Piano Energetico 2030: punti da discutere e sviluppare

Di seguito 8 punti che varrebbe la pena discutere, valutare ed eventualmente sviluppare per arrivare a redigere un efficace piano energetico 2030, non sono esaustivi, ve ne sono molti altri, ma possono rappresentare un interessante inizio di dibattito, così come alcune considerazioni di carattere generale nella parte finale del pezzo.

1. A valle di uno studio che quantifichi e preveda le reali esigenze energetiche nazionali andrà elaborato un nuovo MIX ENERGETICO più equilibrato e dal minor impatto ambientale. Ciò si rende necessario a causa della comprovata sovra-capacità energetica attualmente presente in Italia nonostante la quale il paese non è comunque energeticamente autosufficiente. Questo paradosso è principalmente dovuto all’alto costo medio del MWh in Italia rispetto a quello che vi è in gran parte del resto di Europa da dove vengono importate quantità di energia non trascurabili.

In particolare esso dovrà:

a) Garantire sicurezza e continuità di produzione e dispacciamento.

b) Essere prevedibile e pianificabile consentendo l’elaborazione di precisi piani di produzione in base alla richiesta in ogni fascia oraria.

c) Essere composto in modo rilevante da fonti rinnovabili, ma al contempo valutare rischi, benefici ed opportunità dello Shale gas.

d) Mantenere la presenza delle fonti convenzionali (fossili) favorendo le tecnologie più efficienti e dal minor impatto ambientale. A tal fine l’ Unione Europea dovrebbe erogare incentivi a totale copertura dello smantellamento e della bonifica dei vecchi impianti di generazione altamente inefficienti ed inquinanti, ormai non più competitivi e sempre fuori mercato a causa dell’alto costo di un KWh da loro prodotto (vecchie centrali ad olio per esempio). Il contributo Europeo è necessario affinché gli alti costi di dismissione non ricadano sulle Utilities, già afflitte da alti livelli di tassazione ed accise nonché da un rilevante calo di consumi dovuto alle contingenze macroeconomiche, né tantomeno potrà ricadere sui contribuenti. Nei lavori di smantellamento e bonifica dovranno essere impiegati, eventualmente previa formazione professionale, i lavoratori già in forza nel medesimo sito.

e) Il nuovo MIX ENERGETICO sarà inevitabilmente formato da fonti fossili e fonti rinnovabili; in particolare per la prima tipologia di impianti andranno previsti massicci investimenti sull’ efficienza di processo in modo da ottenere rendimenti sempre più alti ed emissioni inquinanti sempre minori e sull’ Operation & Mantainance (O&M), diagnostica ed automazione sfruttando al meglio le nuove tecnologie ICT. In tal contesto dovrà essere dato particolar risalto alla sicurezza informatica (tema già messo all’attenzione della Agenda Digitale elaborata dall’esecutivo Monti).

f) Il meccanismo della Robin Hood Tax nel contesto macro-economico attuale risulta poco sostenibile e spesso ricade sulla capacità di innovare e di guardare al futuro delle aziende.

2. L’efficienza energetica è un obiettivo fondamentale. Pratiche di efficientamento garantiscono un uso ottimale della risorsa elettrica sia per quel che riguarda il contesto domestico sia quello industriale. A tal fine sono attualmente disponibili materiali a bassissimo tasso di dispersione climatica ed energetica che consentono di abbattere drasticamente i consumi, essi sono anche a basso impatto ambientale e completamente ecocompatibili e sostenibili. Per quanto riguarda l’efficienza degli impianti e la gestione dei clienti residenziali le nuove frontiere tecnologiche fornite dall’ICT, dai big-data, da analyitics sempre più sofisticati, dal cloud computing sono già in via di sperimentazione per ottimizzare le performance, della diagnostica, della manutenzione e se estesi alla rete ed al concetto di smart grid e smart city alla miglior gestione/servizio per il cliente.

