Fassina capro espiatorio, ma a che condizioni questo Governo può proseguire?

Un’altra tegola è precipitata sul, o forse giù dal Governo. Si tratta del viceministro PD all’Economia Stefano Fassina il quale proprio ieri in serata ha dato le sue irrevocabili dimissioni. Ufficialmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una risposta del segretario Democratico Matteo Renzi ad un giornalista che gli chiedeva in merito al rimpasto di governo. Che un leader politico tiri in ballo ironicamente Fassina non è la prima volta, era già capitato durante il governo Monti, per bocca dello stesso Premier, rimediando ad un suo piccolo errore che lo aveva visto credere Fassina Senatore. Il medesimo Fassina è stato poi protagonista di dichiarazioni forse un po’ troppo impulsive che hanno suscitato reazioni contrastanti, a cominciare dall’evasione di sopravvivenza (link pezzo evasione di sopravvivenza) o dell’impossibilità di togliere l’IMU, imposta che, a detta dell’allora viceministro, visti i conti pubblici e le difficoltà dei comuni, sempre e comunque sarebbe rientrata.

L’idea di abbandonare il governo non è nuova all’ex viceministro che aveva già provato a dimettersi, bloccato poi da Enrico Letta, per incompatibilità col suo superiore Saccomanni. Stavolta la decisione sembra più ferma e difficilmente il Premier riuscirà a recuperarlo.

La prima dichiarazione di Fassina è stata che, essendo lui di un’altra corrente rispetto a Renzi, fosse doveroso tirarsi da parte per far si che il Governo potesse, con un nuovo innesto, rappresentare la reale conformazione del PD supportata alla primarie da circa 3 milioni di elettori.

Questa affermazione di Fassina, il cui posto potrebbe rimanere vacante fino ad ulteriori chiarimenti sul patto di governo, mette in luce, al di là del caso specifico, un quesito importante e di primaria importanza. Dopo la scissione interna al PDL che ha visto la nascita di una forza di maggioranza, il NCD, ed una di opposizione, il PDL fortemente orientata alle elezioni anticipate e dopo le primarie del PD che hanno stravolto l’assetto del partito, si può ancora dire che l’attuale esecutivo abbia i numeri elettorali, in termini di reali elettori, per rimanere in carica?

La domanda avrebbe potuto essere evitata se, come era stato auspicato, dopo la nascita del NCD il Governo fosse stato più debole numericamente, ma più forte e coeso sul da farsi e nell’azione, cosa che non si è verificata in modo evidente. A parte le parole questa armonia tra le due forze di maggioranza non è stata così manifesta e, benché in modo più pacato rispetto al passato, non sono mancati i diktat; ora con la decisione di Fassina medesima questione si propone per lo stesso PD ove il Segretario vuole immediatamente accelerare per giungere nel brevissimo ad una riforma elettorale, proposito condiviso trasversalmente, spesso però messo in secondo piano rispetto ad altre questioni importanti, ma in questo momento a priorità leggermente inferiore, come le unioni di fatto ed i diritti delle coppie omosessuali.

Il patto che avrebbe dovuto essere mantenuto era che un Governo d’emergenza o non avente più l’appoggio della maggioranza dell’elettorato avrebbe potuto continuare a governare se e solo se avesse fatto rapidamente le riforme e preso le decisioni che la situazione attuale richiede. Questa cosa non sta avvenendo e quindi è legittimo chiedersi se sia il caso, con una nuova legge elettorale, tornare immediatamente alle urne. La stabilità di governo serve, come ci ricordano in Europa, ma ancora di più, ed è sempre l’Europa a ricordarcelo, servono le riforme e le politiche in favore di lavoro, reddito, redistribuzione ricchezza ecc. La stabilità “statica ed immobile” tra le altre cose mina anche la credibilità e l’autorevolezza del nostro Esecutivo che stiamo piano piano riguadagnando nei consessi mondiali e che necessita comunque di una moralizzazione ed uno spirito di sacrificio maggiore messo sul piatto dalla politica stessa.

Una volta fatta la nuova legge elettorale se il governo non cambierà davvero marcia e si deciderà ad essere più risoluto anche a costo di dover arrivare a qualche scontro, come avvenne tra SPD e CDU in Germania o tra Repubblicani e Democratici in USA, le elezioni potrebbero essere l’unica vera soluzione per avere un governo dal programma più chiaro e che possa “portare in cascina” almeno qualche vittoria significativa senza procedere cercando di accontentare tutti, ma di fatto non avendo le risorse sufficienti, tanto che ogni misura anche se ammirevole nell’intento risulta inefficace nella pratica.

A ben vedere gli unici a poter temere le elezioni sono quelli di NCD, formazione ancora troppo recente e che paga il trascorso forte legame con Berlusconi il quale dal canto suo rimane leader “de facto” di un PDL stando ai sondaggi ancora ben appoggiato dal proprio elettorato storico ed in cerca di un successore.

A ricordare la necessità di serietà e di una chiara e decisa linea sono ancora una volta i dati: consumi mai così bassi, nonostante le feste, da 9 anni a questa parte; potere d’acquisto delle famiglie fermo a 30 anni or sono; i tanti aumenti scattati dal primo gennaio; lo spettro della bassissima inflazione che potrebbe ulteriormente deprimere i consumi; le stime sull’occupazione 2014; la perdurante incertezza sull’IMU; il livello impositivo per le imprese ai massimi livelli in Europa che per artigiani, commercianti e piccole industrie oscilla tra il 53 ed il 68% che rende impossibile ogni investimento. La CGIA di Mestre, stessa associazione che pochi giorni fa ha certificato una riduzione per alcune famiglie, le più fortunate, della tassazione relativa al 2013 fino a 250€ (ma sono considerati gli aumenti di molte tariffe, la stagnazione degli stipendi, le imposte locali/regionali e lo slittamento di alcune imposte come quelle sugli immobili e servizi indivisibili?), riporta un aumento impositivo relativo allo scorso anno tra i 270 ed i 1000€ per le PMI, artigiani e commercianti.
A chi poi vorrà addurre la riduzione dello Spread a 197 pti base, va ricordato che il risultato è senza dubbio importante ed effettivamente porta beneficio per il paese in termini di minori interessi sul debito, ma che principalmente è dovuto ad una politica monetaria Europea accomodante (nonostante manchi di alcuni importanti strumenti) e soprattutto dall’aumento degli interessi sui Bund tedeschi, benchmark per il calcolo dello spread degli altri paesi, tanto che i tassi di interesse dei BTP, ora appena sotto il 4%, non sono diminuiti tanto quanto i punti di spread rispetto ai massimi degli anni scorsi.

Incastrando Fassina come capro espiatorio per questa riflessione, è lecito e doveroso rimarcare il concetto che un Governo stabile paga se agisce e si prodiga per il paese, e ciò è quello che anche in Europa stanno iniziando ad intimare con sempre maggior decisione, altrimenti, poiché “mai fur vivo”, sarebbe da confinare nel girone infernale che Dante, animato dal suo più profondo disprezzo, riserva ad inganvi e pusillanimi, mai risoluti e sempre neutrali.

05/01/2013
Valentino Angeletti
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