Politica tedesca più seria, concreta e pragmatica di quella italiana. In una sola parola migliore

Poco è mancato ad un nuovo voto di fiducia sull’ Esecutivo italiano che avrebbe ulteriormente esasperato le attenzioni dell’ Europa, dei mercati e delle agenzie di rating sul nostro paese. Il Presidente Napolitano, consapevole del nostro stato di osservati speciali, è astutamente riuscito ad includerlo nel voto sulla legge di stabilità, passata in Senato con 171 voti favorevoli contro 135 contrari.
La scissione all’interno del centro destra ed in particolare il passaggio all’opposizione di Forza Italia, ancor prima che la decadenza del leader Berlusconi fosse sancita dal voto ufficiale dell’Emiciclo, è stata considerata dal Premier come un rafforzamento del Governo. Forse potrà esserci maggiore condivisione di intenti, ma le logiche partitiche che hanno dominato la scena politica fino a questo momento, contribuendo a mantenere un continuo clima da campagna elettorale popolato da promesse, prima tra tutte quella dell’IMU, non fondamentali, banali rispetto ad un PIL da far crescere, un debito da abbattere, un’occupazione da recuperare ed i consumi da sostenere, ed evidentemente solo propagandistiche, difficilmente saranno abbandonate, così da rendere ogni votazione minimamente complessa e non pienamente condivisa nella maggioranza una forca caudina per il Premier, in barba alle più semplici tecniche di negoziazione win-win.

Il caso IMU pare risolto (ma che fatica…), l’imposta sulle prime case non si pagherà, così come non si dovrebbe pagare per i terreni coltivati e gli immobili strumentali agricoli (ma perché solo agricoli?); il costo dell’operazione è stato di 2,15 mld di €. I proventi verranno in misura di un terzo dagli anticipi delle imposizioni del risparmio amministrato (sostanzialmente il dossier titoli o di risparmio gestito che è necessario aprire presso la propria banca se si detengono fondi, titoli di stato, azioni ecc.) e di due terzi dagli anticipi IRES ed IRAP a fronte di un aumento delle aliquote del 2014. Lo stesso Saccomanni ha affermato che “si tratta di misure, una tantum e non strutturali, a carico delle banche ed al sistema finanziario”. Ciò è superficialmente vero, poiché c’è da capire quanto ricarico ci sarà sui conti dei risparmiatori e quando/come questi anticipi verranno poi scontati, perché un giorno dovranno esserlo. Inoltre vanno a rimpiazzare una misura, l’IMU, strutturale, prevedibile e su cui poter far affidamento ogni anno ed in ogni bilancio, la vulnerabilità dello scambio è lampante, tanto più in un momento dove non ci sono concessi passi falsi e sarebbe bene programmare tutto con buon grado di certezza.
In aggiunta a ciò va ricordato poi che i possessori di prima casa residenti in un comune che avesse nel 2013 alzato l’aliquota, e non dovrebbero essere pochi visto il dissesto dei conti di molti municipi, riceveranno comunque la chiamata al versamento della differenza.

Altro gettito che sembrava in un primo tempo dover partecipare alla copertura IMU è quello della rivalutazione delle quote di Bankitalia detenute dalle banche e dagli istituti di credito. Tale misure può essere fruttuosa nel primo anno (1-1.5 mld €), ma pericolosa negli anni venturi, quando le quote potrebbero essere vendute e ricomprate dalla stessa Bankitalia a prezzo maggiorato e quando il dividendo a carico del pubblico sarà superiore rispetto all’ attuale. Tuttavia alcune restrizioni si stanno configurando ed alla fine si dovrebbe giungere, seguendo la struttura della public company, all’ apertura del mercato delle quote ad un numero maggiore di soggetti che non potranno detenere più del 5% del capitale ed il dividendo massimo erogabile da Bankitalia non potrà superare il 6% del capitale, il quale a sua volta dovrebbe essere aumentato, utilizzando riserve statutarie di Bankitalia stessa, di circa 7.5 mld €. Insomma, anche questa operazione, profittevole nel breve, non è scevra da rischi di qui a due anni. La rivalutazione, riprendendo quanto detto dallo stesso Saccomanni, serve senz’ altro alle banche per ricapitalizzarsi (come si è capito a carico di Bankitalia), senza dover cercare denaro, in attesa degli stress test europei ormai alle porte.

Quanto detto sopra è emblematico di due aspetti deficitarii della nostra politica e che hanno un peso decisivo sia per quanto riguarda la ripresa e l’uscita dalla crisi sia per quanto concerne la credibilità ed autorevolezza che ci dovrebbero consentire, adducendo molte buone ragioni effettivamente esistenti, di andare in Europa a reclamare alcune doverose condizioni. Il primo aspetto è la presenza formale di una larga intesa che all’atto pratico risulta assente poiché in ogni decisione il compiacimento al proprio elettorato, l’azione per attrarre consenso e la fermezza nel mantenere ostinatamente e ciecamente le proprie posizioni, dominano causando blocchi e rallentamenti a scapito della cosa pubblica. Il secondo è il costante agire senza un piano economico di lungo termine, senza aver chiari gli obiettivi di rilancio economico-sociale, senza avere idee convintamente riformiste, insomma ragionando di giorno in giorno, anzi di ora in ora, mettendo pezze estemporanee ora a destra ora a manca, fingendo di non essere consapevoli che un domani non troppo lontano qualcuno queste questioni dovrà dirimerle.

