Archivi del giorno: 29 aprile 2014

Padoan lancia un messaggio alla ECB di Draghi per una politica monetaria più aggressiva?

Dopo aver incontrato il suo omologo francese Michel Sapin e prima di incontrare, quello britannico George Osborne ed il Governatore della BoE nonché presidente del Financial Stability Board, Mark Carney, il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha rilasciato qualche dichiarazione importante.

La prima e più scontata riguarda il fine con cui nacque l’Europa, cioè quello di garantire pace, benessere, crescita e lavoro ai cittadini. Questo obiettivo negli ultimi anni è evidentemente sfumato a causa della crisi iniziata nel 2007 in USA, ma anche per via dell’anteposizione nel reagire alla stessa di certi particolarismi di singoli stati e di singole economie più forti con una complice accondiscenda delle istituzioni europee. In tal senso l’asse Itali-Franco-Spagnola che potrebbe contrapporsi alla Germania non avrebbe senso d’essere in quanto l’ambizione del benessere e della prosperità dovrebbe essere comune e trasversale. Nella realtà dei fatti sappiamo che non è così e che un medio benessere comune va a scapito di alcuni stati che attualmente prosperano ed a vantaggio di altri che invece navigano in situazioni più complesse; quindi trovare la mediazione non è affatto semplice ed è il motivo per il quale questa crisi si è protratta oltremodo senza che misure realmente efficaci siano state prese.

Nel perimetro degli interventi necessari si annoverano l’unione bancaria, della quale fanno parte gli stress test europei, più stringenti dei precedenti, che simulano situazioni difficili e differenti da paese a paese, che tanto preoccupano le banche e che hanno dato il via ad un valzer di ADC anche per i colossi tedeschi che parevano (ma solo apparenza) inossidabili, come Deutesche Bank, prossima ad un ADC di 5 bil, somma che in realtà analisti dicono essere solo la metà di quanto realmente necessario; l’armonizzazione e trasparenza del sistema finanziario e fiscale per ridurre concorrenza ed elusione fiscale; approccio comune al problema dell’immigrazione e della valorizzazione del Mediterraneo; definizione di un piano di bond comunitari; politica economica e monetaria volta a sostenere l’economia e non la finanza la quale se orientata alla speculazione alimenta cicliche crisi e recessioni; ridistribuzione della ricchezza e dell’uguaglianza; creazione di una reale entità di riferimento riconosciuta da tutti i partner internazionali, dalla Cina agli Usa; piani comuni di innovazione, ricerca, educazione per portare ad alti livelli equiparabili in tutti gli stati lo sfruttamento delle potenzialità del capitale umano, delle tecnologie e del digitale; politica e mercato energetico e delle tlc comuni, realmente concorrenziali con costi comparabili nei singoli stati e sistemi di trasporto energia/trasmissione dati integrati e comuni.

Con questa dichiarazione Padoan ha voluto sottolineare, senza dirlo esplicitamente poiché aveva precedentemente negato una possibilità simile, che visione di intenti comune e collaborazione tra Francia ed Italia ci saranno perché le acque in cui navigano non sono cosi dissimili e tutt’altro che facili, quindi non si chiami asse o alleanza anti tedesca, ma collaborazione per fini comuni; cambia il nome ma non il fine.

Tra gli interventi elencati attenzione particolare va riservata alla politica monetaria in capo alla ECB di Mario Draghi, perché è il soggetto della seconda dichiarazione. Il Ministro avrebbe detto (e ne sono felice perché più volte qui sostenuto) che effettivamente un Euro più debole consentirebbe alle aziende italiane ed europee di essere più competitive e di poter potenziare l’export verso mercati extra-continentali.

Questa sottile stoccata fa il paio con la richiesta fatta tramite la famosa lettera a Bruxelles in cui il MEF chiede più tempo per il rientro del deficit strutturale ed ancora in attesa di risposta ufficiale (Lettera a Bruxelles) e si accoda alle richieste della Lagarde di utilizzare politiche monetarie ancora più accomodanti a sostegno dell’economia.

