Germania: “aiuti di stato per Bankitalia” Allora indagare anche su incentivi energetici tedeschi

Molto interessante che l’Europa voglia vederci chiaro se dietro la rivalutazione delle quote di Bankitalia si possa nascondere un aiuto di stato verso le banche. Il settore bancario è corretto che vada sorvegliato e vigilato e sarebbe auspicabile che rispondesse a regole ben più stringenti del Basilea 3 già ammorbidito rispetto al testo iniziale, di certo venendo più o meno nascostamente incontro alle esigenze degli istituti tedeschi in primis DB e Commerzbank (che hanno a loro volta goduto di aiuti di stato), ma anche alle landesbank escluse in toto dagli obblighi di adempimento per via delle dimensioni singolarmente non grandi, ma che complessivamente valgono miliardi e potenzialmente in grado di metter in ginocchio l’economia tedesca.
Se però si potrebbe, come è giusto che venga chiarito, sospettare di aiuti di stato dietro la rivalutazione della nostra Banca d’Italia, allora lo si potrebbe fare anche per le agevolazioni e gli sgravi rispetto al costo dell’energia che la Germania applica alle proprie industrie a scapito dei privati cittadini e forse sarebbe opportuna una indagine anche in tal direzione visto che il settore energetico ed il mercato unico è fondamentale per allineare la competitività tra le aziende dell’ Eurozona.
Detto ciò è lampante che l’Italia possa fare poche prediche, poiché in attesa dei risultati della spending review e dei necessari tagli ed ottimizzazioni delle spese, avrebbe alcune altre carte da giocarsi che non riesce a sfruttare.
Le spese abnormi sono testimoniate proprio in questi giorni dal terzo Decreto Salva Roma che destina alla capitale circa 500 milioni per pagare creditori, stipendi e pensioni che altrimenti sarebbero rimasti scoperti. Del resto Roma ha grandi problemi, il caso emblematico sono le municipalizzate a cominciare dall’ATAC, nei mesi scorsi al centro dello scandalo sui biglietti falsi, che impiega oltre 12’000 dipendenti, gli uffici sono pieni di amministrativi, ma gli autisti sono insufficienti a garantire un servizio minimo e per giunta su mezzi insicuri ed obsolescenti, ha una utenza circa il doppio rispetto all’equivalente azienda di Milano ma incassa la metà e vanta una percentuale record di assenteismo del 18%. In tal caso l’ottimizzazione andrà certamente ad impattare sul lavoro e dovrebbe farlo mirando in primis ai dirigenti colpevoli di tale situazione ed ai dipendenti che alzano senza reale motivazione l’assenteismo; questa non sarà una procedura semplice e vi sarà senza dubbio una strenua difesa, che può essere definita difesa dello status quo ed ostacolo al cambiamento, dei lavoratori disonesti andando in ultimo colpire anche quelli onesti, quei valorosi che col loro sacrificio compensano l’inettitudine e l’inefficienza degli altri.
Tornando in tema Europeo vi sono almeno due opportunità che Renzi dovrà fronteggiare. La prima è rappresentate dai fondi strutturali inutilizzati oppure sprecati in piccoli progetti locali di scarsa utilità per la collettività invece che essere destinati ad attività a maggior redditività sia in termini di ROI che di indotto e lavoro creabile; la seconda dal numero enorme di procedure di infrazione aperte nei confronti del nostro paese, il quale detiene questo poco invidiabile primato con relativi oneri penali che equivale a sottrarre risorse alle tante finalità più utili, senza considerare il danno di reputazione e credibilità.
Come il Paese dovrà impegnasi nelle riforme ed a meglio gestir le opportunità EU, se è vero, come riporta il FT, che la Germania avrebbe scritto a Bruxelles affinché non abbandoni la via dell’austerity (andando in tal modo a fomentare ulteriormente tensioni politiche e sociali con le ascese dei movimenti estremisti ed anti-europei) quando mediaticamente appare propensa a considerare linee più permissive, l’Unione Europea, assieme a tutti gli Stati Membri ed alla SPD, dovrebbe intimare alla Germania ed ai sostenitori dell’austerità a tutti i costi di mutare atteggiamento mettendoli se necessario con le spalle al muro forti del maggior potere negoziale dato da una massa decisamente critica.

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Bankitalia 1; Bankitalia 2;

28/02/2014
Valentino Angeletti
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2 Risposte

  1. Ripartizione costi per supporto alle rinnovabili in Germania (EEG) già sotto indagine formale EU per aiuti di Stato. Personalmente penso che quel sistema sia molto più trasparente che aiuti di Stato mascherati come in Italia, vedi sussidi per interrompibilita’ ( teorica), meccanismi di “interconnessione con l’estero virtuale” (!), ultimi sgravi decisi da governo Monti. In ambito UE un gruppo di lavoro sta lavorando all’ armonizzazione di gestione dei costi per le rinnovabili, che sono più scelta sociale e ambientale che industriale. Germania rigida e talvolta odiosa, ma non trascuriamo il buono che può venirci (anche) da la’. Su Bankitalia prendetevela con Grillo: con tutto il can can che ha fatto in parlamento all’ approvazione della legge, per forza qualcuno all’estero vuole capire meglio di che si tratta.

    1. Ciao Paolo e grazie del commento. Totalmente d’accordo, giustissima la trasparenza compresa su Bankitalia. personalmente trovo che il provvedimento sia stato redatto molto di fretta e senza ben ponderare gli effetti di lungo termine, quini indagare da parte della EU è corretto; ritengo che la EU, dovrebbe monitorare e seguire tutti i progetti di spesa di tutti gli stati a partire dai meno virtuosi in modo da evitare sprechi o non utilizzi come sta accadendo a Pompei. Concordo anche che il meccanismo di incentivo alle FER tedesche sia meglio concepito, quello che però vorrei sottolineare è che se trasparenze deve essere, come è giusto che sia, lo deve essere per tutti. Molto bene infine che ci siano gruppi di lavoro che si occupano di queste tematiche in modo permanente, Energie, TLC/nuove tecnologi e sistema bancario sono tre campi che influenzeranno, a seconda di come saprà muoversi, unificarsi e modernizzarsi in modo sincrono senza troppe disparità tra i membri, la competitività Europea (e lo scrivo appositamente in maiuscolo perché credo nella EU, benché debba cambiare approccio, come unica via affinché TUTTI i suoi stati membri possano raccogliere la sfida della competitività globale).

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