Trasversalmente forconi

È inutile sforzarsi per cercare di trovare una matrice politica alla protesta, la numero due, dei cosiddetti “Forconi”. Di certo facinorosi e frange estremiste sono presenti ed approfittano dell’evento strumentalizzandolo, ma la vera natura della manifestazione è totalmente trasversale, viene dal basso ed adduce ragioni che almeno in parte sono condivise dei cittadini e dalla stessa politica, per fare un esempio l’eccesso di tassazione sulle imprese, le accise spropositate sulla benzina ed i pagamenti a mesi quando non anni ai fornitori da parte di privati e Stato sono battaglie portate avanti, con la convinzione e determinazioni che li ha contraddistinti fino ad ora, da partiti di destra e sinistra.

Il vero denominatore comune che accomuna i manifestanti è il senso di frustrazione ed impotenza, da tempo facilmente percepibile, di fronte ad una situazione che dal loro punto di vista deve mutare, ma non può essere cambiata con strumenti convenzionali e democratici, come le elezioni. Ormai troppe volte le promesse sono state disdette e puntualmente tutto ha perseverato come se nulla fosse stato.
C’è chi dice che se non vi fosse stato il M5S le dimensioni della protesta sarebbero state maggiori ed anticipate nel tempo, ma è anche vero che potrebbe essere rivoltato il ragionamento pensando che molti dei “forconi” siano “grillini” delusi dallo loro incapacità di cambiare realmente le cose proponendo e negoziando nonostante i numeri al governo e le innumerevoli possibili strategie che avrebbero potuto adottare per raggiungere i loro obiettivi programmatici.

Questa manifestazione rappresenta la vera anti-politica che ha perso speranza nella democrazia e crede di non valer più nulla, di essere continuamente vittima di raggiri e giochi per salvaguardare il potere ed il sistema che i governanti, in quanto beneficiari, tendono a proteggere.

Che i mezzi adottati, soprattutto se violenti e dannosi per persone e cose, non siano condivisibili è una banalità da neppur ricordare così come il fatto che il cambiamento deve essere accompagnato da proposte concrete e fattibili, altrimenti la protesta è fine a se stessa, ma dobbiamo meditare, a partire dai governanti, perché siamo arrivati a ciò, se un fondamento di realtà sussiste, se stiamo oltrepassando il limite della sostenibilità e tendendo ad adattarci a condizioni indegne per un paese che si vuol definire civile ed avanzato, se un’ esame di coscienza sia necessario, dopo di che si deve agire, rapidamente perché eventi di questo tipo non si susseguano e dilaghino incrementando partecipanti ed utilizzando modi sempre più drastici. Quando la misura è colma e lo strumento democratico sembra non essere sufficiente per porre rimedio e contenere la povertà, la storia ci insegna che si giunge a ciò: alla protesta che parte da manifestazioni con episodi di violenza contenuti e limitati, alla vera guerriglia; ne sono esempi il Sud America, ma senza andare troppo indietro nel tempo e nello spazio, gli “indignados” spagnoli, e le sommosse di Grecia e Portogallo.

Alla politica dunque il compito di rappresentare degnamente i cittadini, curarsi della cosa pubblica e ridare potere all’arma democratica, che non può e non deve essere sminuita e ridotta alla completa inutilità. Gli scenari logici che derivano da un mal contento crescente e diffuso trasversalmente in una società sempre più tesa ed inegualmente oligarchica sono drammaticamente noti fin dai tempi antichi.

10/12/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti

Twitter: @Angeletti_Vale

 

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