L’ Expo 2015 e la credibilità da conquistare

Expo 2015: nutrire il pianeta energie, per la vita.

Expo 2015: nutrire il pianeta, energie per la vita

Incombono le elezioni Europee in un susseguirsi, a dire il vero neanche troppo  serrato, di dibattiti e campagna elettorale. Sia a livello nazionale che  internazionale tutti gli schieramenti politici, eccezion fatta per le correnti  estremamente anti Europa, condividono il concetto di una Unione Europea da  cambiarsi ed in tutta sincerità le grandi tematiche affrontate non sono così  dissimili tra loro, pur permanendo differenze in alcuni dettagli ed ordine di  priorità.

In Italia tra le tante idee di Europa che i partiti, in modo più o meno marcatamente condiviso, hanno, vi è un concetto in sostanza trasversale e cioè quello di avanzare e riuscire ad ottenere da Bruxelles, grazie anche ai sacrifici fatti ed al rigore dei conti preservato, qualche concessione, che può configurarsi in più tempo per il pareggio di bilancio (come chiesto da Padoan a Bruxelles – Link ma di cui Draghi non sembra entusiasta – Link), una differente applicazione della golden rule, la possibilità di sforamento del tetto del 3% o la rinegoziazione dei trattai.

Ogni richiesta avanzate però non può prescindere dalla nostra credibilità e se da un lato i conti in ordine e la capacità di sacrificarci giocano a nostro favore, dall’altro vi sono poco invidiabili evidenze, come il fatto che 1 Km di autostrada o ferrovia costi anche più del doppio rispetto ad altri paesi europei; oppure i ritardi quasi sempre presenti, o ancora i “veti sempre, comunque ed a prescindere” (dalle pastoie burocratiche ed autorizzative ad una sindrome del NIMBY talvolta portata all’eccesso estremo) che in certi casi ostacolano progetti di interesse europeo e che in altri luoghi sono stati portati avanti e conclusi efficacemente spesso con vantaggi in termini di occupazione e competitività; il record di procedure di infrazioni e livello europeo; ed ora il bruttissimo episodio di Expo 2015 (che oltre a quanto sotto mi ha fatto sorgere il seguente quesito: Allora per “noi altri” non c’è davvero spazio?).

L’esposizione universale è un evento mondiale, probabilmente dopo Mondiali di calcio e le Olimpiadi quello con più visibilità, ospiterà 147 paesi e durerà sei mesi trattando il nobile tema del cibo e dell’energia (nutrire il pianeta, energia per la vita); è normale dunque che tanti occhi importanti lo osservino costantemente ed ora con preoccupazione.

Come possiamo pensare che con credenziali simili si possa richiedere all’ Europa qualche concessione, che tipicamente coinvolge il campo economico, quando corriamo il rischio di apparire, in una generalizzazione forse troppo severa, come incapaci di gestire grandi progetti, grandi appalti, lavorare ottimizzando tempi e costi, il tutto con lo spettro della malavita, della corruzione, delle tangenti e dei favoritismi che troppo spesso fanno la loro indegna comparsa?

Oltre all’Italia corrotta io credo che ve ne sia un’altra differente, la quale al momento, nonostante tutto l’ottimismo possibile, ha veramente pochissime chance di emergere pur non volendo né rassegnarsi né espatriare.

Sconfiggendo la corruzione, la criminalità organizzata e tutti i meccanismi deviati ai quali si è rischiato di assuefarci, oltre a risparmiare in modo diretto i circa 100 miliardi annui stimati, si guadagnerebbe ben di più per via della conseguente apertura delle porte all’altra Italia, quella buona, affinché diriga e porti avanti il paese con tutta la voglia e la passione che la contraddistingue.

In quel momento si potrà davvero andare a testa alta a parlare con chiunque, con l’Europa, con Obama, con Merkel, Putin o Xi Jinping non dovendo più assicurare di essere diligenti e senza mettere in evidenza come siamo dotati di indubbie potenzialità le quali però per troppo tempo non si è stati in grado di concretizzare, ma portando le evidenze delle nostre capacità e risultati tangibili che vadano al di là della fantasia e della capacità tipicamente italiana, che qualche volta è stata salvifica ma non deve divenire una panacea, di adattarsi e di rimediare in un modo o nell’altro le situazioni.

10/05/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale 

 

 

 

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