3. Si dovranno allocare investimenti adeguati sulla rete di trasmissione e distribuzione elettrica in modo da ridurre al minimo le perdite dovute al trasporto/distribuzione e garantendo all’utente una maggiore qualità del servizio. A tal fine potranno risultare estremamente utili le prime applicazioni delle tecnologie di accumulo energetico.

4. È auspicabile la pianificazione, in concerto con l’ Unione Europea e con tutti gli Stati membri, di una road-map finalizzata a implementare una RETE DI TRASMISSIONE elettrica unificata.

5. L’attuale assenza di competitività tra i prezzi dell’energia nei vari paesi dell’Euro-Zona impone il disegno di un MERCATO ENERGETICO UNICO con prezzi concorrenziali e comparabili, in modo da evitare il fenomeno della delocalizzazione di aziende ed imprese, anche a causa di costi della bolletta energetica, del gas e dei combustibili in genere. Ciò richiede la rivisitazione delle tassazioni e delle accise a livello nazionale, portandole ad essere sostanzialmente comparabili in tutta Europa.

6. Incentivi Europei andranno destinati alla realizzazione di una capillare rete di ricarica per i veicoli elettrici sia lungo autostrade e strade principali, sia nei centri urbani che sono il reale habitat di questa tipologia di veicoli. In tal caso gli standard, le linee guida e le procedure seguite per la realizzazione dell’infrastruttura e delle specifiche di ricarica (dei valori di tensione, corrente, fino ai connettori auto/colonnina) dovranno essere condivisi e comuni in tutto il territorio europeo.

7. Dovrà essere implementato un piano di incentivi destinati alla sostituzione di vecchi veicoli inquinanti con veicoli elettrici. Anche a tal fine l’intervento europeo è auspicabile. Potrebbe essere studiato e messo in atto un piano, tipo quello dei certificati bianchi e verdi, che premi, attraverso sconti sulla bolletta, in modo proporzionale all’abbattimento delle emissioni coloro che decidano di sostituire un veicolo a combustione con uno elettrico.

8. Il sistema degli ETS dovrà essere rivisto, esteso ed unificato a livello globale (in Cina hanno già previsto di aprire un proprio mercato) altrimenti a ben poco senso di esistere.

9. Investimenti in ricerca e sviluppo al fine di monitorare e studiare trend e scenari in divenire, sia nel medio che nel lungo termine. Tali analisi sono necessarie per fronteggiare cambiamenti sempre più rapidi ed inaspettati tipici della nostra era. Per fare un esempio lo scorso anno l’ 88% delle centrali a carbone è stato costruito in Cina, il 50% delle nuove istallazioni mondiali è stato di tipo rinnovabile (PV e Wind), il gas è troppo costoso rispetto al carbone per competere, ma la rivoluzione dello shale sta cambiando le carte in tavola a cominciare dagli USA, il nucleare è sostanzialmente trascurabile (complice il disastro giapponese). Al momento la tendenza sembrerebbe quella di andare verso il rinnovabile, ma qualora lo shale invadesse la Cina (la quale ci sta lavorando pesantemente) oppure si scoprissero tecnologie di fissione nucleari esenti da rischi, o ancora le tecnologie CCS abbattessero sostanzialmente le emissione derivanti dalla combustione del carbone, gli scenari sarebbero immediatamente differenti e la capacità di cambiare strategia o prevederla, grazie alla ricerca, in anticipo deve essere immediata.

