Tasse alle stelle, di sicuro mai belle, ma potrebbero essere almeno utili e forse anche appaganti

L’Italia con una pressione fiscale del 44% sul PIL si attesta al 4° posto nella zona Euro ed al 6°, assieme alla Finlandia, nella zona EU preceduta da: Danimarca con il 49,0%, Belgio 47,3%, Francia 46,9%, Svezia 44,7%, Austria 44,6%. La media della pressione fiscale per gli stati che hanno aderito alla moneta unica è del 41.6% mentre scende al 40.5% se si considera l’intera Unione Europea.

Benché il dato sia già decisamente superiore alla media il nostro paese soffre ulteriormente a causa di una pesantissima evasione fiscale che fa si che i reali contribuenti, dovendosi accollare anche gli oneri degli abusivi, paghino ben più del già poco sostenibile 44%, finanche il 68% se si considerano alcune imprese. Inoltre il livello di servizi offerto è scadente se paragonato a quello dei paesi nordici o della stessa Francia e Belgio che ad esempio nel settore dei trasporti pubblici ci staccano in maniera evidente sia per quel che concerne i trasporti nelle grandi metropoli (prendiamo ad esempio la metropolitana di Parigi o i collegamenti tra l’aeroporto belga ed il centro della Città) sia per quel che riguarda la raggiungibilità e la copertura dei piccoli centri, in Italia ormai fuori da ogni possibilità di collegamento se non con mezzi privati; stesso dicasi per lo stato delle strade e delle vie di comunicazione, siano esse a gestione totalmente pubblica o mista pubblico-privato.

Parlando con uno Svedese impiegato nel settore universitario mi ha serenamente detto che per loro il problema della tassazione non sussiste, anzi, la certezza che ogni euro versato all’erario, tra l’altro con un meccanismo realmente progressivo, tornerà in un modo o nell’altro al servizio della collettività li rende orgogliosi contribuenti. Stesso non può dirsi da noi, dove, a volte in modo troppo semplicistico e superficiale, ma dettato dalla sostanziale linearità dell’imposizione e dell’accanimento verso l’ormai ex ceto medio attorno ai 1’800€ al mese, si considerano le tasse solamente un balzello. Logicamente in un paese che se sconfiggesse il 30% dell’evasione avrebbe risolto ogni problema di bilancio e di copertura del debito e dei suoi interessi e dove i soldi pubblici vengono sperperati in mille rivoli e catene di appalti, subappalti, favoritismi, inefficienze, burocrazie e scartoffie, senza che il beneficio ricada sulla collettività, qualche problema a cui mettere rapidamente mano c’è senza dubbio, così come volendo elevarci a livello europeo, il livellamento della pressione fiscale rimane un punto fondamentale di un’unione forte e non viziata da impari concorrenze intestine.

L’ex ministro dell’economia Tommasi Padoa-Schioppa, quando ancora in vita, apostrofò le tasse con l’aggettivo “bellissime” scatenando un oceano di polemiche. Forse definire le tasse bellissime è un poco esagerato, a nessuno piace pagare, ma se il meccanismo contributo-servizio fosse oliato a dovere e facesse ruotare correttamente i propri ingranaggi, magari non belle, ma le imposte potrebbero definirsi almeno utili ed il contribuente potrebbe sentirsi, se non un felice pagante, almeno uno tra i tanti, idealmente tutti, soddisfatto ed appagato perché al servizio della collettività.

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07/12/2013
Valentino Angeletti
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