Yaki VS Della Valle

Quasi esilarante, se non stesse toccando un tema delicatissimo, è il tenzone che si sta protraendo negli ultimi giorni e che una volta tanto non è strettamente connesso alla politica. Si tratta dei tafferugli verbali, anche molto pesanti, tra John Elkann, presidente Fiat, Exor, e Giovanni Agnelli & C, e Diego Della Valle, patron di Tod’s e della Fiorentina.
Tra i due non corre buon sangue, forse non è mai corso, e le tensioni si sono acuite a seguito della vicenda RCS di cui Elkann detiene il 20% e Della Valle poco meno del 9%.

Il battibecco si è incentrato dapprima su questioni industriali ed economiche per poi passare, proprio ieri al tema del lavoro e dei giovani.

John Elkann, parlando alle scuole superiori della Valtellina in un incontro organizzato dalla Banca Popolare di Sondrio, ha dichiarato che il lavoro c’è, che in realtà i giovani non lo trovano perché poco ambiziosi e determinati, con poca voglia di fare e di cogliere le opportunità; loro in fondo in fondo stanno bene a casa. Ha poi sostenuto che lui, come i suoi fratelli, hanno sempre viaggiato e lavorato in molte delle loro aziende e che è divenuto presidente non per “eredità imposta”, ma per scelta (è però diverso dover lavorare per necessità oppure farlo per piacere, quasi per hobby).
(Sul tema del lavoro giovanile evidentemente non è semplice comunicare, siamo dinnanzi ad una delle tante gaffe, non so quanto comunicativa o, cosa ben più grave, di contenuti – LINK).

Questa dichiarazione è valsa la forte critica di Della Valle che ha sentenziato:
“Il poveretto di John Elkann non perde mai tempo di ricordare agli italiani che è un imbecille” rincarando la dose sostenendo che forse sarebbe da considerare un referendum per cacciarlo dall’Italia.

Mi sento di condividere l’affermazione che i giovani, noi giovani, in un periodo difficile come questo dobbiamo essere un po’ più ambiziosi e determinati, essere consapevoli che il mondo sta cambiando rapidamente, che ci dovremo mettere in gioco sempre di più perché il mito del posto fisso, magari sotto casa nella piccola azienda storica del paese, non esiste più, così come non esiste più il lavoro duraturo che ci accompagnerà fino alla pensione (pensione???); anche nella medesima azienda è pressoché certo che dovremo affrontare esperienze differenti, forse anche maturare nuove competenze neppure considerate fino a qualche tempo prima oppure spostarci all’estero. Certi lavori, come taluni impieghi manuali quasi scomparsi, torneranno, altri verranno cancellati, soppiantati dalle tecnologie, dall’automazione, da nuovi modelli produttivi, economici e nuovi settori industriali. Se poi, come sarebbe opportuno, verrà riformato il sistema degli ammortizzatori sociali verso una riqualificazione dei lavoratori, è possibile che in certi casi dovremo tornare quasi a scuola. Può piacere o no, ma tant’è, e difficilmente questo processo si potrà arrestare. Penso invece che convenga coglierlo per arricchirsi professionalmente e personalmente, per porci obiettivi ed impegnarci a perseguirli con determinazione, passione ed ambizione positiva, ricercando opportunità che però devono avere condizioni al contorno opportune per potersi creare (Giovani, italiani e ambizione – LINK).

Detto questo, che vuole inquadrare uno scenario generale già piuttosto consolidato, veniamo ai dati.