Evidentemente, senza voler essere troppo espliciti e poco diplomatici, in tutti i consessi economico finanziari mondiali aleggia il sentimento condiviso che sia necessaria una politica monetaria più accomodante che inietti liquidità (come qui più volte ripetuto da tempo) verso l’economia reale e verso le imprese (e qualche misura è stata presentata, vedere link a seguito) e non verso la finanza che non è stata in grado di compiere il proprio fondamentale mandato di congiunzione tra istituzioni finanziare sovranazionali ed economie dei singoli Stati o meglio ha perseguito in modo opinabile il mandato di creazione di proprio profitto. Quello che fino ad ora Draghi ha fatto in modo eccellente è utilizzare l’effetto annuncio, senza mai intervenire concretamente. L’effetto annuncio porta beneficio, ma si esaurisce ed è necessario un nuovo annuncio con cadenza che segue i bollettini periodici della ECB. Si arriva ad un punto però in cui è necessario intervenire sull’economia e lo dimostra la bassa inflazione ben sotto il 2% che è già deflazioni in alcuni stati ed in alcune zone europee e che non risparmia neppure la Germania nonostante mercati tonici (link scollamento politica e mercati).

Chiaramente non si può pensare ad un intervento scellerato né richiedere alla ECB manovre che non ha nel suo mandato (che potrebbe comunque essere modificato), ma un intervento mirato che deve fungere da prima fase di shock che rilanci investimenti nel breve termine, crei lavoro ed indotto con un controllo certosino della spesa e della destinazione di questo QE. La FED ha agito in tal modo non interessandosi troppo del deficit o del debito, che ha necessitato di un innalzamento del tetto per evitare il fiscal cliff, ma ponendo al centro il dato sulla disoccupazione con target al 6%.  Penso che l’idea delle due fasi una di spesa produttiva e per investimenti ad alto valore aggiunto ed una di riforme e creazione di lavoro ed indotto strutturale e quindi crescita duratura sia anche la mira di Padoan, del Governo Renzi e di molti altri leader europei.

Adesso i giochi sono in mano a Draghi ed alla ECB che devono decidere se e come assecondare le richieste più o meno velate.

Articoli correlati su ECB, politica monetaria, inflazione:
Link: Merkel Lagarde e strategia contro stagnazione
Link: Dati istat confermano deflazione, quali misure da ECB ed IFM?
Link: Misure ECB, da ipotesi a fatti
Link: bassa inflazione e rischio deflazione, scenario nè senza cause nè imprevedibile
Link: Electrolux sintomo primordiale di deflazione

 

29/04/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

Fiducia dei consumatori: “sentiment” che attende di essere confermato

Secondo quanto diramato dall’ISTAT la fiducia dei consumatori, nonostante lo scetticismo sui dati rispetto alla situazione reale delle associazioni di categoria, ha registrato in aprile un aumento, il secondo consecutivo, toccando i massimi dal 2010 (a gennaio 2010 era 107.4) e passando in media da 101.9 a 105.4 (per approfondimenti: il fatto Quotidiano, AGI), migliorando in tutti i settori analizzati ed in tutte le aree geografiche.

La percezione dei consumatori è fondamentale per la ripresa economica perché, come per una grave malattia, la guarigione parte dalla volontà di voler guarire e dalla consapevolezza di poterlo fare. L’abbandono della speranza e la rassegnazione, anche a livello psicologico, ed in medicina è dimostrato, rallenta, quando non blocca definitivamente, la guarigione ed è lo stesso per la ripresa economica. Senza un rinnovato clima di fiducia personale che preceda segnali tangibili e forti di ripresa, il miglioramento complessivo, innescato da meccanismi individuali, collettivi, micro e macro economici, perde un attore che se non sufficiente di è certo necessario.

