I 150€ del personale scolastico: quando il patto Stato – Cittadini, Imprese è sempre in bilico

È arrivata da poche ora, al termine della riunione a Palazzo Chgi, la smentita immediatamente “Twittata” dal Premier Letta e dal Ministro Carrozza (più probabilmente dai loro staff):
“gli insegnanti non dovranno restituire i 150 euro percepiti nel 2013 derivanti dalla questione del blocco degli scatti…”.
Respiro di sollievo dunque per il corpo docenti e per il personale della scuola che stanno già subendo o hanno subito il blocco degli adeguamenti salariali, il taglio del personale, il blocco del rinnovo del contratto.

Non indagando se la somma di 150€ lordi al mese fosse dovuta o meno, anche perché secondo il Ministero dell’economia la legittimità è sancita dal “Dpr n.122” entrato in vigore il 9 novembre che ha esteso il blocco degli scatti a tutto il 2013, mentre sentendo i sindacati ed i rappresentanti del personale scolastico il provvedimento è illegittimo, emergono chiaramente due fattori.

Il primo è che l’istruzione, la ricerca, l’università, nonostante siano lo strumento con il quale costruire il futuro delle persone ma anche della società e dell’economia, nel nostro paese non sono trattati con la dovuta considerazione; come accade per molti altri mestieri altamente specialistici e complessi gli stipendi sono decisamente più bassi rispetto agli altri stati europei, fino ad essere inferiori anche del 50%, gli investimenti sono sempre insufficienti al contrario dei tagli. Non c’è dunque da stupirsi se il livello del nostro sistema scolastico (non degli studenti si badi bene), pur sfornando talenti riconosciuti ovunque ma spesso non in Italia, sia tra i più bassi del mondo “industrializzato” e se non vi sia compatibilità tra offerta formativa e richiesta di personale.
Il secondo aspetto riguarda il “patto” non scritto tra Stato e cittadini/imprese che dovrebbe creare fiducia reciproca, come accade ad esempio in Svezia dove i cittadini sanno precisamente cosa riceveranno in cambio del versamento delle imposte. In Italia questo patto è sistematicamente disdetto modificando anche retroattivamente condizioni che dovrebbero rappresentare se non una vera parola d’onore quantomeno un serio accordo. Per citare solo alcuni esempi ricordiamo la questione degli esodati scaturita a valle della riforma pensionistica che ha allungato anche di svariati anni la vita lavorativa, inclusi quei soggetti che avrebbero dovuto ritirarsi nel giro di pochi mesi, e che ha creato quella classe di persone, gli esodati, costretti in un nebbioso limbo. Un altro esempio è la Roobin Hood Tax oppure la legge sull’OPA che è stata oggetto di discussione per cercare di ostacolare Telefonica nel controllare Telco e quindi Telecom. Venendo ai casi più recenti costituiscono esempi il blocco degli adeguamenti agli stipendi degli statali e delle pensioni, il mancato pagamento dei debiti delle PA benché la richiesta delle imposte sia puntualissima ed inesorabile (si continua a confidare nel credito di imposta), ed adesso la proposta di restituzione dei 150€ che se non fosse stata subito messa nel mirino probabilmente sarebbe andata in porto, in ogni caso la figura è fatta; si apprende inoltre che la somma derivante dal prelievo sarebbe stata non di 10 miliardi, non di 1 miliardo, ma di miseri 40 milioni, dunque non è stato possibile reperire 40 milioni all’interno di uno Stato (tanto che si è proposto uno scontro verbale tra i Ministri Saccomanni e Carrozza), 40 milioni sono il fatturato di una buona media azienda, rapportato alla spesa totale italiana ne rappresentano meno dello 0.005%, in UK sono riusciti a tagliare in un paio di anni con azioni sui dipendenti pubblici oltre 13 miliardi di € senza creare problemi occupazionali e qui non si riescono a trovare 40 milioni tanto che, scongiurata la restituzione da parte del personale scolastico, la somma proverrà da tagli all’offerta formativa ed alla didattica in generale, siamo ottimisti sperando che si tratti di “ottimizzazione”, parola che va così di moda. Quando invece si cercò di toccare le pensioni d’oro la Corte Costituzionale in modo incredibilmente efficiente e rapido riuscì a farne approvare l’incostituzionalità ottenendo il rimborso per il maltolto, adesso il contributo sulle pensioni d’oro è stato reinserito vedremo se si prospetterà una nuova causa e chi l’avrà vinta.

Un comportamento simile, dove le condizioni del rapporto Stato-Società sono, per i ceti più deboli, sempre in discussione, purtroppo può in buona parte giustificare, assieme ai morsi ed ai numeri della crisi, il perché tante aziende decidano di abbandonare l’Italia, il perché non vi siano tutti quegli investimenti privati, anche esteri, che il nostro paese gestito in modo, non ottimo, ma normale attirerebbe senza troppi problemi, non sia facile per i giovani creare una propria attività, una start-up o anche una piccola bottega artigiana, ma soprattutto spiega perché ormai tante persone giovani e meno giovani hanno perso ogni fiducia , speranza ed ambizione per il loro futuro.
Se per primi sono lo Stato, le Istituzioni ed il Governo a trasmettere sfiducia non consentendo di credere fermamente e confidare ciecamente nel loro operato allora non si può pensare che la via della ripresa possa essere imboccata perché verranno sempre meno tutte quelle energie insite nelle prospettive, ambizioni, progetti personali e collettivi che sono la vera linfa di una collettività dinamica.

08/01/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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