Brasile al bivio, potenziale pioniere di un moderno paradigma

Il Brasile, primo paese nell’acronimo BRICS ed al 6° posto tra le economie mondiali con un PIL di 2’080 bil $, dopo aver ridotto la velocità di crescita passata da valori tra il 7% e l’ 8% del 2010 ad un deludente 0.9% del 2012 e ad una lieve ripresa all’ 1.9% nel 2013, ma con una eccessiva inflazione, una notevole instabilità monetaria ed una riduzione delle produzioni agricole, un tempo attività centrale dell’economia carioca, si trova di fronte ad un bivio: dove investire.

brazil-gdp-growth-annual

Andamento annuale del PIL brasiliano

Lo stato sudamericano ha grande disponibilità di denaro per investimenti, anche grazie agli eventi sportivi che lo interesseranno ed all’indotto che essi creano. Internamente però vi sono due punti di vista discordanti.

La prima teoria è impegnare la disponibilità economica in grandi investimenti infrastrutturali, orientarsi verso i servizi e l’industrializzazione, passare da un modello agricolo e rurale ad uno dove le megalopoli sono la meta di grandi flussi migratori interni ed esterni ed il cuore dell’economia, che tenderà a diventare finanziaria, per correre, seguendo quel processo che hanno seguito Cina, India e altri paesi emergenti, verso il concetto di modernità come più comunemente concepito e dove è stato comprovato l’ampliarsi di immense diseguaglianze sociali che, raggiungendo dimensioni enormi ed incolmabili, divengono non più acceleratore di crescita e progresso, ma causa di scontri, tensioni e caste chiuse.

L’alternativa proposta è sostenere la scolarizzazione, e non si parla di prestigiosi college ed università, ma di scuole primarie per insegnare a leggere e scrivere alle popolazioni locali ad alto tasso di analfabetismo, incentivare l’agricoltura, supportare il lavoro femminile, modernizzare le attività rurali, aiutare le piccole economie locali e micro-economie, sfruttare le risorse naturali grandemente presenti, abbracciando quindi un modello di sviluppo diametralmente opposto rispetto a quello che ha animato fino ad ora il rapido processo di globalizzazione.

Probabilmente la risposta corretta è un misto tra i due approcci, che non scansi la modernizzazione, il progresso e l’istruzione a tutti i livelli, ma che al contempo avanzi più lentamente, renda le città più vivibili, intelligenti ed al servizio delle persone, supporti il lavoro femminile, applichi metodi, modelli e processi tecnologici innovativi alle attività agricole, non scenda a compromessi su fattori come diritti umani e tutela dell’ambiente, si serva, ad esempio per la produzione energetica, delle risorse naturali senza comprometterle, il tutto in modo più sostenibile, responsabile e consono al contesto sociale, economico ed ambientale. Da evitare dunque quei disorientanti e rapidi sconvolgimenti forieri della creazione di una classe di pochi che corre inarrestabile verso l’opulenza e la ricchezza ed una massa che difficilmente riesce a sostentarsi, traumatiche discontinuità che sono state alla base delle crisi le quali ciclicamente hanno colpito l’economia moderna.

Questo modello potrebbe essere il nuovo spirito di una rinnovata e più equilibrata globalizzazione che punta all’interconnessione tra le economie e tra paesi ma che considera tutti gli aspetti dei contesti locali. Il Brasile può scegliere di essere il pioniere di questa virata.

09/04/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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2 Risposte

  1. […] a centrare i target di crescita previsti per via della diminuzione dell’ export) e Brasile (che si trova di fronte ad un bivio – Link), verso economie più mature, a rischio inferiore (nel caso greco reso ancora più basso dal […]

  2. […] di capitali dalle economie emergenti verso quelle più mature (approfondimento, poltica-mercati; approfondimento Brasile; mercati emergenti) e da molto altro ancora rispetto a cui le vicende interne del nostro paese […]

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