In 7 anni la disoccupazione giovanile è più che raddoppiata, passando dal 20% a circa il 41.5% con punte di oltre il 50 in certe zone del paese. Una famiglia su tre vive in stato di indigenza e non riesce a sopperire ai propri fabbisogni. I consumi dei beni di prima necessità sono stati ridotti, si rinuncia a cibi proteici e di qualità, ci si rivolge agli hard discount, per risparmiare si può arrivare ad acquistare cibo scaduto, si rinuncia a visite mediche, specialistiche e ad alcuni medicinali; si lesina su cibo e salute, inconcepibile.
Circa 7 milioni di under 35, il 61.2% dei non sposati, vive con i genitori, molti di loro sono rientrati dai luoghi dove per lavoro si erano trasferiti e dove questa crisi glielo ha tolto, senza offrire alternative o nuove opportunità da cogliere. La disoccupazione continuerà ad aumentare nel 2014, anche per i più volenterosi ed ambiziosi.
In contemporanea le spese, benché l’inflazione sia bassissima, aumentano in termini relativi poiché il potere di acquisto in certi casi si è azzerato totalmente, o dimezzato se si considerano le situazioni di cassa integrazione, la quale in questi anni ha raggiunto livelli record rappresentando tra l’altro un importante costo per la collettività (esenti da ogni colpa i lavoratori e le industrie che non hanno approfittato della crisi). La Camera di Commercio di Mestre ha rilevato che dal 2008 al 2013 sono scomparse 1’340 mila imprese, in buona parte piccole aziende, artigiani e commercianti afflitti principalmente dai rincari di gas ed energia cresciuti del 20% in 6 anni.
I contratti di lavoro sono spesso precari, offrono meno di 800 euro al mese e sono concentrati in grandi centri urbani dove, se non si accettano condizioni non degne di un paese civile, è impossibile vivere con quel livello salariale. Vi è poi l’imposizione di partite IVA o le collaborazioni ed i progetti che a volte assumono più le sembianze di sfruttamento senza alcuna tutela. In sostanza, nel nostro paese un uomo di 35 anni con una istruzione alta ed un lavoro fisso (che sia ingegnere, professore, impiegato) da solo difficilmente riesce a sostenere una famiglia di tre persone in una grande città, e questo è un caso di un “fortunato”, perché ben spesso la realtà è più drammatica. Non di rado si incappa in persone che rovistano nei cassonetti della spazzatura.

Questi non sono parole, ma fatti. Logicamente tra i fatti vi sono anche aziende che non trovano alcune figure specializzate, o artigiani che vorrebbero assumere ma non trovano le persone con adatte competenze, ed obiettivamente a volte anche voglia di lavorare il weekend o la notte. Allora è possibile riflettere su un sistema scolastico ed universitario poco coeso con le necessità del mondo del lavoro e delle imprese, ma di qui a dire che il lavoro c’è, esiste un abisso.

Difficile quindi sostenere le affermazioni di Elkann che dimostrano un certo distacco col tessuto sociale ed industriale reale, fatto di distretti, di PMI, di artigiani e commercianti, di poca finanza e di tanta difficoltà di accesso al credito, di operai ed impiegati anche di alto profilo che non riescono a riciclarsi perché troppo costosi e per l’assenza di domanda.
Del resto lui stesso dovrebbe conoscere bene il tema della cassa integrazione, della bassissima domanda, del costo del lavoro e forse ha un po’ contribuito all’incremento della disoccupazione.
Mi auguro che la sua gaffe sia stata solo comunicativa, fatta nel momento sbagliato e che il suo intento fosse quello di incoraggiare giovani ancora alle scuole superiori ad essere proattivi. In caso contrario il grande manager si farebbe piccolo piccolo, si mostrerebbe avulso dall’economia produttiva e quasi immune ai problemi che hanno spinto migliaia di persone sul lastrico.
Assieme alla opinabile politica industriale della ex Fiat, ora FCA, questa dichiarazione non contribuirà di certo a far risalire l’appeal e la popolarità di una famiglia che ha segnato la storia industriale italiana nel bene e nel male.
Dovrebbe, Yaki, provare a crearsi un CV “anonimo” senza menzionare le sue radici, un CV con laurea, dottorato e pure master, inviarlo a varie aziende, tra cui la sua FCA.
Sarei davvero curioso di scoprire di qui ad un anno quante chiamate, colloqui, proposte di assunzione e con che salario riceverà.

15/02/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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Una Risposta

  1. […] Ecofin sulle banche e campanelli di allarme sull’Italia Lucchini, Alitalia e la grande industria Yaki VS Della Valle Il valore non […]

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