Vero è che timidi segnali di ripresa si stanno vedendo, ma siamo ancora ben lungi da poterne toccare gli effetti, il potere d’acquisto delle famiglie decimato di oltre il 10% dall’inizio della crisi è rimasto tale così come gli stipendi tra i più bassi in Europa, le difficoltà delle imprese dovute alla burocrazia, al costo dell’energia, all’alto livello di tassazione sono ancora le medesime, il PIL è stimato in crescita nel 2014 del 0.8% (secondo analisti invece oscillerebbe tra lo 0.5 e lo 0.7% mentre secondo il governo potrebbe attestarsi attorno all’ 1.1%, ma la scelta è stata quella della prudenza). Dati certi sulla spending review non se ne hanno così come ancora non si ha la risposta da parte di Bruxelles sul DEF e sulla possibilità di avere più tempo per rispettare i vincoli sul deficit strutturale. I debito crescerà ancora ed oltrepasserà il 134% sul PIL (Link al PIL), il quale, anche crescendo dell’1.1% non riuscirà a garantire la diminuzione della disoccupazione.

A cosa è dovuta allora la ritrovata fiducia?

Oggettivamente da diversi fattori. In primis gli 80 € in più nella busta paga di alcuni che, benché non saranno a beneficio di tutti, lasciano ben sperare, in particolare perché il Premier Renzi ha dichiarato di voler aiutare anche pensionati e partite IVA; poi vi è lo sgravio IRAP del 10% per le imprese, poca cosa, ma è un inizio.

A parte queste che sono misure oggettive ormai consolidate vi è la percezione di ciò che sta per essere fatto, anche grazie alla capacità mediatica ed all’effetto annuncio (del quale Draghi ed ECB sono maestri Link).

Per la prima volta la sensazione delle persone comuni è quella da parte del Governo di voler ridurre i privilegi a chi ha fino ad ora goduto (la vendita delle auto blu è stata una azione molto popolare nonostante si tratti di una goccia nel mare) anche nei periodi di crisi, di voler provare a tagliare drasticamente la spesa pubblica ed ottimizzarla, di voler ridurre i costi della politica e di provare a cambiare la classe politica e dirigente (anche se su questo tema il lavoro è ancora lungo). Si tratta ad ora di percezione alla quale contribuisce anche l’atteggiamento che i partiti hanno nei confronti dell’Europa: tutte le parti politiche europee da PPE al PSE, dalla lista Tsipras ai Liberali (ed anche il M5S ha adottato una linea più morbida limitandosi a voler cambiare l’Europa non necessariamente uscirne) condividono, ovviamente con differenti dettagli, l’idea di realizzare una Europa più vicina ai cittadini e meno rigorosa nei vincoli, più flessibile, in grado di reagire a periodi di altissima recessione, confermando l’inefficacia delle metodologie fino ad oggi usate (Renzi, Quirinale, riforme, Europa Link).

Al momento si tratta di sensazioni quindi, spinte anche dalla volontà del popolo di “guarire”, di riprendersi, perché alla fin fine l’uomo vuole pensare di poter risolvere i problemi, è fatto per risolverli e la rassegnazione non può essere per sempre. Il Governo Renzi ha il delicatissimo compito di dar seguito a questo sentimento con fatti che lo supportino e lo incrementino.

Le azioni principali da intraprendere, a mio modestissimo ed insignificante parere, sono la prosecuzione delle riforme istituzionali, ma anche economiche a supporto di persone, imprese e lavoro volte alla ridistribuzione (La quarta R alle tre di Davos della Lagarde) reperendo risorse dall’ottimizzazione e dal taglio della spesa in modo da rendere il paese efficiente, digitalizzato, innovativo, ricordiamo che l’Europa proprio ieri ha redarguito il nostro paese perché ancora indietro con le riforme, non in grado di innovare, di essere tecnologicamente all’avanguardia e di creare valore aggiunto sufficiente, ma questi dati non sono di dominio così comune da influenzare il sentiment del paese,.

