Nessun taglio alle detrazioni, ma la spending review sta diventando la panacea di tutti i mali

Di certo si tratta di una buona notizia, il MEF ha comunicato che non verranno ridotte le detrazioni IRPEF dal 19% al 18% per l’anno 2013, anche se all’interno della delega fiscale verranno sicuramente riordinate, cercando di evitare tagli lineari, assicura il sottosegretario all’economia Baretta.
Questo intervento è senza dubbio positivo soprattutto per le classi meno abbienti perché evita di penalizzare settori importanti, come ad esempio spese mediche, mutui, istruzione e cultura e perché avviene in un periodo dove si stanno ampliando notevolmente nella società e nel mondo del lavoro i divari di classe siano essi prettamente economici che di opportunità. Dati da Bruxelles rivelano che in Italia il 12% degli stipendi non consente di arrivare a fine mese, il nostro paese è davanti solamente alla Grecia ed alla Romania, a fronte di ciò l’Italia è al 4° posto per numero di nuovi milionari “sfornati” nel 2013, 127’000, a dimostrazione che il divario tra ricchi e poveri continua ad incrementarsi, deriva tipica delle economie anglosassoni basate sulla finanza speculativa e dove il personalismo ed carrierismo prevalgono sistematicamente sul bene del paese e delle aziende. Anche dal forum economico di Davos si conferma la tendenza a drenare denaro dai ceti medio bassi verso quelli altissimi, infatti gli 85 uomini più ricchi detengono lo stesso patrimonio dei 3,5 miliardi di persone più povere, vale a dire il 50% di tutta la popolazione mondiale; probabilmente ispirato a ciò il Papa ha lanciato il suo messaggio secondo cui non è più pensabile morire di fame e secondo cui la ridistribuzione della ricchezza è una necessità.

Tornando al mantenimento delle detrazioni al 19% il nostro paese continua a scontrarsi col medesimo principio della coperta corta. Servono infatti, per coprire questo intervento, circa 488 milioni per il 2014, 772 per il 2015 e 564 nel 2016, che al momento non sono disponibili. Il reperimento di tali risorse è demandato alla spending review di Cottarelli, il quale, senza mandato attuativo rispetto alle sue proposte, è ogni giorno caricato di un peso sempre crescerete. Non che i circa 200’000 € l’anno non lo giustifichino, però il timore è che si stia facendo troppo affidamento su di una operazione che deve essere fatta, deve essere incisiva e radicale, ma che è ancora un’ipotesi dalla complessità realizzativa, non tanto tecnica quanto di interessi particolari, molto elevata; né Giarda, né Bondi, né la commissione dei Saggi, ancora all’opera nel loro pensatoio, sono riusciti a scalfire la mole della spesa pubblica in modo significativo.

Insomma ogni piano importante continua a basarsi su ipotesi, si sono ridotte (dire abolite non è corretto) entrate strutturali quali l’IMU con notevoli difficoltà e si continua a non voler seguire la linea europea che propone di tassare i patrimoni e le rendite. Ovviamente farlo in modo lineare ed indiscriminato non sarebbe corretto, ma implementare un meccanismo progressivo contribuirebbe alla ridistribuzione della ricchezza, a patto che l’introito non vada sprecato, cosa non infrequente in Italia. La spesa pubblica va abbattuta senza se e senza ma, è una priorità ed un obiettivo importante, ma non credo che si possa rischiare, e sicuramente l’Europa nel momento in cui il 29 gennaio il Premier Letta presenterà le proposte nostro piano economico ce lo ricorderà, di errare pesantemente nel prevedere entrate imprevedibili come quelle della complicata spending review. Così come sarebbe una priorità che lo stato riuscisse a recuperare più dei miseri 30 miliardi di evasione rispetto ai 545 sottratti al fisco negli ultimi 15 anni.
Lo scotto di errori che potrebbero essere macroscopici sarebbe un altro pasticcio ed una corsa ai ripari, probabilmente clausole di salvaguardia come accise, IVA ed altre simili amenità.

Come in ogni settore importante quello del fisco, della tassazione ed in generale del piano economico necessita di strategia e valutazioni che tengano in considerazioni le necessità e gli impatti nel brevissimo, nel breve e si spingano almeno al medio termine. In Italia fino ad ora non è stato così, ma si è sempre vissuto, o meglio vivacchiato, alla giornata.

21/01/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

Annunci

4 Risposte

  1. […] tentativo sulla carta è dunque lodevole, anche se la spending review sta diventando un po’ la panacea di tutti i mali ed ogni volta che è necessario reperire risorse di ogni tipo si confida, forse peccando di […]

  2. […] episodio segue l’allarme di Cottarelli sulla Spending Review (spending review LINK-30/07/14, LINK-22/01/14, LINK-15/02/14), il cui fine ultimo avrebbe dovuto essere la riduzione del carico fiscale (ai […]

  3. […] Nessun taglio alle detrazioni, ma la spending review sta diventando la panacea di tutti i mali 22/11… […]

  4. […] un piano che la dettagliasse e la quantificasse, come fosse una sorta di panacea di tutti i mali (Lin1k – Link2). Quando poi sono stati ipotizzati tagli alla sanità, revisione delle pensioni (che […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: