Verso le europee, che poco dovrebbero incidere sul Governo nazionale, ma molto sulla governance dell’Unione

Dal profondo silenzio elettorale si attendono ora solo gli esiti delle tornate inaugurate il 22 in UK e Paesi Bassi.
In Italia la campagna elettorale ha subito una escalation che l’ha portata ad assumere toni esagerati, sfiorando il violento: Hitler, El Carogna, Stalin, Kapò, Pol Pot sono solo alcuni dei riferimenti utilizzati e quanto meno fuori luogo.
Le europee hanno così erroneamente assunto un valore nazionale quasi fossero un referendum tra due leader.

Considerando i partiti maggiori, Renzi ed il PD, dopo una prima fase di propaganda in cui hanno accettato il duello nel piano nazionale, negli ultimi giorni pre elezioni hanno modificato la loro strategia riportando l’attenzione sul fatto che si tratti di elezioni europee e che non avranno alcun impatto sul governo del paese, assecondando quanto ribadito dal Presidente Napolitano.

Di contro, Grillo del M5s e Berlusconi di FI hanno mantenuto un’impronta prettamente nazionale e referendaria, in certi casi sbilanciandosi a promesse (dalle dentiere fornite dal servizio sanitario nazionale ed una nuova abolizione totale dell’IMU, fino al reddito di cittadinanza ed alle pensioni minime aumentate ad 800 e poi 1000€) tipiche di elezioni politiche e che poco si confanno a quelle continentali.

I sondaggi non ufficiali (ed illegali) darebbero quasi all’unanimità il PD come primo partito attorno tra il 30 ed il 32% seguito a ruota dal M5S che oscillerebbe tra il 27 ed il 29.5% e FI tra il 18 ed il 20%, la Lega e NCD sarebbero tra il 4 ed il 6%, tutti sotto la soglia di sbarramento del 4% gli altri partiti.

La fascia degli indecisi rimane ampia così come quella degli astensionisti che potrebbero aumentare ulteriormente, superando il 45%, considerando la bella giornata di maggio che invoglia a gite fuori porta o marittime e l’apertura straordinaria in occasione della Giornata Nazionale delle Dimore Storiche di alcuni importanti palazzi italiani di norma chiusi al pubblico (come palazzo Farnese sede dell’ambasciata francese o l’ambasciata del Brasile in piazza Navona) e di prestigiose cantine; comunque il rifiuto del diritto-dovere di voto alla base della democrazia dovrebbe essere coscienziosamente evitato, meglio allora, se proprio si volesse dare segno di protesta, recarsi alle urne e “votare” scheda bianca.

Difficile pensare che, a meno di risultati veramente eccezionali e di conseguenti forti movimentazioni in patria (opzione ancora non del tutto remota), queste elezioni europee possano avere un impatto sulla tenuta del Governo, così come è non è matematicamente possibile che un singolo partito nazionale, come potrebbe essere il M5S o all’estero un movimento anti-EU, quand’anche ottenga un successo di gran lunga superiore alle attese, possa pensare di dettar legge presso il Parlamento Europeo visto che l’Italia eleggerà in totale 73 su 751 Parlamentari (ed è uno dei maggiori contribuenti, al primo posto la Germania con 96 Parlamentari). La caratteristica di non volersi alleare è probabilmente la debolezza dei partiti anti-Euro: per quanto forti internamente risultano altamente disgregati presso le istituzioni europee e per tanto perdono di incisività.

In Italia la durata e la popolarità del Governo dipendono non tanto dall’esito delle elezioni europee, quanto dalla capacità di Renzi e dell’esecutivo di attuare in tempi rapidi le incisive riforme necessarie e più volte illustrate e per le quali  il tempo sarebbe da molto già scaduto (Link: Letta, Squinzi ed il tempo già scaduto da molto ; Link: Rafforzare il governo, riempire la bisaccia, cambiare marcia in Italia ed in Europa:  settimana decisiva, che non sia una delle tante).