La componente della lotta alla corruzione ed all’evasione sono importantissimi perché l’illegalità deve essere smascherata e punita e non sembrare privilegiata rispetto all’onestà (come accade per le imprese molte delle quali rischiano di soccombere allo stato se oneste), quindi la sburocratizzazione rendendo tutto più efficiente e telematico (con una necessaria educazione digitale, e quindi posti di lavoro per i giovani, della popolazione più anziana che ne l nostro paese rappresenta un a altissima percentuale) e la conseguente modifica delle pubbliche amministrazioni (a breve sul tavolo del governo), il pagamento effettivo dei debiti delle PA.

Servono poi investimenti concreti da escludere nel computo del deficit grazie ad una migliore applicazione della golden rule, come quelli destinati ad innovazione e ricerca, al riassetto idrogeologico, all’efficienza e sostenibilità energetica ed ambientale, alla conclusione delle opere cantierabili ma ad oggi bloccate, alla riqualificazione di aree, industrie ed impianti inutilizzabili, insomma il percorso deve portare ad un nuovo modello di sviluppo economico e di base produttiva (Link nuova base produttiva ; Link Manifattura).

Un ulteriore punto da sviluppare per alimentare la fiducia e fino ad ora deficitario è quello dell’inserimento nella politica di persone competenti, a prescindere da genere ed età, attingendo dalla società comune, dai talenti delle differenti generazioni che vorrebbe contribuire alla rinascita del paese perché ne sono innamorati e che non hanno voluto, benché potendolo, emigrare (Capitale sociale 1, capitale sociale 2, collaborazione generazionale).

L’Europa è un altro fattore determinante. La fiducia in questa istituzione, che rappresenta l’unica via di salvezza del continente e dei paesi membri per non essere fagocitati dalla grandi economie che corrono, è molto bassa per via delle modalità di intervento nella crisi. Oltre alla banale frase “di battere i pugni sui tavoli”, quello che dovrà essere fatto è perseguire una vera unione e si spera quindi che una volta al Parlamento Europeo vengano implementate le promesse ed i programmi, condivisi circa da tutti i partiti, a meno delle fazioni più estremiste ed anti euro che però peccano di totale divisione, volti alla cooperazione e collaborazione. Allo stesso modo è necessario che l’Europa venga percepita come una entità di valore anche nella politica estera, cosa che al momento non avviene né relativamente alle persone né relativamente agli altri grandi stati del mondo asiatico ed occidentale. La crisi in Ucraina e l’incapacità di fronteggiare efficacemente il tema dell’immigrazione nel sono una lampante dimostrazione. L’agire in modo congiunto e sinergico di certo contribuiranno a far crescere la necessaria fiducia che cittadini europei a tutti gli effetti devono avere nel confronti dell’unione, la quale dal canto suo però deve lavorare per meritarsela.

Ritornando al nostro paese, anche agli occhi esteri, lasciando perdere i mercati che sono mossi da dinamiche ben più ampie e legate alle politiche monetarie delle varie banche centrali, al flusso di capitali dalle economie emergenti verso quelle più mature (approfondimento, poltica-mercati; approfondimento Brasile; mercati emergenti) e da molto altro ancora rispetto a cui le vicende interne del nostro paese rappresentano un elemento trascurabile, vi è la percezione che, dopo il riassetto dei conti operato anche dei Governi precedenti, qualche cosa si stia muovendo, a fronte di anni ed anni di immobilismo (Ora ICS, decreto Irpef, inizio lungo percorso).

Che la direzione sia la migliore è assai difficile ed è ancora presto per trarre conclusione definitive, ma la sensazione,e sempre di sensazione si tratta, è che ci sia un’accelerata che avrebbe dovuto avvenire ben prima (come dimostrano le lamentele europee sulla lentezza delle riforme) e che comunque ora sembra iniziare.

Il processo sarà lungo come complessa è la situazione italiana ed europea, ma sperare ed essere positivi e non sempre disfattisti è il primo passo verso la guarigione. Sicuramente il Governo, le istituzione e l’Europa dovranno guadagnarsi e consolidare questo sentimento impegnandosi in un compito tutt’altro che facile.

29/04/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale