Non un ricordo di Nelson, ma un’interpretazione di Nelson

Non penso di essere all’altezza per poter ricordare Mandela, del resto non c’è bisogno di esternazioni o manifestazioni di stima, è tutto implicito per una personalità simile. L’intento non è dunque quello di ricordare Nelson, ma di applicare tre dei suoi tantissimi insegnamenti che sembrano calzare a pennello allo scenario economico sociale che stiamo vivendo.

Per riassumere brevemente la situazione italiana, purtroppo ben nota e da economia di guerra, bastano veramente pochi dati. Le ricerche Istat certificano un livello di disoccupazione che ad ottobre ha raggiunto il 12.5%, primato da quando esistono le serie storiche, 1977; limitatamente ai giovani under 30 il dato sale ad un mostruoso 41.2% (senza considera i NEET) ed anche per il 2014 l’aumento dei disoccupati non si arresterà.
Secondo Eurostat in Italia circa il 30% della popolazione è ad alto rischio di indigenza e non riesce a fronteggiare le spese di prima necessità, medicinali, visite, cibo di qualità come proteine nobili e sempre più ricorre ad aiuti di famigliari, genitori, amici e dove possibile intacca il patrimonio degli avi.

L’ Inps rileva che la maggior parte delle pensioni non arriva a 1000€.

Il Pil pro capire dal 2001 al 2012 è diminuito del 6.5%, ed il potere d’acquisto ha segnato un -9% negli ultimi 4 anni. Tutto ciò a fronte di un aumento dell’indice GINI che misura la disuguaglianza sociale, a fronte di una concentrazione di ricchezza sempre più nelle mani di pochissimi super facoltosi, di una stagnazione della mobilità sociale che non consente progressioni di carriera, non consente di credere nello studio nella dedizione, nella meritocrazia e nei veri valori, non consente di aspirare a migliorare la propria condizione di vita, cosa possibile fino a qualche anno fa.

A formalizzare ciò arriva proprio oggi lo studio del Censis secondo il quale l’Italia è scialba, infelice, dominata da arrivismi, accidia, tendenza all’evasione, da una classe dirigente inadeguata e dall’utilizzo di escamotage poco leali, non c’è più alcuna ambizione, prospettiva, si arriva ad accettare automaticamente condizioni indegne senza opposizioni. I flebili segnali di combattimento sociale che emergono sono rappresentati dalle emigrazioni di sola andata dei giovani senza futuro né sogni italiani e dalla voglia di molte persone di connettersi e fare rete, poiché affrontare le difficoltà e condividerle con un gruppo infonde forza vicendevolmente ai membri.

Quali insegnamenti di Mandela si possono inserire in questa condizione? Almeno tre.

Il primo è l’affermazione che un uomo che abbia fatto il proprio dovere può dormire sonni tranquilli. Nella nostra società possiamo dormire sonni tranquilli? Dirigenti, politici, partiti e decision makers possono dormire sonni tranquilli e con l’anima in pace? Hanno fatto il proprio dovere, che consiste ne lavorare onorevolmente per la cosa pubblica?

Il secondo è che l’uomo ha una capacità di adattarsi, che lo ha fatto sopravvivere negli anni, tale da rischiare di accettare qualsiasi condizione, anche le più inaccettabili. La nostra situazione e la società in cui viviamo spacciata moderna, civile, industrializzata, libera, sviluppata, ricca di opportunità, alla luce dei dati sopra, è accettabile? Consente di vivere dignitosamente? Offre le opportunità che dovrebbe?

Il terzo è che la liberazione da una condizione inaccettabile, se impossibile altrimenti, si raggiunge con la lotta e le armi. È brutto a dirsi, ma siamo a questo punto? Si oltrepasserà mai il limite invisibile tra protesta civile e guerriglia? Da cosa può essere rappresentato questo limite, dal definitivo depauperamento del patrimonio di famiglia, alto tra gli italiani, ma in via di consunzione, e dalla conseguente “fame”?

Non ho queste risposte né voglio paragonare il Sud Africa dell’ apartheid  liberato da Mandela all’attuale Italia, ma questa riflessione mi è venuta spontanea leggendo i dati, approfondendo la politica e confrontandomi con il mondo reale, triplice approccio che tanti cittadini comuni hanno, ma che latita tra dirigenti e politici troppo presi a fare altro, a guidarci, ma verso dove?
Grazie Nelson per questa ennesima lezione di educazione civica.

 

06/12/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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Una Risposta

  1. […] e singoli individui 30/03/2014 Puntare sul meglio per un cambiamento inderogabile 28/09/2013 Non un ricordo di Nelson, ma un’interpretazione di Nelson 06/12/2013 Italiani comunque felici nonostante la crisi; ma un po’ di sana ambizione in più? […]

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