La Germania, per certi versi odiosa, ma pragmatica nel tutelare i propri interessi e nel pianificare il futuro, ci può dare esempio anche in questa occasione. Proprio poche ore fa è stata portata a termine la stesura del documento (oltre 180 pagine) che sancisce la grande coalizione tra SPD e CDU. Sicuramente la negoziazione sarà stata serrata, ma alla fine la logica win-win ha prevalso per cercare di favorire lo sviluppo tedesco, incluso l’aspetto del rigore dei conti per tutti gli stati membri dell’unione e del rifiuto alla condivisione del debito e degli eurobond (dal lato italiano c’è da sperare che la SPD abbia recepito le parole pronunciate dal Premier Letta contro l’austerità inflessibile in occasione del congresso del partito e se ne faccia portavoce nel governo tedesco, benché dai primi intenti non sembrerebbe). Per citare alcuni punti significativi nel documento è presente:

1. L’introduzione di un salario minimo garantito di 8.5 €/h.
2. La possibilità di doppia cittadinanza per i figli di immigrati nati n Germania.
3. La destinazione del 3% del PIL in ricerca.
4. La destinazione di 23 miliardi in 4 anni ad investimenti in crescita (ad esempio grandi opere, aiuti alle imprese ecc), ed a sostegno di economia e lavoro.
5. Abbassamento dell’età pensionabile da 67 a 63 anni qualora sussistano 45 anni di contributi.

Solamente da questi cinque punti è possibile capire come l’accordo SPD-CDU non sia stato partorito seguendo logiche partitiche o sottostando a rapporti di forza, nessuno avrebbe pensato che un governo guidato dalla Merkel, vincitrice delle elezioni, potesse prevedere siffatte misure che qui in Italia sarebbero additate come frutto di un programma della più estrema delle sinistre rosse.
Oltre al funzionamento della trattativa c’è poi da sottolineare come il loro respiro sia realmente lungo ed affronti temi cruciali. Vengono recepiti i suggerimenti europei di sostenere i consumi interni per bilanciare le esportazioni attualmente al limite superiore dei parametri (6%) e di sostegno all’ occupazione introducendo il salario minimo e le misure in favore di crescita e lavoro; viene affrontato il tema dell’immigrazione, della bassa natalità tipica dei paesi industrializzati e maturi e la sostenibilità del sistema pensionistico con la possibilità della doppia cittadinanza; viene ribadita l’intenzione di mantenere la leadership tecnologica, scolastica ed innovativa, alla base di una industria competitiva per qualità delle produzione, investendo in ricerca; infine viene dato il giusto riconoscimento al lavoro, ai contributi ed alla pensione abbassando l’età pensionabile per taluni soggetti.

La lezione è chiara, le larghe intese possono essere davvero proficue, ma non servono a nulla qualora fini a se stesse e senza né piani ed intenti condivisi né una direzione di sviluppo del sistema paese ben definita.

La situazione economico-politico-sociale europea, ed italiana a maggior ragione, rammaricano perché Europa ed Italia sono collocate strategicamente tra USA, Russia e Medio Oriente. Il rapporto con gli USA è storicamente stretto e lo sarà ancora di più una volta perfezionati gli accordi sul commercio. Il medio oriente e l’area mediterranea offrirebbero importanti possibilità di collaborazioni così come la Cina, indubbiamente attratti dal Made in Italy e disposti ad investire nel nostro continente e paese nella fattispecie. La Russia infine tende sempre più ad aprirsi all’Europa ed all’Italia, come dimostrano i 28 accordi commerciali siglati a Trieste durante il bilaterale dei giorni scorsi, consapevole che una stretta collaborazione garantirebbe la propria totale autosufficienza rispetto agli Stati Uniti in tutti i principali settori strategico-economici.

Le possibilità non mancano ma solo un sistema di governance politica locale e continentale ben implementato può essere in grado di concretizzarle rapidamente senza perdersi nei mille rivoli che in Italia stanno assorbendo buona parte delle energie disponibili e bloccando le possibilità dei tanti talenti presenti che, rebus sic stantibus, preferiscono emigrare magari alla volta poprio della Germania.

27/11/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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4 Risposte

  1. […] animata da un programma veramente interessante e chiaramente frutto di una trattativa serrata (link pezzo accordo CDU-SPD), ha affermato che l’Europa deve necessariamente riformarsi e modificare i trattati, in tal […]

  2. […] Se larghe intese devono essere che lo siano realmente, come quella tedesca tra SPD e CDU (link) che funziona proteggendo la Germania anche a scapito dell’Europa, altrimenti non è un’eresia […]

  3. […] correlati: Decennio Usa Politica tedesca Riforme europee Obama – Italia a problemi simili soluzione […]

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