Expo2015, Mose e gli investimenti esteri vanno a picco…

Dopo lo scoppio degli scandali, solo gli ultimi a dire la verità, dell’EXPO2015 e del Mose che secondo gli esperti per somme in gioco e meccanismi implementati farebbero impallidire l’intera tangentopoli, unanimi e vigorose sono state le condanne alla corruzione.

Il Premier Renzi ha tuonato sia contro i politici, indipendentemente dal loro colore, sostenendo la possibilità del daspo a vita per coloro che venissero scoperti ad essere corrotti o corrompere, sia contro le aziende, arrivando a proporre l’impossibilità per le imprese disoneste e colluse con la malavita, di partecipare alle gare con le pubbliche amministrazioni.
A queste dichiarazioni si affiancano, solo per citare la seconda carica dello Stato, quelle del presidente del Senato Grasso che invece vorrebbe revocare il vitalizio a tutti quei politici incriminati per reati mafiosi.

Senza voler tirare in ballo il concetto di onorabilità della politica e del politico, principio che rientra nella Costituzione Italiana, secondo il quale un esponente che perdesse il requisito di onorabilità, venendo meno alla rettitudine, integrità morale ed etica, dovrebbe decadere avendo tradito il patto e la fiducia conferita dal cittadino affinché lo rappresenti nella complessa gestione della cosa pubblica per il bene collettivo, le frasi dette da Renzi, Grasso e gli altri membri dei vari partiti, non mi paiono quelle di grandi statisti o illuminati, mi sembrano piuttosto quelle di una qualsiasi persona di buon senso abituata a vivere, con tutte le difficoltà che ciò comporta nel nostro paese, nell’onestà.

Sono le stesse parole che ogni persona per bene ha sicuramente detto se non quotidianamente almeno settimanalmente, da venti anni a questa parte e non c’è nulla di strano o rivoluzionarlo in esse, tanto che la mia prima reazione all’ipotesi di daspo per i politici corrotti, avanzata da Premier all’indomani della vicenda Expo2015, è stata:
“Bene che si faccia subito, oltre al daspo anche la galera ove il caso, perché si è aspettato così tanto!”.

Va assolutamente detto che l’Italia non è tutta corrotta e collusa. Vi sono aziende e politici che operano nella più totale legalità e nella completa adempienza delle norme e della burocrazia eccessiva, macchinosa, popolata da numerosissime figure con potere di veto che amplificano la possibilità di incappare nella richiesta della “mazzetta”, ma non v’è dubbio che questa correttezza sia motivo svantaggio competitivo rispetto a competitors meno ligi.

Quando però si tirano in ballo i grandi lavori ed appalti pubblici il destino sembra scontato, ed allora sia i politici che le persone comuni paiono non sorpresi da una metodologia che ormai si è consolidata e con la quale, in maniera altrettanto colpevole, si rischia di convivere scadendo quasi nella consuetudine. Addirittura nel caso Mose pare che alcuni politici incensurati e simbolo di cultura, ad oggi già incarcerati, ancora prima di assumere la carica in questione, si fossero rivolti alle ditte impegnate nei lavori per avanzare le loro pretese, ricambiando, quando e se mai avessero coperto l’incarico, con permessi ed azioni a loro vantaggio.

Alla luce di questi ultimi fatti, grosse vetrine per l’italia, non sorprende che il nostro paese abbia perso dal 2007 al 2013 il 58% degli investimenti esteri, pur con trend leggermente in miglioramento (forse risultato delle missioni estere del 2013 dei Premier Monti e Letta e del piano Destinazione Italia).
Questi impegni economici non sono volati solo nei paesi emergenti dove si potrebbe obiettare che i diritti umani sono lesi, le condizioni di lavoro irrispettose ecc, ecc, ma anche in Francia, Germania, Spagna, USA ed UK…. non cito tutte gli stati che ci sopravanzano perché sarebbe un elenco di 64 menzioni visto che ci collochiamo al 65 esimo posto. Inutile dire che la corruzione è il primo fattore deterrente e che quindi il suo costo stimato in 100-120 mld annui potrebbe essere ampiamente sottodimensionato.
Gli altri fardelli, tutti noti come la corruzione del resto, che respingono gli investimenti ed uccidono le nostre imprese, gli artigiani e commercianti, i cittadini comuni e l’economia, sono l’eccessiva burocrazia, l’incertezza normativa e della pena, la titanica mole di leggi e norme, lo sproporzionato carico fiscale, ma anche il divario tecnologico; solo per fare un esempio, un’azienda innovativa che sfrutta le potenzialità di internet necessita di connessioni alla rete ad altissima velocità, diciamo attorno ai 30 Mbps che in Italia su gran parte del territorio non vengono garantite.
A ciò si aggiunge una grossa tendenza alla fuga di sola andata delle risorse competenti, substrato a cui le aziende tecnologiche vorrebbero attingere. Questo fenomeno è causato in primis dell’assenza di speranza nel nostro paese, da quella di opportunità lavorative, ma anche per via dei salari che non consentono per figure laureate e specialistiche che entrano nel mondo del lavoro, di vivere in modo autosufficiente in grandi città, provvedendo all’affitto (o mutuo), alle spese domestiche ed eventualmente progettando di metter su famiglia. Le condizione di vita per queste figure spesso rasentano un compromesso con la dignità (che personalmente trovo intollerabile in un paese mediamente civile… Come può un laureato che lavora non riuscire a sostentarsi autonomamente??? E badare bene che questa condizione può protrarsi per svariati anni visto che gli avanzamenti di carriera e stipendio sono praticamente inesistenti).

Tutto tremendamente già notorio ed irrisolto da anni che ora passa alla cassa a chiedere il conto.
L’agenzia di rating S&P ha mantenuto la sua valutazione sull’Italia a BBB e con outlook negativo, volendo, giustamente, attendere che le riforme proposte dal Governo e viste positivamente dai mercati e dalla comunità finanziaria, vengano attuate e portino benefici reali (così come per le misure della ECB che potranno portare i primi frutti in 9-12 mesi, i movimenti in essere son osolo finanziari), perché la credibilità del nostro sistema paese è ai minimi e le promesse non bastano più.

Sbrogliare i nodi delle riforme, della semplificazione normativa e burocratica, del fisco, della giustizia, della corruzione ed evasione è quindi necessario e deve segnare un reale ed oggettivo cambio di passo.
Dal 2010 si sente dire che il tempo è scaduto, che non ci sono più alibi e che il tempo delle riforme è arrivato, ma da allora, a dispetto della gravità della situazione, l’azione è stata lenta e non incisiva, anzi spesso ha creato ulteriori problemi a cui far fronte in mezzo alle urgenze.
Sta ora a Renzi ed a tutto l’Esecutivo, che nonostante di larghe intese dovrà necessariamente agire lontano da logiche partitiche e con il solo obiettivo di risolvere una situazione che si aggrava di ora in ora, riconquistare la fiducia persa ed ulteriormente minata da quello che, ahinoi, quotidianamente si legge e che anche all’estero notano.

08/06/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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