I primi 80 giorni del Governo sono probabilmente stati più complessi di quanto il Premier avesse previsto, un po’ perché i particolarismi, siano essi politici o burocratici, tendono a lottare strenuamente per conservarsi ed hanno autorevole voce in capitolo per portare avanti la propria battaglia, un po’ perché il Governo di larghe intese rimane comunque di compromesso e non garantisce a Renzi la libertà di manovra che un Governo proprio invece assicurerebbe (Link: Governo Renzi e compromessi). Risultati importanti ed iniziali di un viatico virtuoso sono stati conseguiti, come gli 80 euro, la risoluzione di alcune vertenze sindacali, alcuni investimenti esteri attirati, il bonus alla cultura, ma sono ancora piccole cose rispetto a tutto ciò che va eseguito rapidamente perché maggiormente incisivo su economia e credibilità, dagli aspetti più istituzionali a quelli più prettamente economici (rimanendo in attesa, il 2 giugno, del pronunciamento di Bruxelles sulla possibilità paventata dal Ministro Padoan e dal MEF, di avere più tempo per il pareggio strutturale di bilancio).

Con la stabilità politica, il controllo dei bilanci e soprattutto con la capacità di riformare velocemente, Fitch e S&P hanno motivato l’upgrade dei rating di Spagna e Grecia che comunque, soprattutto per quel che concerne la penisola ellenica, devono ancora apportare benefici tangibili ai cittadini tutt’ora costretti ad importanti sacrifici. Da prendere invece da esempio la riforma tedesca sulle pensioni, che, per consentire maggiori ingressi dei giovani nel mondo del lavoro, hanno diminuito a 63 anni, dai 67 previsti, l’età pensionabile per tutti coloro che abbiano maturato 45 anni di contributi.

Queste elezioni europee devono essere lette come una possibilità che i cittadini europei hanno per appassionarsi alle vicende dell’Unione dando un proprio piccolo contributo a quella che sarà la conformazione governante in capo alla quale cadranno decisioni importantissime anche per la vita quotidiana, come energia, cibo, agricoltura, banche e finanza, ma soprattutto un contributo a quello che dovrà essere in nuovo assetto ed il nuovo approccio alle politiche monetarie ed economiche che l’Unione dovrà, ed è opinione condivisa tra tutte le maggiori forze politiche nazionali ed europee, intraprendere per rendersi resiliente alla crisi ancora in corso. L’interessamento alle questioni di Strasburgo e Bruxelles deve crescere tra il popolo europeo perché solo con una Europa unita, diversa da quella attuale e consapevole che l’agire collaborativo è necessario, si potrà pensare di sopravvivere nel mondo globale e di rimanere un interlocutore non trascurabile (Link: La limitata visione italiana ed i grandi cambiamenti mondiali). Da ciò dipende inoltre l’ulteriore dilagare o il ridimensionamento dei movimenti che vorrebbero la disgregazione dell’Europa, e di fatto l’emarginazione economica degli stati membri, anche se non è oggettivamente chiaro per andare in che concreta direzione.

Il risultato più probabile è un testa a testa tra PSE e PPE che potrebbe portare ad una grande coalizione. In tal senso è bene che alla Germania si chieda di chiarire le proprie posizioni e di seguirle coi fatti. Fino ad ora le azioni non hanno comprovato un reale interesse tedesco al benessere collettivo, anche a scapito di un minimo della propria sovranità che altri stati hanno già ridimensionato, e, nonostante le edulcorate dichiarazioni del Cancelliere Merkel e del leader del PPE Junker, pare che il Ministro tedesco delle finanze Schaeuble non voglia cambiare opinione, avendo sostenuto solo qualche giorno fa che il meccanismo OMT di acquisto dei Bond emessi dagli stati in difficoltà da parte della ECB esula dal mandato della banca centrale, confermando le motivazioni che avevano portato la Germania a dubitare della sua costituzionalità appellandosi alla corte di Karlsruhe.

Insomma, oltre che al mero confronto nazionale invero poco calzante per le elezione europee e all’atto pratico un grande rischio interno che non deve proseguire oltre il 25 maggio, si dovrebbe pensare a come si vorrebbe conformare la nuova Europa, concetto presente in modo non dissimile in tutti i programmi dei principali partiti, lavorando per un obiettivo comune ed estirpando i particolarismi ed i nazionalismi che, seppure in modo non ufficiale, non fanno altro che alimentare e partecipare a quei sentimenti anti europei che tanto si temono e per i quali l’Unione, per la governance intrapresa, dovrebbe fare mea culpa (Link: Verso l’europa dei popoli; Link: Nessuna novità dalle stime di Bruxelles e la necessità di concretizzare la volontà comune di Europa).

Link correlati:

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24/05/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

 

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