per le persone e di competitività per i paesi. Senza questo obiettivo ogni misura sarà solo un palliativo e contribuirà ad allungare una agonia già iniziata.

21/11/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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3 Risposte

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