Archivi del giorno: 10 dicembre 2013

Trasversalmente forconi

È inutile sforzarsi per cercare di trovare una matrice politica alla protesta, la numero due, dei cosiddetti “Forconi”. Di certo facinorosi e frange estremiste sono presenti ed approfittano dell’evento strumentalizzandolo, ma la vera natura della manifestazione è totalmente trasversale, viene dal basso ed adduce ragioni che almeno in parte sono condivise dei cittadini e dalla stessa politica, per fare un esempio l’eccesso di tassazione sulle imprese, le accise spropositate sulla benzina ed i pagamenti a mesi quando non anni ai fornitori da parte di privati e Stato sono battaglie portate avanti, con la convinzione e determinazioni che li ha contraddistinti fino ad ora, da partiti di destra e sinistra.

Il vero denominatore comune che accomuna i manifestanti è il senso di frustrazione ed impotenza, da tempo facilmente percepibile, di fronte ad una situazione che dal loro punto di vista deve mutare, ma non può essere cambiata con strumenti convenzionali e democratici, come le elezioni. Ormai troppe volte le promesse sono state disdette e puntualmente tutto ha perseverato come se nulla fosse stato.
C’è chi dice che se non vi fosse stato il M5S le dimensioni della protesta sarebbero state maggiori ed anticipate nel tempo, ma è anche vero che potrebbe essere rivoltato il ragionamento pensando che molti dei “forconi” siano “grillini” delusi dallo loro incapacità di cambiare realmente le cose proponendo e negoziando nonostante i numeri al governo e le innumerevoli possibili strategie che avrebbero potuto adottare per raggiungere i loro obiettivi programmatici.

Questa manifestazione rappresenta la vera anti-politica che ha perso speranza nella democrazia e crede di non valer più nulla, di essere continuamente vittima di raggiri e giochi per salvaguardare il potere ed il sistema che i governanti, in quanto beneficiari, tendono a proteggere.

Che i mezzi adottati, soprattutto se violenti e dannosi per persone e cose, non siano condivisibili è una banalità da neppur ricordare così come il fatto che il cambiamento deve essere accompagnato da proposte concrete e fattibili, altrimenti la protesta è fine a se stessa, ma dobbiamo meditare, a partire dai governanti, perché siamo arrivati a ciò, se un fondamento di realtà sussiste, se stiamo oltrepassando il limite della sostenibilità e tendendo ad adattarci a condizioni indegne per un paese che si vuol definire civile ed avanzato, se un’ esame di coscienza sia necessario, dopo di che si deve agire, rapidamente perché eventi di questo tipo non si susseguano e dilaghino incrementando partecipanti ed utilizzando modi sempre più drastici. Quando la misura è colma e lo strumento democratico sembra non essere sufficiente per porre rimedio e contenere la povertà, la storia ci insegna che si giunge a ciò: alla protesta che parte da manifestazioni con episodi di violenza contenuti e limitati, alla vera guerriglia; ne sono esempi il Sud America, ma senza andare troppo indietro nel tempo e nello spazio, gli “indignados” spagnoli, e le sommosse di Grecia e Portogallo.

Alla politica dunque il compito di rappresentare degnamente i cittadini, curarsi della cosa pubblica e ridare potere all’arma democratica, che non può e non deve essere sminuita e ridotta alla completa inutilità. Gli scenari logici che derivano da un mal contento crescente e diffuso trasversalmente in una società sempre più tesa ed inegualmente oligarchica sono drammaticamente noti fin dai tempi antichi.

10/12/2013
Valentino Angeletti
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Ecofin alle prese con unione bancaria

Domani, 10/12, in programma l’Ecofin, con all’ordine del giorno l’Unione Bancaria. Questo processo è di estrema importanza e fondamentale per livellare talune disparità sussistenti tra alcuni Stati membri, foriere di ampie differenze che minano anche la possibilità di competere pariteticamente e concorrere lealmente per le imprese di certi paesi rispetto ad altri. I punti ancora dirimenti sono: l’implementazione di un fondo salva banche, forse con una tassa ad hoc unificata a livello europeo (non necessariamente a carico dei cittadini); il concorso al salvataggio eventuale di una banca da parte dei correntisti (oltre ad azionisti ed obbligazionisti), che in ogni caso entro una certa soglia di capitale dovrebbero continuare ad essere tutelati (attualmente 100’000€). Il prossimo anno poi partiranno gli stress test, nella loro prima versione superati da quasi tutti gli istituti, ma che ad oggi non stabiliscono cosa accadrà a quanti non raggiungessero le performance richieste.

Di sicuro c’è che per la Commissione Europea il sistema bancario necessiterebbe di essere ricapitalizzato e che non vi è alcuna intenzione di far ricadere questo onere sugli Stati. Il riadattamento del capitale servirebbe, tra le altre, anche alle banche nostrane, notoriamente meno avvezze al leverage ed alla speculazione rispetto a quelle nordiche, e che fino ad ora hanno necessitato di meno fondi pubblici; dire che non ne hanno mai attinto è un’imprecisione, poiché il caso MPS ne è dimostrazione, le modalità sono state differenti rispetto alla nazionalizzazione, ad esempio di RBS o Bankia, ma il denaro è comunque arrivato dallo Stato a mezzo di bond e probabilmente, considerati gli interessi difficilmente sostenibili al 9%, la nazionalizzazione, anche parziale, non è improbabile.

Il sospetto riguardo alle decisioni che potrebbero essere prese all’Ecofin è che il recentissimo accordo, siglato formalmente ieri tra CDU ed SPD in Germania avrà un suo peso, benché indiretto, a far slittare ulteriormente il provvedimento per tutelare gli istituti tedeschi che ormai tutti sanno essere sottocapitalizzati, altamente propensi al rischio ed indebitati, sia i colossi come DB e Commerzbank sia i locali istituti dei “Land”, peraltro troppo piccoli per sottostare agli ultimi criteri di Basilea, ma numerosissimi e che gestiscono complessivamente patrimoni non trascurabili. In caso di rinvii è praticamente certo che non si giungerà ad una accordo prima del 2015 per via delle elezione europee della prossima primavera.

Probabilmente quello della chiarezza e trasparenza del sistema bancario e dei loro conti, forse (solo forse?) pieni di attività “shadow” che consentono di incrementare l’indebitamento nascosto rientrando nei parametri impostati per statuto, è un altro vaso di pandora da scoperchiare, e forse più si attende più le dimensioni del problema, perché per chi non l’avesse capito di problema, e grave, si tratta, assumeranno dimensioni importanti.
A sottolineare le difficoltà delle banche italiane vi sono i dati relativi alla concessione di credito ad imprese e famiglie che secondo Banca d’Italia cala, su base annua e mensile, anche ad ottobre: – 1,3% y/y, -1.1% m/m per le famiglia; -4.9% y/y, – 4.2% m/m, per le società non finanziarie; in media la contrazione dei prestiti al settore privato è stata di -3.7% y/y e -3.5% m/m. Dati parzialmente giustificati da minori richieste, ma che inevitabilmente portano alla luce come parte del mandato del sistema bancario, cioè di finanziare e fornire liquidità all’economia, sia stato disdetto.

09/12/2013
Valentino Angeletti
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