Gli USA hanno potuto sfruttare lo Shale-Gas, una vera rivoluzione, grazie ad un impianto legislativo molto flessibile e ad una abbondanza della risorsa, estraibile in modo relativamente poco costoso poiché vengono usualmente utilizzate le infrastrutture di giacimenti petroliferi ormai esausti, fattori che li differenziano dall’Europa ove questa fonte difficilmente potrà decollare nonostante importanti pressioni di grandi major dell’ Oil&Gas, in casa nostra ENI, già presente in alcuni progetti statunitensi. Lo Shale ha reso quasi totalmente autosufficienti gli USA dal punto di vista energetico trasformandoli in esportatori di energia, abbattendo il loro consumo di carbone e causandone un drastico abbassamento del prezzo negli altri luoghi del mondo, dove il carbone rimane il combustibile dal rapporto qualità-prezzo migliore e quindi di gran lunga più usato benché altre tecnologie siano più efficienti, come i turbogas che da qualche anno lavorano circa 3’000 ore invece delle 8’000 previste. Le aziende che non hanno diversificato puntando tutto su questa tecnologia, che era molto promettente, si trovano ora in gran difficoltà prima tra tutte Sorgenia dell’Ing. De Benedetti.  Per il Governo Obama è stato gioco facile puntare molto sulla riduzione dell’uso del carbone, fino ad essere in procinto di implementare penalità per le aziende elettriche che utilizzino il carbone senza processi che lo rendano meno impattante per emissioni di CO2 sull’ambiente (come la CSS). Obama ha puntato molto sull’energia pulita, dal rinnovabile fino all’efficienza delle reti, degli edifici e delle industrie ed in questo processo è stato senza dubbio d’auto il gas di Scisto.

In Europa continuano a proliferare le installazioni rinnovabili e le sorti del nucleare sono incerte così come le politiche di incentivazione pubblica alle rinnovabili stesse che hanno distorto il mercato dell’energia e che dovranno essere necessariamente riviste in sede nazionale ed europea.

La Cina infine è molto dipendente dal carbone che detiene in grande quantità, ma, da grande potenza affamata di energia quale è, è vigile su ogni tecnologia e modalità di generazione, sta infatti investendo molto nell’analisi ed esplorazione di possibili giacimenti di Shale Gas ed al conetempo sta lavorando incessantemente anche sul fronte rinnovabile portando a compimento imponenti parchi eolici e solari.

Vi sono poi altri paesi in crescita molto rapida e che, essendo agli albori della loro rivoluzione industriale, sono sempre più affamati di energia. Tra questi l’India che pensa seriamente alla tecnologia nucleare ed al carbone, ma al contempo è ancora dotata di una rete elettrica tra le più inefficaci, grandi zone non hanno ancora pieno accesso all’elettricità, ed altre sono ancora alimentate da motori diesel altamente inquinanti e non in grado di garantire la continuità della risorsa elettrica, come hanno dimostrato i possenti blackout dei mesi scorsi. La Thailandia e la Malesia sono altre tigri asiatiche che divoreranno sempre più energia e considerando la loro disponibilità di carbone inizialmente si getteranno (lo hanno già fatto) su questo combustibile. La zona cosiddetta LATAM è già nel pieno boom di crescita (nonostante alcuni problemi socio-politici e ad alcune strategie monetarie) ed il mix energetico che utilizzano è più diversificato spaziando dal carbone, al petrolio di cui molti stati sono ricchissimi, ma con una componente rilevante ed in continua crescita di rinnovabili; cosa più o meno analoga accade in Australia.

Questo per dire che gli scenari molto prevedibili e quasi scontati degli anni passati sono ormai desueti e che dovremo abituarci a fronteggiare cambiamenti repentini, pianificare, correggere e di nuovo pianificare in un processo ciclico e continuo di aggiornamento.

Come interessante spunto di riflessione allego l’immagine di una previsione del consumo di energia (espresso in milioni di tonnellate di petrolio equivalenti) al 2030. Si nota come l’Europa presenterà un calo di consumi contrariamente a quanto accadrà in Asia e nei paesi in via di sviluppo in generale. Dati e studi simili possono essere il punto di partenza per una rivisitazione del mix energetico su base territoriale.

Energy-Consumpsion-2030

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08/12/2013

Valentino Angeletti

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2 Risposte

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