I dati della celeberrima Spending Review tardano, il finnico Rehn reclama

Le vicende del Governo, delicatissime ed importantissime, stanno monopolizzando l’attenzione, ma si sta maturando una nuova testimonianza di inadeguatezza del nostro paese a cogliere le poche opportunità che questo periodo storico ci riserva.

Qualche dato positivo ultimamente è arrivato: un leggero calo del debito pubblico in termini di valore assoluto nel mese di dicembre 2013; un rialzo del PIL di 0.1% nell’ultimo trimestre del 2013 (anche se nel 2013 il PIL ha registrato -1.9% invece del previsto -1.7%); Moody’s ha mantenuto il rating a BAA2 migliorando l’outlook da negativo a stabile dicendo che questa fase politica non modifica il loro giudizio partorito il 10 febbraio che è dovuto sostanzialmente al migliorare delle condizioni economiche delle economie mature (al momento la finanza non sta guardando le vicende interne italiane, ha ben altro a cui pensare: LINK). Questi dati così come i 500 milioni assicurati dal fondo sovrano del Kuwait al Premier Letta durante il suo viaggio negli Emirati sono ben poca cosa e dopo i drastici cali che vi sono stati negli anni scorsi poco incidono e non contribuiscono ad una decisa inversione di tendenza.

Uno dei problemi del nostro paese è radicato nell’enorme debito pubblico che nel 2014 raggiungerà un rapporto sul PIL tra il 132.5% ed il 133%. L’Europa non perde occasione di ricordarcelo e proprio per questa gigantesca zavorra non ha concesso la possibilità di oltrepassare il rapporto del 3% deficit/PIL come invece ha fatto per Francia e Germania. Altro elemento importante su cui agire è l’assurda spesa pubblica e lo spreco di risorse pubbliche in mille inefficienze e burocrazie. La riduzione e razionalizzazione della spesa rappresenta dunque un altro obiettivo centrale della politica economica italiana.

Per cercare di scalfire i due fardelli sopra menzionati, fallimento di tanti Governi e commissari, è stata istituita una commissione speciale, a dire il vero non la prima, con a capo la persona di Carlo Cottarelli, ex funzionario IMF in forze negli USA. Il fine della spendig review a cui Cottarelli dovrà lavorare, benché senza potere attuativo nei confronti dei suoi report i quali dovranno poi passare dalle forche caudine della politica e del conflitto d’interessi tra provvedimento ed approvatore dello stesso, è quello di destinare risorse per abbattere il debito.

Il tentativo sulla carta è dunque lodevole, anche se la spending review sta diventando un po’ la panacea di tutti i mali ed ogni volta che è necessario reperire risorse di ogni tipo si confida, forse peccando di ottimismo nelle previsioni, nel taglio alla spesa. Di questo tentativo ha preso atto l’Europa che ci avrebbe concesso la possibilità di spendere più denaro per investimenti produttivi (clausola per investimenti), pur rispettando il 3%, a patto di presentare a Bruxelles entro questi giorni un piano di spending review consistente e credibile. Orbene questo piano non è stato ancora presentato e, benché non vi sia possibilità di sforare il 3%, è sempre in ballo la capacità dell’Italia di rispettare piani e scadenze. Olli Rehn sollecita affinché i dati siano inviati, mentre il MEF assicura che sono pronti ed arriveranno in tempo, aggiungendo la critica, peraltro sensata, che senza oltrepassare il 3% la clausola non avrebbe molta utilità.

Il punto è che per risanare una situazione drammatica non è possibile perdere nessuna occasione (ma de resto siamo campioni nel non utilizzare o sprecare in bizzarre circostanze i fondi Europei) e per poter discutere e negoziare da pari in Europa, come sarà necessario fare ed avrebbe già dovuto essere stato fatto, la nostra credibilità e capacità di agire rispettando ciò che è stato promesso, senza esserne stati costretti, deve essere ineccepibile.

Fino ad ora ciò di rado si è verificato e come al solito siamo a sperare che in futuro si cambi davvero verso.

 
15/02/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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5 Risposte

  1. […] parole convincenti. Ad esempio ad inizio anno tardammo a presentare il piano di spending review (Link) il quale non parve essere particolarmente apprezzato per la chiarezza relativa alla definizione […]

  2. […] l’allarme di Cottarelli sulla Spending Review (spending review LINK-30/07/14, LINK-22/01/14, LINK-15/02/14), il cui fine ultimo avrebbe dovuto essere la riduzione del carico fiscale (ai massimi mondiali in […]

  3. […] Link Olli Rehn: Bacchettate Europee: una dura sfida 06/03/14 IMU, Europa e riduzione del debito tra privatizzazioni e spending-review 22/11/13 Comprensibili e giustificate ingerenze europee 18/09/13 L’imperitura scure del 3%, ed un futuro basato su Europa e persone 13/09/13 Asmussen (ECB) e Rehn (Commissario EU affari economici) un po’ ovvi??? 08/05/13 Olli Rehn da Bruxelles, nessuna bocciatura per l’Italia 02/06/14 I dati della celeberrima Spending Review tardano, il finnico Rehn reclama 15/02/14 […]

  4. […] I dati della celeberrima Spending Review tardano, il finnico Rehn reclama 15/02/14 […]

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