Archivi del giorno: 28 gennaio 2014

Electrolux: sintomo primordiale di deflazione

Ancora conferme allarmanti da Bankitalia: tra il 2010 e il 2012 il reddito famigliare medio è sceso del 7,3%, la ricchezza ha fatto registrare -6.9%, mentre la povertà (reddito famigliare inferiore a 7’678 € all’anno) è salita del 2% toccando il 16%, metà delle famiglie italiane vive con meno di 2’000 € al mese, il 20% del totale con meno di 1’200 € al mese. Il 46,6% della ricchezza totale è nelle mani del 10% delle famiglie.
Secondo S&P l’outlook il rating italiano rimane negativo, perché permane l’incertezza sulla tenuta dei trend economici e delle politiche economiche, inoltre, in contraddizione rispetto alle previsioni del MEF, la crescita si attesterebbe allo 0.5% annui per il triennio 2014, 2015, 2016 ed il debito a fine 2014 toccherebbe il 134%.

Questi dati poco rassicuranti testimoniano come sia necessaria una ridistribuzione della ricchezza e vista l’urgenza pare che le uniche vie in grado di garantire una velocità adeguata possano essere una patrimoniale progressiva sulla fascia più ricca della popolazione, ma soprattutto una lotta serrata all’evasione ed alle truffe al fisco che oltre a sottrarre denaro alla collettività penalizzano proprio le classi più povere. Si stima che solo le truffe sull’autocertificazione ISEE siano costate lo scorso anno tra i 2 ed 3 miliardi di €. È facile immaginare che aumentando anche di 300 € mensili, quindi una cifra rilevantissima quasi utopistica, l’introito di famiglie a basso reddito questa somma non andrebbe ad alimentare conti correnti o depositi amministrati, bensì sarebbe immediatamente reimmessa nel circuito economico, alimentando i consumi dei beni di primissima necessità, principalmente alimentari, prodotti e vestiario per bambini, bollette, medicinali e visite mediche, creando una molto primordiale catena virtuosa che se correttamente e sistematicamente oleata potrebbe portare nel giro di qualche trimestre ad un lieve recupero della domanda e dei posti di lavoro.

In questo contesto si colloca la crisi dell’Electrolux, azienda del bianco da tempo in difficoltà a causa della concorrenza a basso costo principalmente da Polonia e Turchia. Secondo fonti sindacali, in contrasto con quanto sostenuto dall’azienda, il salario medio attuale potrebbe passerebbe da 1’400€ a circa 700-800 € rasentando la soglia di povertà per le famiglie che si vedessero costrette a vivere con una simile somma. Per il salvataggio del polo Italiano la casa madre svedese propone un taglio dell’80% dei 2700 euro di premio aziendali, la riduzione delle ore lavorate a 6, il blocco dei pagamenti delle festività, la riduzione di pause e permessi sindacali (-50%) e lo stop agli scatti di anzianità. Il costo orario del lavoro, ora a 24 euro, scenderebbe di 3-5 euro medi, così da ridurre il gap con il costo del lavoro in Polonia, dove gli operai di Electrolux percepiscono 7 euro l’ora. A queste condizioni, avrebbero detto gli svedesi, gli stabilimenti di Susegana, Porcia, Solaro e Forlì sopravvivrebbero, mentre se il piano fosse respinto il gruppo bloccherebbe ogni investimento nel nostro paese.

Benché nessun alto esponente della finanza e della politica economica si preoccupi in maniera manifesta della deflazione in Europa, per quel che riguarda il nostro paese il caso Electrolux ne è un primo esempio.

Quando per ridurre i prezzi dei prodotti o per avere sufficiente margine di guadagno le aziende lottano andando in ultimo a cercare di abbattere il costo del lavoro con tagli agli stipendi ed al limite licenziando od attingendo ai contratti di solidarietà, ed anche questo è accaduto in quanto in Electrolux infatti gli esuberi stimati sono incrementati di circa 400 unità, si crea la tipica spirale deflattiva: si cerca di ridurre i prezzi a tutti i costi, ma al contempo si diminuisce il potere d’acquisto dei lavoratori diminuendo stipendi o quasi lo si annulla licenziando tout court, ledendo ulteriormente la propensione al consumo già bassissima.  Pare evidente che per abbattere il costo del lavoro la via corretta sarebbe un’azione incisiva sul cuneo fiscale benefica sia all’impresa che al lavoratore stesso.
Considerando le congiunture macroeconomiche in essere e la pericolosa propensione ad accettare, pur di lavorare, condizioni veramente al ribasso, si rischia seriamente di andare incontro ad una deflazione causata non tanto dall’attesa per un ulteriore ribasso dei prezzi come sovente accade, ma dalla reale incapacità di consumare, pur volendolo.

Un deflazione derivate dal fatto che il calo dei salari e del potere di acquisto è decisamente superiore al calo dei prezzi, fenomeno che si può ampiamente ritrovare anche nel mercato degli immobili dove però si aggiunge la componente non trascurabile della difficoltà di accesso al credito.

27/01/2014
Valentino Angeletti
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