Unione bancaria, riforme, trattati ciò che serve all’Europa per dialogare alla pari con i grandi e dinamici interlocutori

In Italia si è ancora concentrati sul voto alla fiducia alla legge di stabilità, la quale sembra piuttosto chiaro che non riuscirà a spostare l’ago della bilancia in maniera sostanziale; vi sono certamente misure condivisibili ed altre un po’ meno, che sembrerebbero orientate alla soddisfazione di pochi gruppi, in ogni caso la dichiarata assenza di risorse fa si che non vi saranno cambiamenti di rilievo e che il principio della “coperta corta” anche questa volta non potrà essere “eluso”, inevitabilmente ogni concessione sarà compensata da un taglio di circa egual peso.
A conferma di questo approccio, per così dire, estremamente lento e quasi protezionista nei confronti di una situazione che andrebbe letteralmente rivoltata, si può addurre come emblematica una questione, quella del cuneo fiscale palesemente, secondo la destra, la sinistra, i sindacati e le associazioni datoriali, da affrontare urgentemente muovendosi verso la riduzione del costo del lavoro per cercare di conferire più denaro al lavoratore incrementandone quindi il potere d’acquisto. Le stesse aziende si sono dette favorevoli a questo approccio che potrebbe consentire loro di doversi sobbarcare meno oneri per le assunzioni e quindi poter avviare, mercato permettendo, campagne per incrementare il proprio organico, ovviamente fermo restando il vincolo della domanda che deve necessariamente crescere. Neppure per questo provvedimento sono state reperite sufficienti risorse aggiuntive e le uniche iniezioni potrebbero venire dagli “avanzi” di un fondo costituito da proventi della lotta all’evasione e della spending review che il Commissario Cottarelli ha ribadito, a scanso di equivoci, principalmente rivolta al taglio della spesa e non al rifinanziamento di altra spesa, magari addirittura corrente. Questi ritagli di budget, come quelli allocati nel primo tentativo di qualche settimana fa, non saranno in grado di risolvere, anche solo parzialmente, il problema del cuneo fiscale.
Sul fronte europeo e mondiale invece stanno succedendo molte cose interessanti e da tenere in considerazione per capire quali siano le priorità ed i tempi per il nostro continente e paese.

In Europa la Merkel, rieletta come Cancelliere, nel suo primo discorso al Bundestag dopo la firma della grande coalizione CDU-SPD animata da un programma veramente interessante e chiaramente frutto di una trattativa serrata (link pezzo accordo CDU-SPD), ha affermato che l’Europa deve necessariamente riformarsi e modificare i trattati, in tal conteso la Germania vuole fungere da guida, rafforzando l’Unione ed al contempo se stessa. L’auspicio di apertura e maggior collaborazione sembrerebbe buono, ma nel giuramento la Merkel ha anche asserito che sarà suo compito difendere e portare avanti gli interessi tedeschi migliorando le condizioni di benessere del suo popolo. Se per il Cancelliere il benessere del popolo tedesco coincide con la costruzione di un’Europa forte, allineata e competitiva nel lungo termine nonostante qualche concessione di sovranità nella fase iniziale lo si scoprirà in futuro, finora, forse complici le elezioni politiche, non è stato così, ma c’è da sperare in un mutamento di approccio poiché solo in questo modo sarà possibile per l’Europa riprendere una posizione di rilevo nello scacchiere mondiale, che vuol dire per la Germania non perderlo.

Nelle notti scorse è stato raggiunto dai ministri delle finanze dei paesi dell’Unione un accordo sull’unione bancaria europea con particolar riguardo alla gestione delle difficoltà ed ai meccanismi di sostegno in favore degli istituti. Gli aiuti alle banche sono un punto chiave, ovviamente l’accordo è stato un compromesso tra chi avrebbe voluto, come l’Italia, un subitaneo intervento dell’ ESM e chi invece come la Germania ha spinto per un sostegno privato in modo da contribuire il meno possibile come Stato al salvataggio di istituti non tedeschi. Il risultato raggiunto, il cui funzionamento sarà valutabile in futuro, è stato una via di mezzo volto alla tutela dei governi e, parzialmente, dei correntisti. La Germania ha rifiutato l’idea di un fondo unico a protezione dei conti correnti preferendo mantenere la propria autonomia in materia che di fatto rende i correntisti tedeschi tra i più tutelati in assoluto. Un altro aspetto che dovrà essere trattato in sede europea è la normalizzazione della regolamentazione e normativa in merito alla classificazione delle garanzie sui depositi e sui crediti. Adesso ad esempio accade che Francia una banca che avesse un credito garantito da un immobile non sia classificato come a rischio, in Italia invece sì, con disparità di trattamento.

