Renzi, ministeri, Schulz, Europa

Quasi da bookmakers londinesi sono le speculazione mediatiche, basate su fondamentali assai poco concreti, in merito al “totoministri” ed al rinnovo dei consigli delle grandi aziende partecipate ove complessivamente sono in gioco circa 600 posizioni.
Tutti i grandi nomi in lizza per un Ministero, che hanno supportato fin qui Renzi ed in prima fila alle varie edizioni della Leopolda, hanno declinato l’ipotetico invito sostenendo che il loro mestiere è un altro; potrebbero essere più propensi, personalità come Guerra o Colao, ad essere proposte per le grandi partecipate.
Tecnicamente non si può dar loro torto, ma non si può neppure negare che i presupposti iniziali per un loro serio coinvolgimento politico ci fossero, almeno fino a quando non è stata delineata abbastanza chiaramente la composizione della maggioranza che con Renzi dovrebbe governare: sostanzialmente la medesima rispetto al governo Letta a meno del Premier e di alcuni Ministri appunto.

Sembrerebbe che in ultimo non se la siano sentita di affrontare una situazione ben più difficile di quanto era pensabile inizialmente, in particolare se la prospettiva ideale era quella di un Governo in cui il Premier, Renzi, fosse dotato di una propria maggioranza e quindi con meno vincoli di azione e più libertà. Insomma avrebbero voluto un governo di totale discontinuità e cambiamento che al momento non potrà verificarsi in tutti i suoi aspetti.
A sostenere il Governo ci saranno i partiti di centro e dovrebbe rimanere NCD a patto di discutere il programma punto per punto e di vedere rispettati alcuni paletti: no alla patrimoniale (alla quale Renzi durante lo scontro televisivo per le primarie PD non si mostrò totalmente avverso); un Ministro della giustizia garantista e non proveniente dalla magistratura; una revisione della legge elettorale proposta da PD-FI in particolare riguardo alla soglia di sbarramento; interventi sul “Jumpstart Our Business Startups – Act”.

Nel mentre si sta configurando un vero ingorgo istituzionale in merito all’approvazione dei decreti quasi in scadenza e riguardanti, tra gli altri, il finanziamento pubblico ai partiti ed il Salva Roma che quindi potrebbero saltare e vanificarsi, annullando tutto il lavoro di implementazione e modifica, pregevole o meno che sia, fatto nelle settimane scorse (altro tempo ed energie sprecate quindi). A fare il paio poi con i flebili dati positivi relativi all’ultimo mese del 2013, che nonostante ciò che dice Saccomanni segnano una stagnazione e non certo una ripresa economica, arrivano quelli meno rassicuranti sull’export, -0.1% nel 2013, ed import, -5.5% nel medesimo anno, peggiori risultati dal 2009.

Sulla scelta di Ministri, così come sulla nomina dei nuovi consigli delle società partecipate, Renzi dovrà fare attenzione, non dovrà farsi prendere la mano da una rottamazione o un cambiamento ad ogni costo facendo dell’anagrafe e del genere i due driver principali. Dovrà scegliere persone competenti e dovranno essere creati gruppi di lavoro stabili e dedicati agli argomenti più delicati, attingendo al meglio della politica e della società civile. Stesso dicasi per i manager delle partecipate che se validi ed artefici di ottimi risultati devono poter giocarsi la carta della riconferma perché le persone sono importantissime, ma in quanto meritevoli e dotate di ottime doti trasversali, in particolare quella di saper interpretare tempestivamente gli scenari e di innovare; ciò si misura solo con i risultati.
A mio avviso sarebbe auspicabile un mix di genere ed età così da poter ottenere il massimo sfruttando più punti di vista differenti: attingere dalla consolidata esperienza e competenza dei più anziani così come dalla freschezza e capacità di visione dei più giovani, maggiormente propensi a quello che è un mondo interconnesso e globalizzato. La chiave di tutto sta nel dialogo e nella collaborazione generazionale al fine di ottenere il massimo per il numero più ampio possibile di cittadini e classi sociali.

I temi che penalizzano la competitività dell’Italia e del suo tessuto industriale sono molti, ma in prima linea vi sono il COSTO DELL’ENERGIA, ed in generale la politica energetica che deve essere rivista in particolare lavorando su un Mix produttivo tecnologicamente diversificato e coerente con la terna “domanda – capacità produttiva – sostenibilità ambientale”, ed il DIGITAL DIVIDE (Link articolo) che include anche aspetti di educazione all’uso delle nuove tecnologie, di ottimizzazione e razionalizzazione di HW e SW (incluso un lavoro per unificare data base e centri di raccolta dati) in uso dalle PA e di sicurezza dei dati e delle informazioni.
Per questi settori potrebbe valer la pena istituire Ministeri ad hoc: il ministero dell’Energia ed il ministero di Internet/Nuove Tecnologie (che credo in USA ed in qualche paese anglosassone già esistano) o comunque dovranno essere creati gruppi di lavoro stabili composti dalle eccellenze che fortunatamente in Italia ci sono ancora. Se davvero il Governo riuscisse a durare 4 anni il tempo per ottenere buoni risultati su questi argomenti, che dovrebbero godere dell’appoggio di tutti i partiti, ci sarebbe.

Inoltre non si deve mai perdere d’occhio l’Europa, che dal canto suo non perde d’occhio l’Italia. Se Martin Schulz si è mostrato molto propenso ad un cambio di approccio dell’Unione che sia costituito da meno veti e diktat e più cooperazione e solidarietà tra i popoli, meno aiuti alle banche e più politiche per il lavoro, permangono le conferme di Bruxelles e dello stesso Saccomanni dall’Ecofin che ribadiscono come non si possono oltrepassare i vincoli e come ci si impegni a non farlo. Schulz, già in aria di campagna elettorale per le europee, essendo un esponente di spicco del SPD parte della grande coalizione del governo tedesco, potrebbe cercare di intercedere nei confronti della Germania e della CDU, importanti stakeholder dell’ Unione.

Certamente due primari obiettivi che si dovrà dare il Governo Renzi, impossibili senza l’appoggio delle forze delle larghe intese che allo stato delle cose ancora sussistono, saranno quello di imporsi in Europa facendo valere le ragioni e la forza italiane, e pretendendo applicazioni più vantaggiose per il nostro paese della golden rule così come condizioni differenti sul fiscal compact; ancor prima però dovrà garantire al governo una credibilità ed una autorevolezza per le quali sono fondamentali stabilità politica e capacità di fare rapidamente le riforme note a tutti e che l’Europa ricorda ogni volta. Se il secondo obiettivo non verrà raggiunto non potrà esserlo neppure il primo e verranno lasciati, come fin ora successo, ai “falchi” dell’austerità numerosi elementi politico-economici (il ritardatario piano sulla spendig review ne è un esempio) da poter addurre contro la nostra condotta ed a supporto di un approccio asfissiante alla politica economica.

18/02/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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2 Risposte

  1. […] che non sia una delle tante 09/02/14 Profonda sintonia, chapeau a leader non al governo 19/01/14 Renzi, ministeri, Schulz, Europa 19/02/14 Il Governo ed i nuovi Ministri:  forse qualche compromesso ma di certo tanto duro lavoro da fare […]

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