Eclatanti misure della ECB: da ipotesi a fatti

Due dei temi trattati all’Ecofin ed all’Eurogruppo appena conclusi sono stati la lenta crescita che contraddistingue l’Eurozona, con tutte le differenze del caso, la debolezza dell’inflazione prevista all’1% per il 2014 ed all’1.5% per il 2015, ancora non tale da provocare palesi dichiarazioni, ma, ben sotto il target del 2%, è senza dubbio un problema sul quale da tempo in privato, i vertici della Commissione Europea e della ECB stanno ponderando, e l’alto livello di disoccupazione che secondo il Governatore Draghi rischia di superare quel punto di non ritorno ipotetico oltre il quale diviene strutturale ed ingestibile.

Sul piano della politica monetaria la ECB ha deciso di non abbassare i tassi di interesse, mantenendoli allo 0.25%, ma si è detta al contempo disponibile ad utilizzare tutti i mezzi, anche non convenzionali, per scongiurare ogni rischio di deflazione e per agevolare credito e ripresa, che tradotto, non potendo la ECB coniare, sta a significare acquisto di titoli di stato e conseguente avvio del processo OMT parte dell’ESM. A tal proposito un giornale tedesco parla di un piano che starebbe simulando l’acquisto da parte della ECB di 1000 miliardi di € complessivi in titoli di stato dei paesi in difficoltà per poter immettere circa 80 miliardi di € al mese nel “sistema”. Un QE molto simile per valore a quello statunitense il quale potrebbe essere sulla via di un’ulteriore diminuzione visto che il target sulla disoccupazione al 6.5% fissato dalla FED e dalla Yellen sta per essere raggiunto (l’ultimo dato attesta la disoccupazione USA al 6.7%).

Il Ministro dell’Economia Padoan, parlando sempre dall’Econfin, dove come al solito è stato sottolineato come l’Italia deve continuare a rispettare i patti, ha voluto rassicurare le istituzioni confermando l’impegno del nostro paese, ma avanzando anche la sensata ipotesi (qui più volte ribadita) di poter avere qualche concessione in termini di tempo pur mantenendo invariate le soglie economiche imposte da Bruxelles (e dai Governi italiani controfirmate).

Due buone notizie alle quali i mercati hanno reagito immediatamente in modo positivo, ma quanto e quando realizzabili?
Le misure non convenzionali sono state spesso annunciate dall’ECB, ricordiamo il “Bazooka” di Draghi e ricordiamo, senza andare nel passato remoto, che già all’insediamento del Governo Letta la ECB dichiarò che avrebbe utilizzato qualsiasi tipo di contromisura per preservare l’Euro ed arginare la speculazione sui debiti sovrani. Da allora (e dalla sua nascita), quasi che si ritenesse sufficiente l’effetto annuncio, l’OMT  non è mai stato messo in campo, osteggiato dalla Germania che, dubitandone la costituzionalità, arrivò ad appellarsi alla corte di Karlsruhe. Gli eventuali QE, seguendo l’esempio USA e fino a che non vi sarà una reale unificazione europea nella regolamentazione e nel controllo bancario ed un sistema finalmente stabile e ripulito negli allegri bilanci (a cominciare dai colossi bancari tedeschi Commerzbank e Deutsche Bank proseguendo con le più piccole LadersBank), non dovrebbero essere fatti transitare attraverso le banche, a meno di imporre e verificare la reale concessione di credito ed impedire gli investimenti in titoli e/o i depositi overnight, ma iniettati direttamente nel sistema economico. A dispetto della forza delle parole la ECB avrebbe anche potuto scegliere di ridurre ulteriormente i tassi e portare in negativo il tasso sui depositi presso la Banca Centrale in modo da disincentivare questa pratica in favore del credito alle famiglie ed alle imprese.

Riguardo alle parole di Padoan, che a mio avviso dovrebbe seriamente considerare un’asse con la Francia, lasciano ben sperare in merito alle intenzione del Governo Renzi sull’impostazione che vorrà dare alla propria politica politica europea, ma senza l’oggettiva evidenza di riforme fino ad ora mai realizzate dai Governi precedenti, un piano chiaro di spending review e senza alleati forti a farci da spalla durante il nostro semestre di presidenza, a cominciare dal PSE di Schulz e dalla stessa Francia, è assai arduo che Germania, Olanda, Olli Rehn, Jeroen Dijsselbloem modificheranno il loro approccio, adducendo, come ormai consueto ed oggettivamente inopinabile, il livello del debito al 134% come motivazione; debito che, considerando gli altri parametri economici e di bilancio dell’Italia, è stato definito “gestibile” dalla OCSE.
Certamente due promettenti ed interessanti ipotesi: politica monetaria non convenzionale e rivendicazioni più forti in Europa. Rimane da attendere che vengano messe in pratica fattivamente.

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03/04/2014
Valentino Angeletti
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