Il nodo delle banche è gravoso, il settore finanziario è stato un elemento fondamentale per la crisi, ha avuto necessità di importanti ricapitalizzazioni dirette o indirette, a partire dalla RBS, Dexia, Bankia, e finendo con l’italiana MPS che sta tuttora soffrendo e si trova ad un passo dalla nazionalizzazione. L’AD Profumo ha sollevato pesanti dubbi sulla possibilità di onorare almeno il 70% dei Monti Bond emessi per un controvalore di 3.7 miliardi di € ad un tasso di interesse del 9% circa (effettivamente questa incapacità era fin dall’inizio molto probabile). Il settore bancario poi dovrà mutare l’atteggiamento di stretta creditizia avuto sinora nonostante le forti iniezioni di liquidità concesse dall’EU a tassi dell’ 1% ed iniziare a reimmettere denaro nell’economia reale invece che destinarlo ad attività finanziarie, di hedging e speculative oppure al “tranquillo” deposito overnight. Si tratta di un passo fondamentale, perché come USA e Giappone insegnano, l’immissione di liquidità, anche a mezzo di stampa di nuova moneta che la ECB non può coniare, è utile, anzi è necessaria, in momenti di recessione, a patto che serva attività produttive, investimenti infrastrutturali e che più in generale consenta di mettere in moto l’economia del paese. Per tale motivo la concessione di deficit (o linee di credito) direttamente agli stati membri, senza passare da terzi (banche ed intermediari), per fare riforme ed investimenti produttivi e profittevoli è senza dubbio un’ipotesi da prendere in considerazione seriamente. Del resto la stessa Germania sembrerebbe favorevole a concedere denaro, la cui spesa dovrà essere strettamente controllata e rendicontata, ove venissero implementate e portate a termine le riforme necessarie. Questo è l’approccio che è corretto seguire ed un controllo serrato non solo sembra ragionevole, ma dal punto di vista italiano, è da preferirsi quando non da richiedersi esplicitamente, anche per testimoniare l’impegno e la trasparenza. Ho sempre sostenuto che una Troika sul controllo della spesa effettuata incrementando il deficit di un paese come l’Italia è una condizione alla quale dovremmo sottostare perché ci sia concesso di oltrepassare il 3% per progetti che nel medio-lungo termine consentano di recuperare, in termini di lavoro, consumi, benessere e quindi di PIL, più di quanto è stato speso.

L’unica possibilità reale che l’Europa ha di tornare competitiva è quella di strutturarsi fin da subito per agire come una entità unica e coordinata. Le percentuali di crescita del resto del mondo fanno rabbrividire quelle europee; gli USA stanno avviando il Tapering, segno di un’economia in ripresa e vivace che punta ad abbassare la disoccupazione dell’ 1%. La Russia sta fortificando la propria posizione politico-strategica tornando a mostrare i muscoli, ha appena “comprato” il consenso del governo (non della popolazione la cui condizione rimane incandescente) Ucraino con uno sconto del 30% sul gas e 15 miliardi di prestito indispensabili per evitare il fallimento dello Stato, inoltre Putin sta diventando un personaggio estremamente comunicativo e mediatico. Inevitabilmente le tensioni tra Russia ed USA, anche a livello militare con gli ultimi spiegamenti missilistici di Putin, stanno crescendo ed i settori di scontro principali sono e saranno l’energia, l’autonomia energetica, l’inquinamento, le TLC, la sicurezza/difesa ed internet. L’Europa può godere del vantaggio di essere in posizione centrale tra i due blocchi e nonostante tutto rimane ancore un partner con cui ambedue vogliono far affari. Gli USA vedono nell’Europa, e vale il viceversa, un importante bacino commerciale fortificato dai recenti accordi sul “free trade” verso il quale può esportare le proprie merci facendo leva su un Dollaro decisamente deprezzato, a detta dei tecnici almeno di un 30%. La Russia, colosso energetico alimentato da una Siberia che si scopre sempre più ricca di gas naturale e dove importanti partner esteri vorrebbero entrare consapevoli dell’importanza di questo combustibile non in ultimo per ragioni ambientali e climatiche, potrebbe rendere totalmente indipendente, in prima istanza dal punto di vista energetico, il continente Europeo e l’Europa dal canto suo potrebbe fornire alla Russia qui prodotti e lavorati, principalmente beni di consumo e servizi, che non sono in grado di produrre autonomamente. Ovviamente una simile sinergia è vista con sospetto dagli Stati Uniti che al momento non ritengono sia possibile assottigliare i rapporti con il vecchio continente. Questa situazione, da sfruttarsi, è il solo modo perché l’Europa non divenga “resto del mondo”, cioè perda definitivamente quella centralità che va già da tempo scemando. La sola via per avere questa capacità di reazione, invertire la tendenza e dialogare pariteticamente con tutti gli interlocutori, è quella di essere una cosa sola, unita compatta, sincronizzata ed allineata per interessi ed obiettivi.

18/12/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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4 Risposte

  1. […] AAA a AA+, ha proferito la medesima sentenza anche per l’Eurozona (pochi giorni dopo il seguente: Link ). Le motivazioni sono una sostanziale lentezza ed inconcludenza nell’attuare riforme […]

  2. […] correlati: Decennio Usa Politica tedesca Riforme europee Obama – Italia a problemi simili soluzione […]

  3. […] con un tasso del 9% sarebbe stato impossibile, viste le condizioni dell’istituto da sostenere Link1 – Link2) e dagli azionisti sotto forma di ADC senza che dal canto loro gli istituti […]

  4. […] Unione bancaria, riforme, trattati ciò che serve all’Europa per dialogare alla pari con i grandi … Scenari Italo-Europei: riformare e cooperare per sopravvivere 04/05/13 Nessuna novità dalle stime […]

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