Ridurre il debito è oggettivamente possibile?

Risulta ancora in aumento il debito italiano, grande fardello che costa le attenzioni strettissime delle istituzioni europee nonostante il diligente mantenimento del rapporto deficit/PIL al 3% . Non è ad esempio lo stesso per la Francia che ha raggiunto il 3.8% di deficit/PIL, ma con un debito che si attesta poco sopra il 92% del PIL stesso.

Lo stock di debito raggiunto dall’Italia è del 132.6% rispetto al PIL ed in termini assoluti vale circa 2’107 miliardi di €.

A costare veramente tanto è la necessità di dover pagare gli interessi sul debito stesso, i quali si attestano attorno a 90 miliardi all’anno, rifinanziati in parte a mezzo di altro debito tramite l’emissione di bond. Verissimo è che col diminuire dello spread, in questo periodo ai minimi da svariati anni, gli interessi diminuiscono, ma supponendo anche di pagare 70 miliardi di interessi, risparmiando ben 20 miliardi in un anno, il “bulk” di interessi monstre rimane.

Il vincolo del fiscal compact firmato in Europa obbliga di riportare in 20 anni il rapporto debito/PIL entro il 60%, riducendo di un ventesimo l’eccedenza rispetto al 60%. Tale meccanismo non impone automaticamente la riduzione del debito che potrebbe essere evitata (addirittura il debito potrebbe anche crescere) qualora il PIL crescesse ad un tasso superiore rispetto al debito. Anche supponendo di riuscire a mantenere il debito al livello attuale si dovrebbero registrare crescite costanti attorno a circa il 2-3% (calcolo spannometrico).  Evidentemente una crescita simile del PIL sarebbe una previsione ottimistica anche in condizioni macroeconomiche favorevoli, decisamente fuori d’ogni probabilità in quelle in essere.

Come ridurre allora l’immane stock di debito? La risposta è tremendamente difficile e lascia aperte molte questioni irrisolte nel nostro paese, che ha comunque bisogno di reperire risorse, sempre di difficilissima copertura, da distribuirsi su diversi fronti inclusa la necessità di investimenti per favorire consumi, lavoro e crescita in generale che in fasi recessive può essere innescata, perlomeno nella sua fase iniziale, solo da spesa pubblica, provenga essa da nuovo debito o da ottimizzazione delle spese già in essere.

Le privatizzazioni, in certi casi necessarie se ben fatte ed accompagnate da precisi piani industriali, servono più alla competitività, all’innovazione ed alla crescita delle aziende, ai consumatori che potranno godere di maggiore concorrenza, al mercato in generale che non alla riduzione del debito nei confronti del quale le cifre in gioco, anche supponendo che vengano in toto destinate a tal scopo, rappresentano ben poca cosa e costituiscono un provvedimento “una tantum”.

Le uniche misure che sembrano poter dare un contributo strutturale significativo stando alle stime dei loro valori complessivi sono la riduzione e l’ottimizzazione della spesa pubblica, gestione profittevole degli immobili e dei patrimoni statali, lotta all’evasione ed all’elusione fiscale e totale intolleranza nei confronti della corruzione.

Queste misure però necessitano di tempo per entrare a regime e molto impegno e determinazione, compresa la lotta alle burocrazie e tecnocrazie interessate nel caso dei tagli alla spesa pubblica, inasprimento di pene e sanzioni nei casi di reato fiscale e di corruzione e collaborazione ed armonizzazione a livello europeo per disincentivare pratiche elusive (che se sono dannose per alcuni bilanci sono la manna per altri) e per facilitare la lotta all’evasione tramite maggior trasparenza bancaria e più fluidità nella trasmissione dei dati tra i vari istituti.

Sicuramente quand’anche simile misure saranno implementate nel migliore dei modi la lotta al debito sarà ostica e non potrà comunque prescindere da un tasso di crescita del PIL decisamente superiore rispetto ai livelli attuali.

23/04/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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6 Risposte

  1. […] i vincoli sul deficit strutturale. I debito crescerà ancora ed oltrepasserà il 134% sul PIL (Link al PIL), il quale, anche crescendo dell’1.1% non riuscirà a garantire la diminuzione della […]

  2. […] confermato Renzi al Qurinale. Il processo riformatore che deve coinvolgere l’Italia e l’Europa Ridurre il debito è oggettivamente possibile? L’ora ics un inizio, effettivamente perfettibile, ma mai intrapreso […]

  3. […] segnali che ora intimoriscono in modo manifesto erano già ben noti (Link: Ridurre il debito è oggettivamente possibile? ), come lo era il fatto che se il fiscal compact Europeo, il quale al momento rappresenta una di […]

  4. […] ugual fermezza sarà applicata anche per il fiscal compact riguardante il rientro del debito/pil -Ridurre il debito è possinile?- che deve scendere a partire dal prossimo anno in 20 anni al 60%, e ciò, con un pil stagnante è […]

  5. […] “E’ irrealistico aspettarsi che la Grecia possa ripagare interamente il suo enorme debito, nessuno crede che il debito greco sia sostenibile, nessun economista può’ pensare che potremo pagare tutto quel debito. E’ impossibile” (dubbi sulla sostenibilità del debito sono stati avanzati in passato anche in riferimento a quello italiano: link). […]

  6. […] domande sulla sostenibilità intesa come possibilità di ridurre il nostro debito sono legittime (Link Ridurre il debito è oggettivamente possibile?). Lo sono perché gli interessi, ripagati ricorrendo ad altro debito, divergono e le condizioni […]

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